Egitto: la repressione contro attivisti e giornalisti - Amnesty International Italia

Egitto: la repressione contro attivisti e giornalisti

4 febbraio 2011

Tempo di lettura stimato: 3'

Amnesty International ha condannato la repressione messa in atto dalle forze di sicurezza egiziane che, a partire da giovedì 3 febbraio, ha colpito attivisti, giornalisti e due rappresentanti di Amnesty International, arrestati insieme a decine di altre persone.

I due delegati dell’organizzazione per i diritti umani sono tra le 30 persone arrestate nel corso dell’incursione da parte delle forze di sicurezza al Centro di studi giuridici Hisham Mubarak (Hmlc) al Cairo, nelle prime ore di giovedì 3 febbraio. Tra questi figurano anche l’attivista per i diritti umani Ahmed Seif Al Islam e Khaled Ali, direttore del Centro egiziano per i diritti economici e sociali (Ecesr).

A quanto pare, le autorità egiziane stanno cercando di reprimere l’ondata di proteste popolari colpendo coloro che seguono queste proteste, tra cui gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti‘- ha affermato Claudio Cordone, di Amnesty International.

Lo staff di Amnesty International deve poter portare avanti il suo lavoro in Egitto senza timore di intimidazioni o arresti illegali. Chiediamo il rilascio immediato e in sicurezza dei nostri colleghi‘.

Nell’incursione all’Hmlc, che stava difendendo persone arrestate durante le manifestazioni, è stato arrestato anche un delegato di Human Rights Watch.

Il 3 febbraio sarebbero stati arrestati anche altri esponenti dell’Ecesr, la cui sede è nei pressi di quella dell’Hmlc. L’Ecesr ha anche collaborato ad allestire un centro medico improvvisato in una moschea vicino a piazza Tahrir, per curare coloro che venivano feriti durante le manifestazioni.

Alcuni giornalisti sarebbero stati aggrediti da sostenitori filogovernativi mentre altri sarebbero stati arrestati dalle forze di sicurezza. Un giornalista dell’emittente Cnn-Ibn, Rajesh Bhardwaj, sarebbe  stato arrestato e rilasciato qualche ora dopo.

Il giro di vite è seguito all’ondata delle proteste di massa da parte degli egiziani per chiedere riforme politiche e un miglioramento delle condizioni di vita.