L’appello di Vida Merhannia al Presidente Roberto Fico

17 Giugno 2019

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Vida Merhannia, la moglie di Ahmadreza Djalali, lo scienziato in prigione in Iran da tre anni e due mesi e da quasi due anni in attesa dell’esecuzione per l’accusa fabbricata di “spionaggio”, ha recentemente incontrato il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico.

Vida Merhannia era accompagnata da una delegazione di Amnesty International Italia ed ha raccontato al Presidente Fico le drammatiche condizioni di salute del marito, che in carcere ha perso decine di chili di peso e non riceve cure adeguate e che, per salvaguardare la propria dignità, ha recentemente rifiutato di essere portato in ospedale ammanettato e con la divisa da prigioniero.

Al Presidente Fico Vida Merhannia ha parlato di un disperato bisogno di aiuto, rivolgendogli un appello affinché le istituzioni italiane possano intraprendere un’azione incisiva ed efficace per salvare la vita del marito.

Firma l’appello

 


cifre

I dati sulla pena di morte nel 2019

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 4 giugno 2019*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

APPROFONDISCI

Altre notizie

Arabia Saudita – Sono oltre cento le esecuzioni in Arabia Saudita nei primi cinque mesi del 2019, tra questi almeno 44 stranieri, la maggior parte dei quali colpevoli di reati connessi alla droga. In proiezione, è forte la preoccupazione che alla fine dell’anno possa essere superata quota 149 registrata nel 2018. Sarebbero invece almeno 20 le persone condannate per reati di terrorismo che potrebbero essere messi a morte alla fine del mese di Ramadan. Tra i prigionieri vi sarebbero leader religiosi come Sheikh Salman al-Odah e il giornalista Ali al Omari. (fonte: The World Coalition Against the Death Penalty)

Arabia Saudita e Iran – Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) si è detto allarmato per le informazioni che riferiscono dell’esecuzione di cinque minorenni in Iran e in Arabia Saudita, secondo le informazioni ottenute ad inizio del mese di maggio. Si tratta di due ragazzi di 17 anni messi a morte a Shiraz, nel sud dell’Iran, e di tre ragazzi le cui esecuzioni sono avvenute il 23 aprile. Si tratta di una palese violazione dei diritti dei bambini, ha sottolineato l’Unicef (Fonte: Unicef)

Bielorussia – Un tribunale di Minsk ha annullato la decisione di espellere il cittadino iraniano Merhdat Jamshidiyan, che ha trascorso 10 mesi nel carcere bielorusso e rischia la condanna a morte nel suo Paese. L’uomo (che è stato peraltro un’attivista dell’opposizione) vive in Bielorussia da oltre 20 anni ma negli ultimi sette l’Iran ha chiesto l’estradizione in quanto sospettato di aver ucciso sua madre e suo fratello nel settembre 2012, periodo in cui Merhdat si trovava proprio in Bielorussia. (Fonte: Belsat)

Dal mondo

17 maggio – Michael Brandon Samra, 41 anni, è stato messo a morte in Alabama con un’iniezione letale dopo essere stato condannato per l’omicidio di quattro persone nel 1997. Samra, che all’epoca aveva 19 anni, era stato reclutato dal 16enne Mark Duke, il quale, secondo i documenti del tribunale, avrebbe pianificato i delitti perché era arrabbiato con il padre che non gli permetteva di usare il suo furgoncino. Duke è stato inizialmente condannato a morte insieme a Samra, ma la sua condanna è stata annullata quando la Corte Suprema ha vietato la pena di morte per le persone che avevano meno di 18 anni nel momento in cui hanno compiuto il crimine.

16 maggio – Donnie Edward Johnson, 68 anni, è stato messo a morte in Tennessee per l’omicidio, avvenuto nel dicembre 1984, della moglie Connie Johnson. L’uomo già dopo i primi mesi di carcere, si era avvicinato molto alla religione e, nel corso degli anni, era diventato un punto di riferimento per gli altri detenuti, in qualità di seguace della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno. La figlia della vittima (e sua figliastra) Cynthia Vaughn, si era rivolta lo scorso mese di aprile al Governatore Bill Lee per chiedergli un atto di clemenza, sebbene inizialmente era stata molto favorevole alla condanna a morte di Johnson. Ma la richiesta non è stata accolta.

26 maggio – Tre francesi accusati di appartenere all’Isis sono stati condannati a morte da un tribunale iracheno. Si tratta della prima condanna del genere per dei foreign fighter di origine transalpina. I tre hanno 30 giorni di tempo per presentare appello. I tre jihadisti si chiamano Kévin Gonot, Léonard LopezSalim Machou. Sono stati fermati in Siria, lo scorso febbraio, da gruppi arabo-curdi in lotta contro l’Isis prima del trasferimento insieme ad altri nove connazionali in Iraq. Secondo la legge irachena, chiunque militi nell’Isis, sia esso combattente o meno, incorre nella pena capitale. Sarebbero 12 i militanti francesi consegnati alle autorità di Baghdad e nei giorni successivi sono state emesse altre sentenze portando a nove i francesi finora condannati.

29 maggio – Mohammed Berriri, cittadino tunisino di 24 anni, è stato condannato alla pena di morte da un tribunale di Baghdad per appartenenza allo Stato islamico. L’uomo era stato arrestato in Siria e poi trasferito a gennaio in Iraq.