Cina, il nuovo codice di procedura penale non protegge i diritti umani - Amnesty International Italia

Cina, il nuovo codice di procedura penale non protegge i diritti umani

14 luglio 2013

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Il nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore il 1° gennaio 2013, ha reso legali una serie di violazioni dei diritti umani mentre i pochi miglioramenti introdotti non vengono rispettati. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International in un nuovo documento sulla Cina.

‘È frustrante constatare come, dopo così tanti anni di preparazione, i cambiamenti legali entrati in vigore all’inizio dell’anno abbiano reso legali alcune delle peggiori pratiche da parte delle forze di polizia e delle autorità locali’ – ha dichiarato Corinna-Barbara Francis, ricercatrice di Amnesty International sulla Cina.

Sulla base della nuova normativa, la polizia può arrestare persone e, in alcuni casi trattenerle in un luogo segreto fino a sei mesi, senza fornire alcuna informazione ai familiari.

Il 1° giugno Du Bin, autore di un documentario che ha rivelato le torture e i maltrattamenti a Masanjia, uno dei più famigerati campi di rieducazione attraverso il lavoro, è stato arrestato dalla polizia di Pechino. È stato trattenuto in custodia per oltre due settimane. Nonostante egli avesse fornito tutti i recapiti, la famiglia non è neanche stata informata dell’arresto.

Le nuove disposizioni continuano a consentire alla polizia di ricorrere a vaghe formule quali ‘gravi crimini’, ‘minaccia alla sicurezza dello stato’ e ‘terrorismo’ per privare presunti criminali dei loro diritti, compreso quello di poter incontrare tempestivamente un avvocato. In sostanza, questi reati continuano a essere usati per punire chi esercita il suo diritto alla libertà d’espressione e altri diritti umani.

Liu Ping, una difensora dei diritti umani, è stata arrestata dalla polizia il 27 aprile a Xinyu (provincia dello Jiangxi) per l’accusa di ‘incitamento alla sovversione dei poteri dello stato’. Il 18 luglio inizierà il processo ma le autorità continuano a rifiutarle l’accesso a un avvocato, con la scusa che il suo caso riguarda ‘la sicurezza dello stato’.

Mentre la nuova normativa consente alle persone sospettate di aver commesso un reato di poter incontrare l’avvocato in una fase del procedimento penale più anticipata rispetto al passato, e sebbene vi sia un esplicito divieto di usare prove estorte illegalmente, le autorità stanno completamente ignorando le garanzie preesistenti e quelle nuove.

‘Dal 1° gennaio, queste misure positive non sono ancora state attuate, specialmente quando si tratta di casi politicamente rilevanti, come quelli che coinvolgono difensori dei diritti umani e altri attivisti. I miglioramenti introdotti non hanno senso se la polizia e i tribunali locali non li attuano. Purtroppo, pare che la volontà di farlo manchi’ – ha commentato Francis.

Negli ultimi sei mesi, si sono verificati fin troppi casi in cui la polizia ha trattenuto in custodia persone per un periodo di tempo maggiore rispetto a quanto previsto dalla legge, negando i contatti con avvocati e familiari.

Anche uno degli aspetti più positivi delle nuove norme – il rafforzamento dei divieto di usare  in tribunale prove estorte illegalmente, come le confessioni forzate – pare essere ampiamente ignorato. Avvocati che hanno provato a sollevare obiezioni sul modo in cui sono state ottenute le prove, cosa ora consentita , sono stati puniti.

Il 4 aprile l’avvocato Wang Quanzhang ha obiettato sulla legalità del modo in cui un suo cliente, un praticante della Falun Gong di Jingjiang (provincia dello Jiangsu) aveva reso le dichiarazioni, ossia mediante la tortura. Il giudice non solo ha respinto l’obiezione ma ha ordinato l’arresto dell’avvocato per aver reso disturbo in aula.

‘Invece di consentirgli di chiedere l’esclusione delle prove, com’è ora suo diritto, Wang è stato punito con 10 giorni di detenzione amministrativa. Solo le proteste sorte in tutta la comunità online cinese hanno fatto sì che il provvedimento cessasse dopo sole 48 ore’ – ha sottolineato Francis.

‘Le autorità cinesi possono e devono fare ancora molto per porre la normativa interna in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Purtroppo, sarà necessario tornare indietro e presentare ulteriori nuovi emendamenti, sperando che la prossima sarà la volta buona’ – ha concluso Wang.