Colombia, mettere i diritti umani al centro della campagna elettorale - Amnesty International Italia

Colombia, mettere i diritti umani al centro della campagna elettorale

29 aprile 2010

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‘I diritti umani siano al centro della campagna elettorale’. Lettera aperta di Amnesty International ai candidati alle presidenziali in Colombia

CS043: 29/04/2010

In una lettera aperta a tutti i candidati alle elezioni presidenziali che si terranno in Colombia il 30 maggio, Amnesty International ha chiesto che il rispetto dei diritti umani sia tra le principali priorità della campagna elettorale.
 
Nella lettera aperta, Amnesty International elenca le proprie preoccupazioni per la situazione dei diritti umani e chiede ai candidati di illustrare in modo chiaro le politiche che porteranno avanti e le specifiche misure che attueranno per assicurare il pieno rispetto dei diritti umani nel paese.
 
Anche se i candidati hanno fatto un breve riferimento ai diritti umani in un questionario pubblicato ultimamente dal periodico Semana, è ancora francamente scioccante che, in un paese dove i diritti umani sono sistematicamente violati dai protagonisti di un conflitto interno che va avanti da 45 anni, questo tema non abbia la priorità che merita‘ – ha dichiarato Susan Lee, direttrice del Programma Americhe di Amnesty International.
 
Nel tentativo di far risaltare il tema dei diritti umani nei programmi elettorali, la Campagna nazionale e internazionale per il diritto a difendere i diritti umani e l’organizzazione Giornalisti per la pace hanno invitato i candidati alla vicepresidenza a partecipare a un dibattito sui diritti umani, in programma nella capitale Bogotá, il 5 maggio.

Si tratta di un’importante opportunità per parlare di diritti umani e prendere impegni chiari nei confronti delle preoccupazioni espresse da Amnesty International nella sua lettera aperta e di ciò che diranno gli altri partecipanti all’incontro. Speriamo davvero, e li sollecitiamo a farlo, che i candidati alla vicepresidenza vorranno prendere parte all’incontro e dimostrare in questo modo un impegno senza tentennamenti per porre fine alla crisi dei diritti umani‘ – ha detto Lee.
 
La lettera aperta di Amnesty International stigmatizza le responsabilità delle parti coinvolte nel conflitto (la guerriglia, i paramilitari e le forze di sicurezza) per non aver protetto la popolazione civile dalle conseguenze del conflitto sui diritti umani e per non aver rispettato il suo diritto a non essere trascinata nelle ostilità. L’impunità più di ogni altro fattore, sottolinea Amnesty International, ha contribuito al prolungamento della crisi dei diritti umani.
 
Ogni anno, centinaia di migliaia di civili sono costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa del conflitto, mentre molti altri vengono minacciati, uccisi, fatti sparire o sequestrati. La situazione dei popoli nativi, degli abitanti di discendenza africana e delle comunità contadine è particolarmente difficile, così come quella dei difensori dei diritti umani. Vogliamo semplicemente sapere cosa intenderà fare su questo il nuovo presidente‘ – ha affermato Lee.
 
Nonostante alcuni passi avanti in qualche inchiesta di alto profilo sulle violazioni dei diritti umani, l’impunità rimane la regola e molti responsabili non sono mai stati identificati né tantomeno processati.
 
La triste verità è che la vasta maggioranza degli autori di violazioni dei diritti umani continua a farla franca mentre coloro grazie ai quali alcune inchieste registrano progressi (avvocati, pubblici ministeri, giudici e testimoni) vengono regolarmente minacciati o uccisi. Il nuovo governo dovrà dire chiaramente cosa farà per garantire giustizia alle vittime e ai loro familiari‘ – ha sottolineato Lee.
 
Auspichiamo che tutti i candidati dicano a chiare lettere che, se saranno eletti, avranno la volontà politica di porre fine a molti decenni di violazioni dei diritti umani e di abbattere la vergognosa ed endemica impunità che ha permesso che tutto questo sia andato avanti fino a oggi‘ – ha concluso Lee.

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 29 aprile 2010
 
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