Il Gran Premio di Formula Uno in Bahrein: operazione di “sportwashing”

Il Gran Premio di Formula Uno del Bahrein è un’operazione di “sportwashing”

28 marzo 2019

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Alla vigilia del Gran premio di Formula Uno del Bahrein, in programma dal 29 al 31 marzo, Amnesty International ha ricordato la drammatica situazione dei diritti umani nel paese.

Dietro lo scintillio della Formula Uno c’è una realtà ben più sinistra in cui si rivela uno stato profondamente repressivo in cui chiunque critichi il governo, anche solo con un tweet, può finire in carcere”, ha dichiarato Samah Hadid, direttrice delle campagne di Amnesty International sul Medio Oriente.

Noti difensori dei diritti umani sono incessantemente sotto attacco. Nabil Rajab è stato vergognosamente condannato a cinque anni di carcere per aver scritto tweet sul conflitto in Yemen e sulle torture nella prigione di Jaw”, ha aggiunto Hadid.

“Invece di ripulire la propria immagine e cercare di nascondere la tragica situazione dei diritti umani attraverso lo sport, le autorità del Bahrein dovrebbero immediatamente abrogare le leggi che criminalizzano la libertà d’espressione e rilasciare tutti i prigionieri di coscienza”, ha concluso Hadid.

Ulteriori informazioni

Dalla metà del 2016 le autorità del Bahrein stanno portando avanti una campagna sistematica di eliminazione di ogni forma di opposizione politica organizzata. I principali obiettivi sono i difensori dei diritti umani, gli attivisti, i giornalisti, gli esponenti religiosi sciiti e i manifestanti pacifici. Non c’è praticamente un solo leader politico sciita di rilevanza nazionale che non sia stato arrestato, imprigionato o privato della cittadinanza.

Solo nel mese di marzo Ebrahim Sharif è stato condannato a sei mesi di carcere, con sospensione della pena per tre anni, per aver criticato su Twitter il presidente del Sudan Omar al-Bashir. Ali Salman, leader di al-Wefaq, il principale partito di opposizione, è stato condannato all’ergastolo per le sue opinioni considerate critiche nei confronti delle autorità.

Per criminalizzare manifestanti e voci critiche, le autorità del Bahrein ricorrono a tutta una serie di norme repressive, tra cui la Legge 58 del 2006 sulla “protezione della società dagli atti di terrorismo”, la legge sulle associazioni politiche e gli articoli 134, 160, 165, 168, 214, 215, 216 e 310 del codice penale.

Dal 2011 oltre 800 persone sono state private della nazionalità, 115 delle quali al termine di un farsesco processo di massa basatosi su confessioni estorte mediante tortura nella famigerata prigione di Jaw.

In questo centro di detenzione l’assenza di cure mediche è scioccante. In alcuni casi persone colpite dal cancro, dalla sclerosi multipla o da anemia falciforme sono state private dei medicinali e di terapie specialistiche.