Libia: finito il regime, è il momento di voltare davvero pagina per i diritti umani! - Amnesty International Italia

Libia: finito il regime, è il momento di voltare davvero pagina per i diritti umani!

1 settembre 2011

Tempo di lettura stimato: 19'

Da febbraio a oggi, la storia della Libia ha subito una profonda trasformazione. È finito un regime che per 42 anni ha negato in modo sistematico i diritti umani dei propri cittadini. Ma una nuova pagina, nella storia dei diritti umani in Libia, dev’essere ancora scritta. Le nuove autorità, per il momento, si sono distinte per azioni in continuità con gli abusi del passato.

APPROFONDISCI

(23/02/2012) Sentenza della Corte europea sui respingimenti in Libia: una ‘pietra miliare’

Amnesty International ha definito ‘una pietra miliare’ la sentenza emessa il 23 febbraio dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri contro l’Italia che condanna l’Italia per un caso di respingimento verso la Libia nel 2009. Leggi il comunicato

(16/02/2012) Libia a un anno dalla rivolta: ampi abusi da parte delle milizie ‘fuori controllo’

In un nuovo rapporto sulla Libia, reso pubblico a un anno dall’inizio della rivolta, Amnesty International ha denunciato che le milizie armate operanti in tutto il paese commettono ampi abusi con impunità, alimentando l’insicurezza e pregiudicando la ricostruzione delle istituzioni statali. Ammesty International ha chiesto alle nuove autorità della Libia di mettere sotto controllo le milizie. Firma l’appello.

(26/01/2012) Libia, morti in carcere e diffuse torture

Amnesty International ha denunciato che negli ultimi mesi, fino alle recenti settimane, numerosi detenuti sono morti nelle carceri libiche dopo aver subito torture e che il ricorso alla tortura nei confronti di presunti combattenti e lealisti pro-Gheddafi è altamente diffuso. Leggi il comunicato.

(19/01/2012) Amnesty International scrive al presidente del Consiglio Monti: ‘La cooperazione con la Libia sia basata sui diritti umani

In occasione della visita del 21 gennaio,  Amnesty International ha scritto al presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo al governo italiano di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e dei richiedenti asilo. Leggi il comunicato.

(09/01/2012) ‘Un anno di rivolta’: rapporto sulla situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord

La repressione e la violenza di stato sono destinate a continuare a flagellare il Medio Oriente e l’Africa del Nord anche nel 2012, se i governi della regione e le potenze internazionali non si dimostreranno all’altezza dei cambiamenti richiesti. Leggi la news

La Corte penale internazionale deve porre fine alla confusione sulla sede in cui Saif al-Islam Gheddafi, attualmente detenuto in un luogo segreto nella città di Zintan, dovrebbe essere processato, dopo che il procuratore ha detto che non è necessario sia processato dall’Icc. Leggi la news

Il Consiglio nazionale di transizione deve trasferire Saif al-Islam Gheddafi, catturato il 19 novembre al confine col Niger, alla Corte penale internazionale per essere sottoposto a indagini, garantendo nel frattempo la sua incolumità. Leggi la news

Le nuove autorità libiche devono garantire lo svolgimento di un’inchiesta completa, indipendente e imparziale sulle circostanze della morte del colonnello Muammar Gheddafi. Se quest’ultimo è stato ucciso una volta catturato, si tratterebbe di un crimine di guerra. Leggi la news

L’annunciata morte del colonnello Gheddafi chiude un capitolo della storia di repressione e di violazioni dei diritti umani in Libia ma non ne costituisce la fine. Il lascito di repressione e violazioni dei diritti umani sotto il regime del colonnello Gheddafi non avrà fine se non quando saranno accertate le responsabilità per quanto accaduto in passato e fino a quando i diritti umani non saranno inclusi nelle nuove istituzioni libiche. Leggi la news

Stati Uniti, Russia ed altri paesi europei hanno fornito grandi quantità di armi a governi repressivi di Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen prima delle rivolte di quest’anno, pur avendo le prove del rischio che quelle forniture avrebbero potuto essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani. È sempre più necessario un efficace Trattato sul commercio di armi che tenga in piena considerazione la necessità di difendere i diritti umani. Leggi la news

