Bosnia-Erzegovina: alcuni benvenuti progressi sugli scomparsi - Amnesty International Italia

Bosnia-Erzegovina: alcuni benvenuti progressi sugli scomparsi

13 novembre 2013

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Amnesty International ha accolto con favore i progressi relativi alle esumazioni a Prijedor, in Bosnia ed Erzegovina, dove sono stati recuperati i resti di circa 430 persone, tra cui 275 corpi integri.

Si ritiene che siano le salme di bosgnacchi e croato-bosniaci uccisi nel 1992.

Le esumazioni a Tomašica, nella zona delle miniere di ferro di Ljubija vicino a Prijedor (nella Repubblica Srpska), sono iniziate a settembre dopo che un ex membro dell’esercito serbo bosniaco aveva informato il procuratore statale della Bosnia ed Erzegovina.

La scoperta di così tanti cadaveri è uno sviluppo significativo per far luce sulla sorte degli scomparsi. Nell’area di Prijedor non si hanno ancora notizie di oltre 1000 persone.

Secondo il Comitato internazionale della Croce rossa, nei primi mesi dell’anno più di 7886 parenti delle circa 22.438 persone scomparse durante il conflitto in Bosnia ed Erzegovina non avevano ancora avuto alcun riscontro sulla sorte dei loro familiari.

Migliaia di bosgnacchi e croato-bosniaci della zona furono portati al campo di detenzione di Omarska – che si trovava nel complesso minerario di Ljubija – in cui è noto che si ricorse a tortura e a uccisioni di massa.

I primi rapporti sulla presenza di fosse comuni nelle miniere di Ljubija risalgono al 1994, quando la Commissione di esperti delle Nazioni unite, in un’appendice al suo rapporto sulle violazioni del diritto umanitario internazionale commesse nel territorio dell’ex Jugoslavia, riferì che le miniere di Omarska, Tomašica e Ljubija contenevano molti corpi di vittime dei combattimenti della zona di Prijedor, insieme a quelli di coloro che erano stati uccisi durante la detenzione. Tra il 2001 e il 2005 furono eseguite alcune riesumazioni, ma molti corpi devono ancora essere identificati.

L’ex colonnello serbo-bosniaco Ratko Mladić e il leader serbo-bosniaco Radovan Karadžić, attualmente sotto processo al Tribunale internazionale penale per l’ex Jugoslavia, sono stati incriminati per crimini contro l’umanità (persecuzioni, sterminio, omicidio, deportazione, atti  disumani) nell’area di Prijedor. Alcuni politici serbo-bosniaci locali continuano a negare l’esistenza di fosse comuni nella zona.

Ulteriori informazioni
Nel 2006 Amnesty International pubblicò il rapporto ‘Bosnia ed Erzegovina – Dietro i cancelli chiusi: discriminazione etnica nel lavoro’, incentrato sulle miniere di ferro di Ljubija, vicino a Prijedor. All’inizio della guerra, l’allora società pubblica passò sotto il controllo delle autorità de facto serbo-bosniache. I nuovi manager delle miniere di Ljubija discriminarono sistematicamente almeno 2000 operai non serbi, licenziandoli in massa soltanto a causa della loro origine etnica. Molti ex lavoratori vennero portati al campo di detenzione di Omarska.

I restanti lavoratori di Ljubija licenziati arbitrariamente non furono riassunti né ottennero alcun risarcimento. Nel 2004 la società internazionale Lnm Holginds (ora parte della Mittal Steel) sottoscrisse una joint-venture per istituire una nuova società, la Nuova miniere Ljubija, che comprende il sito di Omarska.