Egitto, basta torture ai detenuti! - Amnesty International Italia

Egitto, basta torture ai detenuti!

17 febbraio 2011

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Amnesty International ha sollecitato le forze armate egiziane ad agire per porre fine alla tortura e ai maltrattamenti nei confronti dei detenuti.

L’organizzazione per i diritti umani ha raccolto le testimonianze di persone arrestate dai militari, che hanno denunciato di essere state torturate con vari metodi tra cui le frustate e le scariche elettriche.

Le autorità militari egiziane si sono pubblicamente impegnate a creare un clima di libertà e democrazia dopo tanti anni di repressione di stato. Ora devono tradurre le parole in fatti immediati, intervenendo per porre fine alle torture che sappiamo essere praticate nei confronti di detenuti in loro custodia‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Detenuti rilasciati recentemente hanno riferito ai ricercatori di Amnesty International presenti in Egitto che i soldati hanno bastonato, frustato e sottoposto ad altre torture i manifestanti per intimorirli e ottenere informazioni sulle proteste in programma.

Le autorità devono immediatamente impartire chiare istruzioni a tutte le forze di sicurezza e ai soldati che la tortura e le violenze sui detenuti non saranno tollerate e che i responsabili saranno chiamati a rispondere del loro operato’ – ha proseguito Smart.

Un ex detenuto di 29 anni, della provincia di Gharbiya a nord del Cairo, la cui identità non viene resa nota per ragioni di sicurezza, ha raccontato ad Amnesty International di essere stato torturato dai soldati il 3 febbraio in un locale che fa parte del complesso del Museo delle antichità egiziane.

Mi hanno definito un traditore e un agente straniero, mi hanno obbligato a rimanere in mutande e a sdraiarmi faccia in giù sul pavimento. Poi mi hanno frustato e sono saliti con gli stivali sulla schiena e sulle mani. Mi hanno preso a calci. Lì c’erano altri detenuti che sono stati presi a frustate‘.

Dopo essere stato interrogato da un uomo in borghese, il 29enne è stato colpito alla testa con una sedia fino a perdere conoscenza. Il 4 febbraio, in un luogo diverso dal primo, è stato picchiato, sottoposto a scariche elettriche e minacciato di stupro. Infine, è stato trasferito nel carcere militare di El Heikstep, a nord-est della capitale, dove ha raccontato di essere stato sistematicamente picchiato fino al rilascio, avvenuto il 10 febbraio.

Un altro caso riguarda uno studente di 18 anni del Cairo, che ha dichiarato ad Amnesty International di aver subito torture dopo essere stato arrestato dai militari nei pressi di piazza Tahrir il 3 febbraio.

Mi hanno legato le gambe e mi hanno appeso a testa in giù. Ogni tanto allentavano la corda fino al punto in cui la testa finiva immersa in un barile pieno d’acqua. Mi dicevano di confessare che ero stato addestrato da Israele o dall’Iran. Mi hanno torturato con la corrente elettrica e sono svenuto‘.

Amnesty International ha parlato anche con parenti e amici di due fratelli ancora detenuti senza accusa nella prigione di Tora, a sud del Cairo.

Arrestati il 30 gennaio dalla polizia militare mentre distribuivano volantini a sostegno delle proteste, sono stati trasferiti all’Accademia militare Nasser, nel quartiere di Agouza, dove, secondo quanto riferito ad Amnesty International, sono stati frustati e sottoposti a scariche elettriche.

Le autorità devono immediatamente rendere noti i nomi e i luoghi di detenzione di tutti i prigionieri e rilasciarli immediatamente oppure incriminarli per un reato di accertata natura penale. Chi è al potere ora in Egitto deve assicurare che tutte le denunce di torture o di altri maltrattamenti saranno sottoposte a indagini immediate, approfondite e imparziali, che i funzionari responsabili siano sottoposti a processi e che le vittime ricevano piena riparazione‘ – ha concluso Smart.

Il 12 febbraio il Consiglio supremo militare ha annunciato che l’Egitto avrebbe rispettato gli impegni assunti rispetto ai trattati internazionali. L’Egitto è stato parte della Convenzione Onu contro la tortura dal 1987.

FINE DEL COMUNICATO                           Roma, 17 febbraio 2011

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