Thailandia, prima esecuzione dal 2009 - Amnesty International Italia

Thailandia, prima esecuzione dal 2009

4 luglio 2018

Tempo di lettura stimato: 1'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Il 18 giugno,il 26enne Theerasak Longji, condannato per l’omicidio di un minorenne, è stato messo a morte con iniezione letale.

Si tratta della prima esecuzione in Thailandia da nove anni a questa parte.

Una deplorevole violazione dei diritti umani“, il commento di Katherine Gerson di Amnesty Australia. Dal 2009 la Thailandia aveva osservato una moratoria di fatto sulla pena capitale, tanto da esser ormai prossima a venir classificata come “abolizionista in pratica” al compimento del decimo anniversario dall’ultima esecuzione. Nel Paese vi sono 510 detenuti nei bracci della morte, tra cui 94 donne, oltre la metà dei quali condannati per reati di droga.

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cifre

I dati sulla pena di morte

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Le esecuzioni al 1 luglio 2018*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

APPROFONDISCI

Altre notizie

Iran – Si chiamava Abolfazi Chezani Sharani e aveva 14 anni al momento del reato per il quale era stato condannato a morte nel 2014 in Iran. Per quattro volte è stato condotto in cella di isolamento in vista di un’imminente esecuzione più volte rimandata. Il 27 giugno scorso è stato impiccato all’alba. Il 19 gennaio 2018, Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente per chiedere alle autorità iraniane di non dar luogo alla sua esecuzione e di garantire la commutazione della condanna. Ad oggi sono 4 i minorenni al momento del reato messi a morte in Iran nel 2018. Nella sentenza di condanna a morte il tribunale ha citato il parere di un medico specialista della Legal Medicine Organization of Iran (l’Istituto di medicina legale di Stato), che ha dichiarato, senza fornire spiegazione, che Abolfazl Chezani Sharahi avesse già raggiunto la piena “maturità mentale” all’età di 14 anni. (fonte: Amnesty International)

Corea del Sud – “La Chiesa cattolica sostiene l’iniziativa di parlamentari, cristiani e non, che hanno raccolto le firme per chiedere l’abolizione della pena capitale” in Corea del Sud, dichiara il Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seul. Lo scorso 30 dicembre ha segnato i 20 anni dall’ultima esecuzione e per il secondo anno consecutivo non sono state comminate sentenze capitali. Il prossimo passo è la moratoria della pena di morte: gli abolizionisti stanno lavorando perché il Presidente Moon Jae-in possa annunciarla il prossimo 10 dicembre, quando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compirà 70 anni. (fonte: Agenzia Fides)

Zimbabwe – Secondo uno studio promosso da The Death Penalty Project, in collaborazione con Veritas, la maggior parte dei cittadini dello Zimbabwe sarebbe felice di vedere l’abolizione della pena capitale. Secondo i risultati della ricerca, mentre in superficie una maggioranza di cittadini dello Zimbabwe sostiene la pena di morte, questo sostegno non è particolarmente forte e, laddove esiste, è condizionato. Solo il 41% pensa che lo Zimbabwe debba “definitivamente” mantenere la pena di morte.
La maggior parte dei cittadini dello Zimbabwe ha accettato che ci dovrebbero essere limiti severi sulla pena capitale e sono riluttanti ad imporre la pena di morte in presenza di diversi scenari. In definitiva, l’83% di coloro che sono a favore della pena di morte sarebbe disposto ad accettare l’abolizione se diventasse una politica governativa“, hanno sottolineato i ricercatori. Inoltre, l’83% dei cittadini non è a conoscenza che lo Zimbabwe non effettu esecuzioni da dieci anni. (fonte: World Coalition Against the Death Penalty)

