Consiglio Giustizia e Affari interni: l'operazione Triton non può sostituire Mare nostrum - Amnesty International Italia

Consiglio Giustizia e Affari interni: l’operazione Triton non può sostituire Mare nostrum

9 ottobre 2014

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Amnesty International è profondamente allarmata per l’annuncio dell’Italia che l’operazione Mare nostrum si concluderà con il subentro dell’operazione di Frontex Triton nel Mediterraneo centrale. La nuova operazione non è adatta a soddisfare le esigenze vitali di ricerca e soccorso. Come tale, c’è un reale rischio che ulteriori vite dei migranti e dei rifugiati verranno perse in mare.

L’annuncio da parte del ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano che l’Operazione Mare nostrum si concluderebbe è giunta in occasione del Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Affari interni dell’Unione europea (Ue), questa settimana a Lussemburgo. I ministri si sono incontrati per discutere la gestione dei flussi migratori verso l’Europa, concentrandosi su meccanismi di gestione delle frontiere esterne, inclusa l’operazione di Frontex Triton.

“Si può solo chiedere quante vite saranno salvate da un’operazione con un mandato di sorveglianza delle frontiere”, ha dichiarato Nicolas J. Beger, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. “Finché l’Ue non si impegna e dispone un’operazione collettiva che eguaglia o addirittura supera le azioni di Mare nostrum, Amnesty International sollecita l’Italia a proseguire le sue operazioni di ricerca e soccorso per salvare vite umane; ma questa volta con il sostegno significativo di tutti gli stati membri.”

L’annuncio della Commissione europea in agosto di avviare l’operazione Triton per sostenere gli sforzi di ricerca e soccorso dell’Italia è stato ampiamente considerato come il primo segno di un campanello d’allarme dell’Ue e una risposta collettiva alle tragedie in corso nel Mediterraneo centrale. Tuttavia, è ormai chiaro che l’operazione Triton non risponderà alle reali e attuali esigenze di ricerca e soccorso al fine di salvare vite umane.

In questo mese, un anno fa, 500 persone hanno perso la vita al largo dell’isola di Lampedusa in naufragi terribili. L’Italia ha risposto con operazioni di ricerca e soccorso da 9 milioni al mese, che coprono le acque europee e internazionali. L’operazione ha salvato con successo la vita di 140.000 persone in un anno.

Con l’arrivo di 165.000 rifugiati e migranti solo quest’anno attraverso il Mediterraneo centrale, la metà dei quali provenienti da Siria ed Eritrea, è chiaro che le persone continueranno a prendere questa strada pericolosa in cerca di sicurezza e rifugio. È anche chiaro che gli sforzi di ricerca e soccorso sono disperatamente necessari. Nonostante gli sforzi dell’Italia, tragicamente, si stima che già oltre 3000 persone siano morte in mare quest’anno.

Un anno dopo i naufragi di Lampedusa, mentre le persone continuano a intraprendere viaggi in mare pericolosi e troppo spesso perdono la vita in mare, l’operazione Triton si impegna nella regione solo con 3 milioni di euro al mese, due terzi meno dell’operazione Mare nostrum. Sarà anche più vicina alle coste italiane e con competenza sul controllo delle frontiere.

“Con la continua instabilità in Medio Oriente, conflitti più estesi e il deterioramento della situazione in Libia, persone disperate sono alla ricerca di sicurezza e rifugio in Europa”, ha aggiunto Beger. “Mentre l’Europa rafforza le sue frontiere terrestri, le persone vengono spinte verso percorsi sempre più pericolosi attraverso il Mediterraneo centrale. Ora più che mai l’Ue deve garantire meccanismi collettivi e globali di ricerca e soccorso lungo la rotta marina più pericolosa del mondo.”

Amnesty International sollecita l’Ue ad adottare una prospettiva a lungo termine, un approccio olistico e condiviso per la gestione dei flussi migratori verso l’Europa. Percorsi sicuri e legali in Europa sono necessari affinché le persone non siano artefici del loro destino in mare. Questo può includere un aumento delle quote di reinsediamento, un più ampio accesso ai visti per motivi umanitari e la facilitazione delle riunificazioni familiari.

“L’Ue deve garantire una risposta collettiva e concertata per una responsabilità condivisa. L’Italia deve continuare i salvataggi in mare, ma non può farlo da sola”, ha affermato Beger. “L’operazione Triton semplicemente non è la risposta. Fino a quando uno sforzo globale è sul tavolo, con capacità e risorse sufficienti, questa netta riduzione di due terzi nelle funzioni di ricerca e soccorso metterà solo a rischio vite”.