La solidarietà non è reato: primo passo verso la non colpevolezza di Martine - Amnesty International Italia

La solidarietà non è reato: primo passo verso la non colpevolezza di Martine

4 giugno 2018

Tempo di lettura stimato: 4'

È molto commovente vedere tutti questi sostenitori da entrambi i lati del confine, il giorno del processo incontreremo i funzionari di Amnesty e l’organizzazione Anafé Paris all’Amnesty House di Nizza. Porterò con me il computer in modo che tutti possano vedere i video dei bambini che mi sono arrivati“.

Sono quasi 1500 i messaggi di solidarietà che gli studenti delle classi Amnesty kids hanno voluto inviare a Martine Laundry, l’attivista di Amnesty International che rischia 5 anni di carcere e una multa di 30.000 euro solo per aver aiutato dei giovani migranti.

Martine Landry combatte quotidianamente per far valere i diritti dei migranti di fronte alla legge. Eppure è lei che viene chiamata in giudizio.

Durante il processo che si è tenuto a Nizza il 30 maggio,il pubblico ministero ha riconosciuto che non ci sono elementi validi per ritenere che Martine Landry abbia commesso un reato.

Il tribunale si esprimerà per la decisione finale il 13 luglio.

Alla vigilia del suo 74esimo compleanno, questa piccola grande donna mostra una sicurezza sconcertante:

Non ho davvero paura. Non possono provare nulla, poiché non è vero! Non ho accompagnato questi giovani, li ho aspettati e abbiamo chiamo il welfare francese per i minori [ESA] e la sera stessa i ragazzi sono stati collocati in una casa. Ho fatto rispettare la legge aiutando i minori in Francia“.

Sorridente, giocosa, i suoi 74 anni passano inosservati. Martine Landry sembra instancabile. Eppure la vita non l’ha risparmiata: “Ho avuto due cancri al seno. Il primo nel 1992, dopo la morte di mio marito, e un secondo nel 2000“.

I fatti

Il 28 luglio 2017, la polizia italiana rispediva in Francia – a piedi – due migranti stranieri di soli 15 anni.

Quello stesso giorno, Martine Landry, attivista di Amnesty International Francia, li incontrava al confine di Mentone/Ventimiglia, lato francese, per riaccompagnarli alla polizia di frontiera (PAF), avendo con sé i documenti che testimoniavano la domanda di presa in carico da parte dell’Aide sociale à l’enfance (ASE).

Per questo gesto di grande umanità sarà giudicata da un tribunale francese: rischia una condanna fino a 5 anni di carcere e 30.000 euro di multa.

Martine ha 73 anni e, dal 2002, è impegnata in una missione di osservazione sui migranti e i rifugiati che si trovano alla frontiera franco-italiana.

La sua unica colpa è stata quella di aver voluto prestare assistenza e aiuto a due ragazzi minorenni.

La solidarietà non può essere un reato. Scrivi un messaggio a Martine e falle sentire tutta la tua solidarietà.

Ecco alcuni degli oltre 1.500 messaggi di solidarietà degli studenti di Amnesty Kids inviati a Martine:


Le richieste al governo francese

Chiediamo al governo francese di far cadere tutte le accuse contro Martine. Richiediamo, inoltre, al governo di intervenire per modificare la legislazione perché permette di criminalizzare l’aiuto della cittadinanza nei confronti di migranti e rifugiati.

Frontiera Francia-Italia: una situazione esplosiva

I controlli alla frontiera tra Francia e Italia non stanno facendo altro che esasperare la situazione. Già colpiti da situazioni molto difficili nei loro paesi e durante il loro cammino verso l’esilio, rifugiati e migranti si trovano bloccati tra due confini.

Nonostante tutto, ogni giorno delle persone, compresi bambini, cercano disperatamente di passare. La precarietà della loro situazione e la necessità di trovare altri modi per attraversare il confine alimentano le reti di contrabbando e la tratta, fenomeni prosperati da entrambi i lati del confine.

Al contrario, è indispensabile ribadire che qualunque sia il suo status, regolare o irregolare, ogni persona presente sul suolo francese, merita il rispetto dei propri diritti umani.