Barbados – La pena di morte obbligatoria nei casi di omicidio nelle Barbados è stata abolita dalla Corte di giustizia caraibica (CCJ). La decisione è stata presa in seguito agli appelli su due casi, quelli di Jabari Sensimania Nervais e Dwayne Omar Severin, entrambi condannati per omicidio, sentenze che sono state contestate riguardo la costituzionalità della condanna a morte obbligatoria per omicidio nelle Barbados. Prima di esaminare le questioni sollevate dall’appello, il CCJ è entrato nel merito della questione più generale stabilendo che Barbados debba rimuovere l’obbligatorietà della pena capitale sia per gli impegni assunti di fronte alla Corte interamericana dei diritti umani, sia per ottemperare ai dettami costituzionali. (fonte: Caribbean Life)

Dal mondo

19 giugno – L’Unione Europea deplora l’esecuzione in Iran di Mohammad Salas, un conducente di autobus di 51 anni impiccato nella prigione di Raji Shahr e sostiene che il processo nei suoi confronti “solleva seri interrogativi sul rispetto dei diritti fondamentali e del giusto processo“. In una nota il portavoce del Servizio di azione esterna dell’Ue aggiunge che “Salas sarebbe stato costretto a confessare sotto tortura e che gli è stata negata la possibilità di avere un avvocato di sua scelta durante i procedimenti giudiziari affrettati“. Inoltre “sembra che anche le prove chiave che avrebbero potuto dimostrare la sua innocenza siano state respinte“.

26 giugno – Gli atti di sabotaggio contro l’economia iraniana saranno puniti con la pena di morte. Lo ha affermato il capo del sistema giudiziario iraniano, Sadegh Amoli Larijani. Alcuni sovversivi hanno creato disordine nell’economia e nei mercati e hanno comprato dollari e oro a nero per creare turbative nella stabilità economica nel Paese, ha detto Larijani riferendosi ai disordini avvenuti nel Grand Bazar di Teheran contro il carovita e alle manifestazioni che ne sono seguite. “Ciò è  considerato un atto di tradimento e una pena severa attende i sovversivi che possono essere incriminati per corruzione e condannati all’impiccagione o a vent’anni di prigione“.

30 giugno – Sono state rinviate al 28 luglio le sentenze di un processo di massa in corso da due anni al Cairo per le violenze compiute durante lo sgombero della piazza
Al-Rabaa della capitale egiziana il 14 agosto del 2013. Gli imputati sono 739 e fra loro c’è anche Mohamed Badie, la Guida suprema dei Fratelli musulmani, il movimento messo al bando in Egitto in seguito a una deriva terroristica di sue frange per reazione alla rivoluzione popolar-militare che proprio cinque anni fa portò alla caduta del governo islamista, guidato dall’ex presidente Mohamed Morsi. Amnesty International, parlando di “processo grottesco” per il numero di imputati, “molti dei quali rischiano la pena di morte“, in un comunicato ha ricordato che tra gli imputati c’è anche Mahamed Abu Zeid, detto “Shawkan”, un fotogiornalista arrestato mentre documentava lo sgombero. La dispersione dei sit-in di protesta della Fratellanza a Rabaa e in un’altra piazza del Cairo, al-Nahda, causò la morte di centinaia di manifestanti (tra 600 e oltre mille a seconda delle stime).

Buone notizie

Burkina Faso – Il 1 giugno è stato adottato un nuovo codice penale che abolisce la pena di morte. La nuova legislazione dovrebbe aprire la strada per “una più credibile, equa, accessibile, ed efficace giustizia nell’applicazione della legge penale”, ha dichiarato il Ministro alla Giustizia, René Bagoro.

Gambia – il 22 giugno il Gambia ha ratificato il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, passo importante verso l’abolizione della pena di morte. Con questa ratifica “il Gambia si impegna a credere fermamente che l’abolizione della pena di morte contribuisca al rafforzamento della dignità umana e al progressivo sviluppo dei diritti umani “, ha affermato il Ministro per gli Affari Esteri, Ousainou Darboe.

Palestina – Il 6 giugno il Presidente Mahmoud Abbas ha firmato lo strumento di adesione al Secondo Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici che ha come obiettivo l’abolizione della pena capitale.