In un nuovo rapporto, Amnesty International rivela un quadro di percosse e maltrattamenti nei confronti di soldati dell’esercito di Gheddafi, presunti lealisti e sospetti mercenari nella Libia occidentale. Leggi la news

La situazione umanitaria a Sirte è in rapido peggioramento. Entrambe le forze in conflitto devono prendere tutte le precauzioni necessarie per risparmiare la popolazione civile e devono istituire immediatamente corridoi umanitari per garantire l’arrivo in condizioni di sicurezza di beni di urgente necessità. Leggi la news

Il Consiglio nazionale di transizione della Libia deve mettere immediatamente in sicurezza la fossa comune scoperta nei pressi della prigione di Abu Salim, in modo da proteggere le prove e assicurare l’accurata identificazione dei cadaveri. Leggi la news

Libia, Amnesty International denuncia la risposta ‘totalmente inadeguata dell’Unione Europea’, che lascia i rifugiati in un limbo. La Sezione Italiana dell’organizzazione alla Marcia Perugia-Assisi dietro lo striscione ‘1500 morti nel mediterraneo. Europa dove sei?’. Leggi la news

All’indomani della pubblicazione di un rapporto di Amnesty International  sulla Libia, il governo provvisorio del Consiglio nazionale di transizione si è impegnato a indagare sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle proprie fila. Leggi la news

Durante il conflitto le forze pro-Gheddafi hanno commesso crimini di diritto internazionale su vasta scala, ma anche le forze leali al Consiglio nazionale di transizione sono responsabili di violazioni dei diritti umani che in alcuni casi si configurano come crimini di guerra. Le nuove autorità devono girare completamente pagina rispetto alle violazioni degli ultimi quattro decenni. Leggi la news

Nessun paese vicino alla Libia deve fornire un riparo sicuro al colonnello Gheddafi e alle altre persone sospettate di aver commesso crimini di diritto internazionale e nei cui confronti sono stati emessi mandati di cattura da parte della Corte penale internazionale. Leggi la news 

La delegazione di Amnesty International presente in Libia ha scoperto che le forze pro-Gheddafi hanno fatto morire 19 detenuti, lasciandoli chiusi a soffocare in due container di metallo, sotto il sole rovente di giugno. Secondo quanto hanno raccontato da tre testimoni i prigionieri hanno rapidamente esaurito le scarse scorte di acqua e, sotto un sole di 40 gradi, hanno bevuto il loro sudore e la loro urina. Leggi la news.

Le persone provenienti dall’Africa subsahariana e i libici di carnagione scura sono particolarmente esposti a violazioni dei diritti umani. Molti di essi rischiano rappresaglie per il fatto di essere percepiti come ‘mercenari africani’ assoldati dalle forze di Gheddafi per compiere violazioni di massa durante il conflitto. Il Consiglio nazionale di transizione deve fare di più per garantire che i suoi combattenti non compiano violazioni ai danni dei detenuti. Leggi la news

Gli archivi delle prigioni e altre informazioni di grande importanza rischiano di andare persi poiché i centri di detenzione sono in condizioni d’insicurezza e i documenti vengono distrutti o portati via. Gli archivi delle prigioni e altre prove possono essere di grande importanza per eventuali futuri processi relativi ai crimini commessi sotto il regime del colonnello Gheddafi. Il Consiglio nazionale di transizione deve proteggere queste prove in luoghi sicuri e deve rivolgersi a coloro che hanno sottratto documenti affinché li restituiscano. Leggi la news

La delegazione di Amnesty International ha raccolto testimoninaze di detenuti che hanno subito torture sia da parte dei soldati pro-Gheddafi che da parte delle forze ribelli nella zona di Az-Zawiya.
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Le forze leali al colonnello Gheddafi hanno ucciso numerosi detenuti in due campi militari a Tripoli, il 23 e 24 agosto. Secondo testimonianze, le truppe lealiste hanno usato granate e armi da fuoco contro decine di prigionieri e ucciso cinque prigionieri. Leggi la news

