Bahrein, un anno dopo la Commissione d'inchiesta promesse di riforme non mantenute, repressione senza freni - Amnesty International Italia

Bahrein, un anno dopo la Commissione d’inchiesta promesse di riforme non mantenute, repressione senza freni

20 novembre 2012

Tempo di lettura stimato: 9'

In un documento pubblicato alla vigilia del primo anniversario del rapporto della Commissione indipendente d’inchiesta sul Bahrein (Bici), Amnesty International ha dichiarato che il regno del Golfo persico si trova davanti a una scelta radicale, tra stato di diritto e una spirale di repressione e instabilità.

Il rapporto della Bici, istituita dalle autorità del Bahrein per fare luce sulle violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste antigovernative del 2011, aveva concluso che il governo era responsabile di gravi violazioni dei diritti umani e aveva presentato una serie di raccomandazioni riguardanti, tra l’altro, la necessità di accertare le responsabilità e di svolgere indagini indipendenti sulle denunce di tortura e di altri abusi. Il governo si era impegnato ad attuarle.

Al contrario, come evidenziato nel documento di Amnesty International, anziché dare seguito all’impegno, le autorità hanno consolidato la repressione, culminata nell’ottobre 2012 nel divieto di ogni raduno e assembramento, in violazione del diritto alla libertà d’espressione e di assemblea pacifica, e nel novembre 2012 nel ritiro della cittadinanza a 31 esponenti dell’opposizione.

‘La dimensione e la natura delle violazioni verificatesi dopo le raccomandazioni della Bici hanno reso una farsa il processo di riforme nel paese’ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Come abbiamo documentato, le autorità hanno rinnegato le promesse fatte. Ogni pretesa del governo riguardo al miglioramento della situazione dei diritti umani suona vuota di fronte a un moribondo processo di riforme’.

‘È diventato evidente che le autorità del Bahrein non hanno la volontà di intraprendere le azioni necessarie per le riforme. Asserire il contrario mostra unicamente lo scarto esistente tra retorica e realtà’ – ha proseguito Sahraoui. ‘Mentre la protesta cresce e l’instabilità è alle porte, la comunità internazionale e soprattutto gli alleati del Bahrein devono condannare quanto sta accadendo nel paese e smetterla di nascondersi dietro lo scudo della Bici per evitare di dover criticare le autorità’.

L’istituzione della Bici, composta da giuristi ed esperti di diritti umani di prestigio internazionale, era stata salutata come un’iniziativa di grande importanza. Un anno dopo, tuttavia, è stata praticamente accantonata. Per le vittime delle violazioni dei diritti umani e per i loro familiari, la giustizia e la riparazione restano lontane.

Una di queste vittime è Roula Jassim Mohammed al-Saffar, un’infermiera arrestata il 4 aprile 2011 e appartenente a un gruppo di operatori sanitari condannati da una corte marziale, nel settembre 2011, a pene dai cinque ai 15 anni. Giudicata in appello da un tribunale civile, è stata assolta.

Ecco come ha descritto ad Amnesty International il trattamento ricevuto nella sede del Dipartimento per le indagini criminali:

‘Un’agente è entrata nella stanza e mi ha detto che mi avrebbe bendato e si sarebbe occupata di me. Poi però sono entrati tre uomini e hanno iniziato a picchiarmi. Lei aveva in ciascuna mano dei congegni elettrici e li ha applicati su entrambi i lati della testa. Sono svenuta. Di quello che è accaduto subito dopo non ricordo nulla. In seguito mi hanno portato in un’altra stanza, dove un poliziotto mi ha dato della prostituta e ha iniziato a insultare i miei familiari. Il terzo giorno è tornata l’agente e mi ha nuovamente colpito con le scariche elettriche, mentre mi chiedeva se avessi preso parte allo sciopero. Un’altra donna ha cominciato a schiaffeggiarmi e mi ha tagliato i capelli con le forbici. Poi mi hanno bruciato i capelli sui lati. Mi hanno picchiato e palpeggiato su ogni parte del corpo. È andata avanti per quattro o cinque giorni…’.

Amnesty International continua a documentare massicce violazioni dei diritti umani ad opera delle forze di sicurezza, compreso il ricorso immotivato ed eccessivo alla forza nei confronti dei manifestanti, in alcuni casi con esiti letali.

Hussam al-Haddad, 16 anni, è morto ad al-Muharraq il 17 agosto 2012. Il giorno prima un agente della polizia antisommossa gli aveva sparato. Secondo il racconto dei familiari, il ragazzo si stava recando in un bar mentre nella zona era in corso una manifestazione. Un parente, testimone oculare, ha riferito che, già a terra dopo essere stato raggiunto da un proiettile, un poliziotto lo ha colpito col fucile e lo ha preso a calci. Il 9 ottobre, l’Unità speciale per le indagini ha concluso che il poliziotto aveva sparato per legittima difesa dopo essere stato aggredito e ha disposto la chiusura del caso.

Dall’inizio del 2012, un crescente numero di manifestazioni ha visto la partecipazione di persone che lanciano molotov o creano blocchi stradali. Secondo il governo, nelle ultime settimane, sono morti due poliziotti attaccati nel corso delle proteste. Azioni del genere non fanno parte delle forme di espressione protette dal diritto internazionale dei diritti umani e le persone sospettate di averle commesse devono essere portate di fronte alla giustizia e processate secondo gli standard internazionali di equità e correttezza.

In ogni caso, l’uso della violenza non fa venir meno il dovere delle autorità di rispettare i diritti umani. Amnesty International ha ripetutamente chiesto alle autorità del Bahrein di astenersi dall’uso eccessivo della forza contro i dimostranti. Le operazioni di polizia durante le manifestazioni dovrebbero sempre essere guidate da considerazioni relative ai diritti umani.

Negli ultimi mesi, sempre più minorenni tra i 15 e i 18 anni sono stati tenuti insieme ad adulti nelle celle delle prigioni e dei centri di detenzione. Secondo gli avvocati e le organizzazioni locali per i diritti umani, i casi sarebbero 80. I difensori dei diritti umani e gli attivisti che denunciano le violazioni subiscono continue intimidazioni e alcuni sono stati imprigionati a causa delle loro attività in favore dei diritti umani e per aver pacificamente esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione, associazione e riunione.

Con un atto vergognoso, il 7 novembre 2012, le autorità del Bahrein hanno privato della cittadinanza 31 oppositori, tra cui attivisti ed esponenti politici e religiosi. Secondo una dichiarazione del ministero dell’Interno, avevano causato ‘danno alla sicurezza dello stato’.

Il Bahrein è a un bivio e rischia di scivolare lungo una china di disordini e d’instabilità. Il rapporto della Bici indica il percorso da intraprendere sul sentiero dello stato di diritto. Solo la genuina attuazione delle sue raccomandazioni potrà impedire questa deriva. Gli alleati più stretti del Bahrein, come gli Usa e il Regno Unito, non possono più nascondersi dietro la Bici e avere la pretesa di dire che va tutto bene.

Ulteriori informazioni

Fino al 25 novembre è in corso ‘Io sono la voce‘, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi di Amnesty International Italia tramite SMS solidale al 45509 per i diritti delle donne in Medio Oriente e Africa del Nord.

Il valore della donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM Vodafone, Wind, 3 PosteMobile, CoopVoce e Nòverca e di 2 euro per ciascuna chiamata da rete fissa TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastwebnet.

Scarica il rapporto ‘Bahrain: reform shelved, repression unleashed’

FINE DEL COMUNICATO                                                                          Roma, 21 novembre 2012

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it

Approfondisci la situazione dei diritti umani in Bahrein