Iran: Abdollah Soltani dev'essere rilasciato immediatamente - Amnesty International Italia

Iran: Abdollah Soltani dev’essere rilasciato immediatamente

5 marzo 2012

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Amnesty International ha sollecitato le autorità iraniane a revocare la condanna a 18 anni di prigione inflitta al noto avvocato per i diritti umani Abdolfattah Soltani e a rilasciarlo immediatamente senza alcuna condizione.  Non si sa se Soltani sia stato informato della sentenza emessa dal Tribunale rivoluzionario di Teheran, di cui la sua famiglia e il suo avvocato hanno saputo il 4 marzo.

Arrestato il 10 settembre 2011 , Soltani era stato accusato di ‘diffusione di propaganda contro il sistema’, ‘organizzazione di un gruppo di opposizione illegale’ e ‘riunione e cospirazione con l’intento di danneggiare la sicurezza nazionale’. Gli era stata anche addebitata l”accettazione di un premio illegale e di proventi illegali’, per aver accettato il Premio Internazionale dei diritti umani di Norimberga nel 2009.

Per Amnesty International, il 58enne avvocato, membro fondatore del Centro per i difensori dei diritti umani, è un prigioniero di coscienza, detenuto  unicamente, per il pacifico esercizio del suo diritto alla libertà di espressione e associazione.

‘In quanto uno dei più eminenti e coraggiosi difensori  dei diritti umani in Iran, possono esserci pochi dubbi che Soltani sia perseguitato per il suo lavoro legittimo come avvocato difensore’ – ha  affermato Ann Harrison direttrice ad interim del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.
‘È triste quando gli avvocati difensori si uniscono ai loro clienti nelle celle delle prigioni. Le autorità iraniane devono revocare questa sentenza e rilasciare Soltani immediatamente e senza alcuna condizione’ – ha commentato Harrison.

Secondo la sentenza,  Soltani verrà interdetto per 20 anni dall’esercizio della sua professione e verrà trasferito dalla prigione di Evin a Teheran in quella di Borazjan, circa 800 chilometri a sud ovest della capitale, il che renderà difficile ai suoi famigliari fargli visita.

I suoi familiari hanno annunciato ai mezzi d’informazione che Soltani presenterà appello contro la sentenza.

Prima del processo, funzionari del ministero dell’Intelligence avevano minacciato Soltani di 20 anni di prigione.

Nel novembre 2011, nel corso di una conferenza stampa presso le Nazioni Unite, Mohammad Javad Larijani, un rappresentante del potere giudiziario, aveva dichiarato che Soltani era in carcere perché sospettato di avere ‘relazioni con gruppi terroristici’ responsabili dell’uccisione di 10.000 persone in Iran. Soltani nega decisamente questo addebito e attraverso i suoi familiari ha annunciato che intende querelare Larjiani.

Soltani era stato già arrestato in diverse occasioni. Nel 2005 aveva trascorso sette mesi dietro le sbarre, prima di essere assolto da tutte le accuse. Altri due mesi in carcere li aveva passati nel 2009.

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, Amnesty International ha documentato una drammatica escalation della repressione contro la libertà d’espressione da parte delle autorità iraniane nell’avvicinarsi alle elezioni parlamentari, che si sono tenute il 4 marzo.

Negli ultimi anni, le aggressioni, gli arresti e le condanne nei confronti dei difensori dei diritti umani, compresi i difensori dei diritti delle donne, si sono intensificati e sono state chiuse diverse Organizzazioni non governative, tra cui il Centro per i difensori dei diritti umani.

Almeno altri nove avvocati difensori, compresi Nasrin Sotoudeh, Mohammad Seyfzadeh, Javi Houtan Kiyan e Mostafa Daneshju, si trovano in carcere e sono considerati prigionieri di coscienza da Amnesty International.

‘L’aumento degli attacchi e delle misure punitive contro avvocati dei diritti umani e coloro che esprimono punti di vista dissenzienti è un altro segnale della situazione di totale deterioramento dei diritti umani in Iran’ – ha sottolineato Harrison.

‘I difensori dei diritti umani, come gli avvocati difensori, cercano di proteggere i diritti di libertà di espressione, associazione e assemblea di tutti. Quando sono messi in prigione per le loro attività pacifiche viene inviato un messaggio agghiacciante a chiunque voglia pronunciarsi contro il governo’ – ha concluso Harrison.