I combattimenti tra le forze del Consiglio nazionale di transizione e le forze leali al colonnello Gheddafi mettono a rischio la popolazione civile e possono creare una crisi umanitaria. I lavoratori migranti, molti dei quali provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana, si trovano in una condizione assai precaria. Da un lato, la situazione sul terreno impedisce loro la fuga, dall’altro rischiano di essere presi per mercenari e attaccati. Leggi la news

Mentre le forze del Consiglio nazionale di transizione continuano a combattere per il controllo di Tripoli, Amnesty International chiede a tutte le forze di rispettare i diritti dei civili libici, salvaguardarli da attacchi e di assicurare che i combattimenti a Tripoli e altrove non portino a rappresaglie. Leggi la news

Amnesty International ha chiesto alla Nato di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile durante le operazioni militari in Libia e di indagare sulle denunce relative alla morte di almeno 85 civili durante un bombardamento sull’area di Majar, a sud di Zlitan, la notte dell’8 agosto. Leggi la news

La Corte penale internazionale ha accolto la richiesta di emissione di un mandato di cattura per il colonnello libico Muammar Gheddafi, per suo figlio Saif al-Islam Gheddafi e per il capo dei servizi segreti Abdallah al Sanussi, sospettati di crimini contro l’umanità. I tre ricercati vanno ora arrestati e consegnati alla Corte penale internazionale. Leggi la news

Nella zona dei Monti Nafusa, all’estremo occidente della Libia, assediata dalle forze leali al colonnello Gheddafi da marzo, vi sono state numerose sparizioni, in gran parte di giovani uomini. Il governo di Tripoli deve cessare di attaccare indiscriminatamente la zona. Leggi la news

Mentre proseguono i combattimenti strada per strada e i bombardamenti delle forze leali a Gheddafi, la presenza delle mine antipersona rende ancora più difficile gli spostamenti degli abitanti di Misurata. Leggi la news

La richiesta del mandato d’arresto per il colonnello Muammar Gheddafi, suo figlio Saif al-Islam e il capo dell’intelligence militare Abdallah al-Sanussi, per i crimini contro l’umanità di omicidio e persecuzione, è un passo in direzione della giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani in Libia. Leggi la news.

Amnesty International ha confermato le denunce riguardanti l’uso di mine anticarro nel porto di Misurata ad opera delle forze fedeli al colonnello Gheddafi, un ulteriore esempio di attacchi indiscriminati che si susseguono contro la città libica. L’uso delle mine anticarro è un’altra prova della determinazione del regime libico di isolare gli abitanti dal mondo esterno e negare loro gli aiuti umanitari di cui hanno disperatamente bisogno. Leggi la news

In un nuovo rapporto sulla drammatica situazione di Misurata, Amnesty International ha affermato che gli attacchi lanciati dalle forze leali al colonnello Gheddafi contro la popolazione civile e le aree residenziali della città assediata possono costituire crimini di guerra. Il rapporto documenta anche sistematiche uccisioni nel corso di proteste pacifiche e sparizioni forzate di presunti oppositori, violazioni che possono costituire crimini contro l’umanità. Leggi la news

La comunità internazionale deve incrementare l’afflusso di aiuti umanitari verso Misurata. La città, sotto assedio da parte delle forze fedeli al colonnello Gheddafi, è ormai l’epicentro di una crisi umanitaria. Leggi la news

I ricercatori di Amnesty International presenti nella Libia orientale hanno rinvenuto le prove di esecuzioni extragiudiziali apparentemente commesse dalle forze del colonnello Gheddafi. L’uccisione deliberata di combattenti fatti prigionieri è un crimine di guerra. Tutti i responsabili di questi crimini, chi li ha ordinati e consentiti così come chi li ha eseguiti, devono sapere che saranno chiamati a rispondere del loro operato. Leggi la news

Eman al-Odeibi, la donna che il 26 marzo aveva dichiarato di essere stata stuprata da soldati leali al colonnello Gheddafi, è stata citata in giudizio dalle stesse persone che le avrebbero usato violenza sessuale. Leggi la news

Le forze libiche fedeli al colonnello Mu’ammar Gheddafi sono responsabili di una campagna sistematica di sparizioni forzate destinata a stroncare l’opposizione crescente al suo governo. Le sparizioni sono iniziate persino prima che le proteste contro il colonnello Gheddafi si trasformassero in rivolta armata.  Leggi la news

