Azerbaigian: condannati attivisti dell'opposizione - Amnesty International Italia

Azerbaigian: condannati attivisti dell’opposizione

4 ottobre 2011

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Amnesty International ha chiesto alle autorità azere di rilasciare immediatamente tre attivisti di primo piano dell’opposizione, imprigionati per aver organizzato e preso parte a proteste pacifiche, dopo che il 3 ottobre 2011 un tribunale di Baku li ha condannati a due anni e mezzo di carcere.

Arif Hajili, presidente del partito Musavat (‘Uguaglianza’), Tural Abbasli, capo della sezione giovanile di questo stesso partito, e Mahammad Majidli del Partito del fronte popolare (Pfp) sono stati condannati per ‘aver promosso il disordine sociale’ dopo aver partecipato, il 2 aprile, a una manifestazione in favore delle riforme, che era stata dispersa con la violenza dalla polizia.

Oggi, in Azerbaigian, sono tollerate poche voci critiche. Sempre di più il governo colpisce attivisti di primo piano nel tentativo di ridurre al silenzio l’opposizione e nella speranza che siano da esempio affinché altri siano dissuasi dal parlare‘ – ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Questi uomini sono dietro le sbarre solo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche per chiedere riforme politiche e la fine della corruzione governativa. Le vessazioni e gli arresti sistematici di attivisti dell’opposizione e di chiunque osi parlare contro il governo del presidente  Aliyev devono finire‘ – ha continuato Duckworth. ‘Le condanne di Arif Hajili, Tural Abbasli e Mahammad Majidli devono essere annullate e devono tornare in libertà immediatamente e incondizionatamente’.

Un quarto attivista dell’opposizione, il vicepresidente del Pfd, Fuad Gahramanly, è stato condannato a due anni di carcere, con sospensione della pena, trasformata in due anni di arresti domiciliari.

Un processo completamente ingiusto e politicamente motivato‘- ha detto Fuad Gahramanly ad Amnesty International. ‘Essere accusati senza una prova e ricevere il massimo della pena dimostra che in sostanza la libertà di riunione è considerata un reato dalle autorità‘ – ha aggiunto Gahramanly.

A nessun  giornalista o rappresentante dei partiti dell’opposizione è stato permesso di assistere al processo. Diversi agenti di polizia hanno circondato l’edificio, mentre una grande folla di sostenitori dei quattro uomini si riuniva di fronte.

Tural Abbasli, 29 anni, arrestato il 2 aprile, ha detto di essere stato picchiato mentre era in custodia. Il suo avvocato, Anar Gasimov, ha potuto incontrarlo in una stazione di polizia solo due giorni dopo l’arresto; aveva evidenti ematomi su occhi e mani.

Secondo l’avvocato, nessuna prova è stata presentata contro di lui se non quella di appartenere al partito Musavat.

Arif Hajili, 49 anni, ha detto che la polizia ha commesso atti di violenza fisica nei suoi confronti durante l’arresto del 2 aprile, nonostante non avesse opposto alcuna resistenza.

Mahammad Majidli ha dichiarato che la polizia lo ha trascinato in un pullman e gli ha spruzzato contro gas lacrimogeni. Nel corso del processo, ha denunciato di essere stato tenuto per 30 ore senza acqua negli uffici del distretto di polizia di Sabail, nella capitale Baku.

Amnesty International considera Tural Abbasli, Arif Hajili e Mahammad Majidli come prigionieri di coscienza, detenuti solo per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di espressione.
Durante l’anno in corso un crescente numero di persone è stato perseguitato sulla base di accuse false, unicamente per aver cercato di esprimere una posizione contraria a un governo autoritario e corrotto. La grande maggioranza di queste persone sta scontando condanne a lunghe pene detentive a seguito di processi iniqui.