28 giugno: Bologna Pride - Amnesty International Italia

28 giugno: Bologna Pride

26 giugno 2008

Tempo di lettura stimato: 6'

La Sezione Italiana di Amnesty International partecipa al Pride 2008 di sabato 28 giugno a Bologna

CS87-2008: 27/06/2008

La Sezione Italiana di Amnesty International prenderà parte alla manifestazione del Bologna Pride 2008 il prossimo 28 giugno.

Il Pride rappresenta per le attiviste e gli attivisti di Amnesty International l’occasione per ribadire il proprio impegno, al fianco delle altre associazioni e Organizzazioni non governative, contro ogni forma di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

La manifestazione consentirà di sensibilizzare la società italiana sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) in tutto il mondo. Amnesty International da anni denuncia tali violazioni, le ultime delle quali riguardano nove uomini gay detenuti e accusati di diffondere l’Hiv in Egitto, abusi e maltrattamenti da parte della polizia nei confronti della comunità Lgbt negli Stati Uniti e la tutela della libertà di manifestazione e di espressione in Lettonia. Il 31 maggio scorso una delegazione di oltre 100 attivisti dell’associazione, provenienti da tutto il mondo, ha partecipato al Pride di Riga, in Lettonia.

A Bologna Amnesty International sfilerà dietro lo striscione ‘Liberi ed eguali in dignità e diritti’ (art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani), per sottolineare come l’orientamento sessuale e l’identità di genere, al pari di origine etnica, religione, genere, nazionalità, facciano parte dei caratteri fondamentali dell’identità umana e in quanto tali vadano tutelati come diritti umani nel senso più completo del termine.

Ulteriori informazioni

Da anni Amnesty International è impegnata affinché le persone Lgbt possano godere degli stessi diritti riconosciuti a ogni persona, in particolare la libertà di associarsi e manifestare pacificamente e la possibilità di esprimere la propria identità in libertà, senza pericolo né discriminazione da parte delle autorità statali o di altri soggetti. A tutti gli Stati, Amnesty International chiede un impegno effettivo perché le persone Lgbt non siano vittime di discriminazione nelle proprie comunità, perché possano godere degli stessi diritti di ogni altro cittadino e possano esprimere liberamente e pacificamente la propria identità.

Agli Stati dove l’omosessualità è illegale (86 secondo l’International Lesbian and Gay Association), Amnesty International sollecita l’immediata abrogazione di tali leggi. In alcuni paesi (come Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan e Yemen) ed in alcune regioni e territori di Emirati arabi uniti, Nigeria, Pakistan e Somalia, la condotta omosessuale può essere sanzionata con la pena di morte.

In Egitto, nove uomini sono finiti in carcere al Cairo con l’accusa di ‘praticare abitualmente la perversione’. La condanna si è basata sulla tesi secondo la quale l’orientamento sessuale sarebbe la causa dell’Hiv/Aids. I detenuti hanno subito esami anali, sono stati picchiati e sono stati sottoposti al test dell’Hiv/Aids senza il loro consenso. Amnesty International li considera prigionieri di coscienza, chiede il loro rilascio immediato ed incondizionato e invita le autorità egiziane a indagare in modo completo, rapido e imparziale sulle denunce di tortura e maltrattamento.

Anche negli Stati in cui l’omosessualità è legale, Amnesty International ha riscontrato violazioni dei diritti umani delle persone Lgbt, tra cui abusi verbali o fisici, sia all’interno della comunità che da parte delle forze dell’ordine; criminalizzazione delle persone affette da Hiv/Aids; stigma sociale; trattamenti discriminatori ed esclusione dal godimento di numerosi diritti; limiti o divieti alla libertà di manifestazione e di libera associazione.

Sul sito della Sezione Italiana di Amnesty International è on line un appello rivolto al dipartimento di polizia di Chicago (Illinois, Usa), città nella quale un ragazzo gay ha recentemente subito violenze fisiche e verbali mentre si trovava in custodia di polizia. Amnesty International chiede che siano condotte indagini imparziali e che sia trasmesso un chiaro messaggio alla città e alle forze dell’ordine che le violenze di stampo omofobico non saranno più tollerate.

Sempre sul sito della Sezione Italiana di Amnesty International, è possibile iscriversi a Pink Network, rete di attivazione telematica che permette di essere costantemente informati su azioni e appelli dell’associazione riguardanti le violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti della comunità Lgbt.

FINE DEL COMUNICATO                                                 Roma, 27 giugno 2008

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