Le autorità libiche devono avviare un’indagine approfondita sul caso di Iman al-Obeidi che il 26 marzo ha denunciato di essere stata stuprata dalle forze fedeli al colonnello Gheddafi. Leggi la news

Dopo l’approvazione della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza, che apre la strada a una possibile azione militare ad opera di forze internazionali,  Amnesty International ha sollecitato tutte le parti coinvolte a fare della protezione dei civili in Libia la loro massima priorità. È fondamentale che le forze libiche, come qualsiasi altra forza che possa essere coinvolta nel conflitto, rispettino integralmente le leggi di guerra.  Leggi la news

Il 13 marzo, Ali Hassan Al Jaber, operatore di ripresa di Al Jazeera, è stato assassinato in un’imboscata  nei pressi di Bengasi. L’attacco al team è stato volutamente organizzato e attuato. Leggi la news

La decisione dell’Assemblea generale di sospendere la Libia dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu è un chiaro monito per il colonnello Gheddafi e per coloro che agiscono ai suoi ordini che le uccisioni illegali e altre violazioni dei diritti umani non saranno tollerate. Leggi la news

Migliaia di migranti stanno abbandonando la Libia in questi giorni. Gli stati confinanti con la Libia devono tenere aperte le frontiere e fornire assistenza a chi fugge dalla violenza, come richiesto dal diritto internazionale. Leggi la news

Il 26 febbraio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato all’unanimità il deferimento della situazione della Libia alla Corte penale internazionale. È un momento storico per la giustizia internazionale. Leggi la news

Amnesty International ha chiesto oggi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire alla Corte penale internazionale la situazione della Libia e di imporre un embargo immediato sulle armi. Leggi la news

Il Consiglio di sicurezza e l’Unione africana hanno abbandonato il popolo libico nel momento di massimo bisogno. La risposta del Consiglio di sicurezza è stata vergognosamente al di sotto di quanto necessario per fermare la spirale di violenza in Libia, continua a chiedere un’azione concreta, incluso un embargo immediato sulle armi e il congelamento degli assetti patrimoniali. Leggi la news

Amnesty International ha chiesto al governo italiano di sollecitare dalla Libia, in virtù dei rapporti stretti e duraturi tra i due paesi, la fine delle violazioni dei diritti umani in corso, la sospensione della fornitura di armi e la sospensione delle operazioni congiunte sul controllo dei flussi migratori. Leggi la news 

Il Consiglio di sicurezza e la Lega araba, che stanno svolgendo riunioni in sessione speciale, devono inviare immediatamente una missione in Libia per indagare sulle circostanze che hanno provocato la morte di centinaia di manifestanti. Leggi la news

Il leader libico Gheddafi deve riporre sotto controllo le sue forze di sicurezza, che stanno usando senza motivo la forza letale contro i manifestanti che chiedono il cambiamento. La repressione in atto ha causato, fino alla mattina di domenica 20 febbraio, oltre 100 morti. Leggi la news

Il 17 febbraio, durante una manifestazione indetta in occasione del ‘giorno della collera’ , è stato ucciso un altro manifestante. Le autorità libiche devono porre fine all’uso eccessivo della forza per reprimere le manifestazioni, che ha causato almeno 12 morti.  Leggi la news

Le autorità libiche devono porre fine alla repressione delle proteste pacifiche, come quelle che hanno avuto luogo a Bengasi il 16 febbraio dopo l’arresto di alcuni attivisti. Decine di persone, tra le molte scese in strada per chiedere il loro rilascio, sono state ferite dalle forze di sicurezza che hanno usato lacrimogeni e getti d’acqua per disperdere la folla. Leggi la news

Jamal  al-Hajji, ex prigioniero di coscienza di nazionalità libica e danese, è stato arrestato il 1° febbraio a Tripoli da agenti in borghese per una presunta infrazione al codice della strada. Nei giorni precedenti aveva sollecitato, attraverso Internet, una mobilitazione per chiedere maggiori libertà, sul modello delle proteste di massa della Tunisia e dell’Egitto. Leggi la news