Vertice Australia-Asean: “Prendete posizione contro la pulizia etnica dei rohingya”

14 Marzo 2018

© Andrew Stanbridge / Amnesty International

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Amnesty International al primo vertice Australia-Asean: “Prendete posizione contro la pulizia etnica dei rohingya”

Amnesty International ha chiesto ai leader dell’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico (Asean) e dell’Australia di assumere una forte posizione nei confronti dei crimini contro l’umanità contro i rohingya in Myanmar.

Al vertice in programma a Sidney il 17 e 18 marzo, il primo tra Asean ed Australia, è prevista la partecipazione di Aung San Suu Kyi, consigliera di stato di Myanmar e leader politica di fatto del paese.

“La campagna coordinata per spingere i rohingya fuori da Myanmar e impedirne il rientro deve cessare. Anche se la violenza è diminuita, la pulizia etnica sta proseguendo: le autorità costringono i rohingya alla fame e stanno militarizzando le loro terre per mandare via coloro che sono rimasti ancora nel paese”, ha dichiarato James Gomez, direttore per l’Asia sudorientale e il Pacifico di Amnesty International.

“La crisi dei diritti umani nello stato di Rakhine e in Myanmar nel suo complesso, dev’essere in cima all’agenda del vertice di Sidney. L’Asean finora è rimasta vergognosamente in silenzio su quanto sta accadendo in uno dei suoi stati membri ed è davvero giunto il momento che assuma azioni concrete, ad esempio convocando un suo vertice d’emergenza”, ha aggiunto Gomez.

Amnesty International ha documentato sin dall’agosto 2017 la brutale campagna di pulizia etnica lanciata dalle forze di sicurezza di Myanmar contro i rohingya, equivalente a crimini contro l’umanità.

Questa settimana, l’organizzazione per i diritti umani ha diffuso un rapporto in cui denuncia la militarizzazione del nord dello stato di Rakhine, dove fino a pochi mesi fa viveva la popolazione rohingya, attraverso la costruzione di basi militari al posto dei villaggi dati alle fiamme.

Il vertice Asean – Australia si svolge poche settimane dopo la diffusione di notizie di stampa secondo le quali l’Australia intende continuare a sostenere le forze armate di Myanmar nel 2018 attraverso programmi di formazione del valore di quasi 400.000 dollari.

“Il continuo appoggio australiano all’esercito di Myanmar è inaccettabile e dev’essere interrotto immediatamente. A beneficiarne sono gli stessi soldati che pochi mesi fa hanno ucciso civili rohingya, dato fuoco ai loro villaggi, commesso stupri e costretto alla fuga, con una feroce campagna di pulizia etnica, centinaia di migliaia di persone”, ha sottolineato Gomez.

“I paesi vicini, come l’Australia e quelli dell’Asean, devono mandare a Myanmar un segnale forte: i crimini contro l’umanità sono inaccettabili e non resteranno impuniti. Non si deve dare l’impressione di condonarli continuando a fornire sostegno e cooperazione a chi di quei crimini è responsabile”, ha proseguito Gomez.

Altre questioni che Amnesty International porta all’attenzione del vertice Asean – Australia:
Amnesty International chiede ai leader dell’Asean di premere sull’Australia affinché ponga fine alle sue crudeli e illegali politiche in materia di rifugiati.

L’organizzazione per i diritti umani ha più volte denunciato come la procedura “offshore” di gestione delle richieste di asilo politico equivalga a tortura o altri maltrattamenti, poiché i rifugiati sono trattenuti in condizioni squallide sulle isole di Manus e Nauru in violazione del diritto internazionale.

In precedenza, nel corso del 2018, Amnesty International ha rivelato come l’Australia abbia abbandonato al loro destino centinaia di rifugiati a Papua Nuova Guinea, trasferendoli in nuovi centri privi dei servizi essenziali e lasciandoli in balia della violenza.

“L’assenza di umanità dell’Australia nei confronti dei rifugiati riguarda l’intera regione. I leader dell’Asean devono premere sulle loro controparti australiane affinché esse prendano sul serio i loro obblighi di diritto internazionale e rispettino i diritti dei rifugiati”, ha dichiarato Gomez.

Sempre ai leader dell’Asean, Amnesty International chiede di dare priorità alle crescenti minacce nei confronti dei difensori dei diritti umani in tutta la regione. Lo scorso anno, non pochi governi hanno intensificato la persecuzione ai loro danni attraverso intimidazioni, nuove leggi repressive e persino aggressioni fisiche.

Nei prossimi 12 mesi in tre paesi della regione – Malesia, Cambogia e Thailandia – si terranno elezioni generali e vi sono già segnali preoccupanti che queste saranno utilizzate come pretesto per limitare ulteriormente i diritti alla libertà di espressione e di associazione.

“Da Hanoi a Manila, gli uomini e le donne che coraggiosamente difendono i diritti umani lo fanno sempre più spesso a loro rischio e pericolo. È assai preoccupante che la repressione contro la società civile stia diventando una tendenza in tutta la regione. I governi devono fare tutti ciò che è in loro potere per fermare questo preoccupante arretramento e lavorare insieme per creare uno spazio sicuro per i difensori dei diritti umani”, ha concluso Gomez.

Roma, 14 marzo 2018
Per ulteriori informazioni:
la panoramica Asia Pacifico tratta dal Rapporto 2017-2018.

Per interviste:
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