Arabia Saudita: condanna parzialmente sospesa per Loujain al-Hathloul, ma comunque crudele - Amnesty International Italia

Arabia Saudita: condanna parzialmente sospesa per Loujain al-Hathloul, ma comunque crudele

29 Dicembre 2020

© Marieke Wijntjes / Amnesty International

Tempo di lettura stimato: 3'

ll 28 dicembre l’attivista saudita per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul è stata condannata a cinque anni e otto mesi di carcere, al termine di un processo iniquo celebrato dal Tribunale penale speciale, che si occupa di casi di terrorismo:

Loujain è una coraggiosa difensora dei diritti umani, il cui attivismo pacifico insieme a quello di altre sue colleghe ha provocato un profondo cambiamento sociale in Arabia Saudita. Questa condanna, sebbene parzialmente sospesa, mostra ancora una volta la crudeltà delle autorità saudite nei confronti di una delle più coraggiose tra le donne che hanno osato cercare di rendere concreto il loro sogno di un’Arabia Saudita migliore“, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

Loujain è stata giudicata colpevole di “spionaggio per potenze straniere” e “cospirazione contro il regno” saudita, solo per aver promosso i diritti delle donne e aver chiesto e ottenuto la fine del sistema del guardiano maschile, deputato a presiedere su ogni aspetto della vita delle donne della sua famiglia.

Il Tribunale penale speciale ha sospeso due anni e 10 mesi della condanna di Loujain, il cui inizio è stato retrodatato al giorno dell’arresto. Le rimangono ancora tre mesi di carcere da scontare.

Con questo processo profondamente irregolare e l’incessante repressione contro attivisti e difensori dei diritti umani, l’Arabia Saudita sta dimostrando quanto sia incredibilmente vuota la retorica ufficiale sulle riforme nel campo dei diritti umani“, ha aggiunto Morayef.

Loujain ha già trascorso in carcere oltre 900 giorni, durante i quali ha subito torture, molestie sessuali e ulteriori maltrattamenti, è stata tenuta in isolamento e privata dei contatti con la sua famiglia. Siamo estremamente preoccupati per le sue condizioni di salute fisica e mentale, ribadiamo che dev’essere rilasciata immediatamente e senza condizioni e chiediamo che, nel frattempo, possa incontrare i familiari ed essere visitata da un medico di sua scelta“, ha proseguito Morayef.

Chiediamo allo stesso tempo che siano rilasciate tutte le altre attiviste per i diritti umani ancora in carcere – tra cui Samar Badawi, Nassima al-Sada, Nouf Abdulaziz e Maya’a al-Zahrani – e che siano annullate le accuse nei confronti di tutti e 13 gli imputati arrestati nel 2018 e sotto processo per aver promosso i diritti delle donne“, ha concluso Morayef.