Afghanistan: esito incerto delle elezioni, non per i diritti umani - Amnesty International Italia

Afghanistan: esito incerto delle elezioni, non per i diritti umani

15 settembre 2009

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(15 settembre 2009)

Milioni di afgani hanno votato nonostante il grave clima di insicurezza e intimidazione, dando prova  del loro impegno per un futuro migliore e della volontà di sostituire le pallottole con le schede elettorali.
 
Mentre le autorità locali e la comunità internazionale sono alle prese con la crisi elettorale legata alle accuse di brogli, la popolazione afgana subisce una crescente ondata di violenza e violazioni dei diritti umani. Le elezioni del 20 agosto si sono svolte in un’escalation di attacchi da parte dei talebani e altri gruppi armati, così come di violenze che hanno coinvolto le forze della Nato e militari statunitensi,  causando il più alto numero di vittime civili dalla caduta dei talebani, quasi otto fa. 
 
I talebani e gli altri gruppi armati sono responsabili di circa il 60 per cento delle vittime civili legate al conflitto nel paese.
 
Il 26 agosto, un’esplosione nel centro di Kandahar ha ucciso almeno 43 persone e ferito 65. Dopo pochi giorni, è stata incendiata una scuola secondaria per ragazze nella provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale. Il 6 settembre, tre persone sono state uccise da razzi, presumibilmente lanciati da gruppi armati, che hanno colpito una casa nella zona nord occidentale di Kabul.
 
La risposta delle forze della Nato e statunitensi all’accresciuta attività insurrezionale ha messo i civili sempre più a rischio. 
 
Le forze della Nato e quelle statunitensi hanno recentemente ribadito il loro impegno per ridurre al minimo le vittime civili, ma non esiste ancora un sistema coerente, credibile e trasparente per indagare sulle violazioni delle leggi di guerra e delle regole d’ingaggio e per chiamare i responsabili a risponderne. 
 
Le elezioni hanno anche messo in evidenza sfide e opportunità per i diritti delle donne afgane. 
 
Solo quest’anno le donne hanno potuto partecipare alle elezioni presidenziali e 333 di esse, il 10 per cento dei candidati, hanno concorso alle elezioni del consiglio provinciale. 
 
Tuttavia, secondo i dati ufficiali delle elezioni, centinaia di seggi elettorali riservati alle donne non sono stati aperti in alcune aree dove i gruppi armati le hanno intimidite per impedire loro di esercitare il diritto al voto. 
 
Secondo un rapporto dell’Unione europea, c’è stato un lieve incremento nella partecipazione complessiva delle donne alle candidature, ma in quasi il 50 per cento delle province il dato è risultato in diminuzione. 
 
Nel contesto di quello che è apparso un tentativo di conciliazione post-elettorale, il presidente uscente Hamid Karzai ha firmato la legge tanto attesa che criminalizza la violenza e varie forme di discriminazione verso le donne. 
 
Il presidente  Karzai ha inoltre graziato Parwiz Kambakhsh, uno studente universitario che era stato condannato a 20 anni di prigione per aver scaricato, secondo l’accusa, un articolo sui diritti delle donne nell’Islam. 
 
Queste decisioni hanno alimentato le speranze degli afgani che il nuovo governo, da chiunque sarà guidato, possa rispondere alle richieste di una vita migliore, almeno nelle aree sotto il suo controllo.
 
Gli afgani hanno ripetutamente riferito ad Amnesty International della loro delusione per il fatto che il governo non abbia apportato miglioramenti alla situazione dei diritti umani rispetto a quella lasciata dopo la caduta dei talebani.
 
Il governo, così come la Nato e gli esperti militari statunitensi, riconoscono ora che i talebani hanno sfruttato questo fallimento per sostenere che, durante il loro regime, era almeno garantita la sicurezza sebbene non fossero rispettati i diritti umani.
 
Una delle maggiori critiche rivolte al governo uscente è quella di aver coinvolto in ruoli di potere persone accusate di gravi violazioni dei diritti umani negli ultimi 20 anni di conflitto in Afghanistan.
 
Purtroppo entrambi i principali candidati, Karzai e Abdullah, si sono circondati di alcune di queste persone. 
 
In attesa dell’esito definitivo delle elezioni afgane, un messaggio è chiaro: il popolo afgano vuole avere voce nella determinazione del proprio futuro e un governo responsabile e veramente rappresentativo. Gli afgani e le afgane chiedono sostegno internazionale, ma né loro né la comunità internazionale potranno sopportare l’attuale stallo politico ancora a lungo.
 
Chiunque sarà il prossimo presidente dell’Afghanistan dovrà mettere i diritti umani al centro della sua strategia per il paese.