Necessaria un'inchiesta indipendente sulla repressione del 1989 a Tiananmen - Amnesty International Italia

Necessaria un’inchiesta indipendente sulla repressione del 1989 a Tiananmen

31 maggio 2009

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Cina: Amnesty International chiede un’inchiesta indipendente sulla repressione del 1989 a Tiananmen

CS075: 02/06/2009

Amnesty International ha chiesto oggi alle autorità cinesi di svolgere un’inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 nei confronti delle persone che manifestavano pacificamente a Tiananmen e nei dintorni della piazza.

Il governo di Pechino ha finora impedito ogni tentativo di fare luce sull’attacco militare che provocò, nel giugno di 20 anni fa, centinaia di morti e feriti. Alla vigilia del ventesimo anniversario delle proteste, le autorità hanno ulteriormente intensificato il giro di vite contro attivisti e avvocati.

In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989.

Il Congresso nazionale del popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione‘ – ha scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp.

Tra le persone tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati ‘controrivoluzionari’ che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997‘ – ha sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International.

Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d’espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime.

Il carcere non è l’unico strumento cui le autorità ricorrono per impedire il dibattito sugli eventi del 1989. Le più note rappresentanti del movimento delle Madri di Tiananmen, Ding Zilin e Jiang Peikun, sono soggette a frequenti intimidazioni da parte della polizia e a periodi di detenzione arbitraria. A maggio, è stato loro vietato partecipare a una cerimonia funebre cui invece hanno potuto prendere parte 50 altri esponenti del movimento, dopo aver promesso al ministero per la Sicurezza dello stato che non vi sarebbero state presenze esterne, soprattutto di giornalisti.

In occasione della presentazione del Rapporto annuale di Amnesty International, giovedì 28 maggio, la Segretaria generale dell’associazione, Irene Khan, ha chiesto alla Cina di firmare e ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici. L’organizzazione per i diritti umani ha apprezzato il Piano d’azione sui diritti umani, lanciato recentemente dal governo di Pechino, che prevede la fine delle detenzioni illegali e la protezione dei diritti umani garantiti dalla Costituzione cinese, ma ha sottolineato come il successo del Piano dipenderà dalla sua effettiva attuazione.

Nel contesto della recessione economica globale, il governo cinese ha dimostrato di essere pronto ad assumere un ruolo guida per stabilizzare l’economia mondiale. Ma quando si tratta di diritti umani, le aspettative del mondo rimangono deluse. Il numero delle persone ancora in carcere per i fatti di Tiananmen dimostra quanto sia ancora dominante la mancanza d’impegno in favore dei diritti umani‘ – ha concluso Rife.

Aggiornamento su casi seguiti da Amnesty International
 
Con l’approssimarsi del ventesimo anniversario della repressione di Tiananmen, le autorità cinesi hanno intensificato il giro di vite nei confronti degli attivisti per i diritti umani. Amnesty International ha documentato almeno 100 casi di attivisti trattati con violenza o sottoposti a brevi periodi di carcere per aver difeso i diritti sindacali, il diritto alla terra o quello all’alloggio. Molte persone che hanno sottoscritto la Carta 08, una petizione che chiede riforme legali e politiche, vengono spesso convocate per interrogatori. Alcuni attivisti sono stati posti sotto sorveglianza in vista dell’anniversario.

Nei primi quattro mesi del 2009, Amnesty International ha documentato almeno quattro casi di avvocati minacciati di violenze, almeno 10 casi di avvocati cui è stato impedito di incontrare o difendere i propri clienti e almeno un caso in cui un avvocato è stato imprigionato. Altri avvocati sono stati minacciati del ritiro della licenza a causa della loro attività professionale in favore dei diritti umani.

Questa è la situazione di alcuni prigionieri, condannati in relazione alle proteste del 1989 e il cui rilascio è previsto nei prossimi anni:

Jiang Yaqun, condannato in primo grado alla pena di morte per ‘sabotaggio controrivoluzionario’, con sospensione della pena. Si trova nella prigione Jinzhong di Pechino. Dopo aver beneficiato di tre riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nell’ottobre 2014.

Li Yujun, condannato in primo grado alla pena di morte per ‘incendio’, con sospensione della pena. Si trova nella prigione n. 2 di Pechino. Dopo sei riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nel novembre 2014.

Zhu Gengsheng, condannato in primo grado alla pena di morte, con sospensione della pena, per ‘sabotaggio controrivoluzionario’, per aver sventolato una bandiera e aver gridato ‘Vinceremo!’ mentre era salito su un carro armato dato alle fiamme. Si trova nella prigione n. 2 di Pechino. Dopo cinque riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nell’aprile 2013.

Queste altre persone continuano a essere perseguitate dalle autorità cinesi a causa del loro impegno in favore dei diritti umani, che risale ai fatti di Tiananmen:

Huang Qi, condannato a cinque anni di carcere per aver ospitato una discussione on line sulle proteste di Tiananmen e avere, tra l’altro, citato sul suo sito un rapporto di Amnesty International. Rilasciato il 4 giugno 2005, ha ripreso a pubblicare contenuti on line e a difendere i diritti umani. È stato nuovamente imprigionato nel giugno 2008, per aver preso le difese di cinque famiglie i cui figli erano morti nel terremoto che aveva colpito il Sichuan un mese prima.

Qi Zhiyong, reso disabile a causa di una ferita da arma da fuoco nel corso delle proteste del 1989. In un messaggio diffuso agli organi d’informazione il 15 aprile ha fatto sapere di essere stato arrestato dalla polizia. Amnesty International ritiene che il suo arresto sia legato al ventesimo anniversario della morte di Hu Yaobang, che diede vita all’inizio delle proteste del movimento per la democrazia.

Zhou Yongjun, leader studentesco condannato 20 anni fa a due anni di carcere e successivamente andato in esilio negli Usa. Al suo rientro in Cina, nel 1998, è stato sottoposto a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro. Di nuovo in esilio, lo scorso ottobre ha cercato di rientrare in Cina da Hong Kong ma è stato nuovamente arrestato. Le autorità negano tutto questo, ma secondo la stampa internazionale, compresa l’Associated Press, Zhou Yongjun è stato formalmente incriminato per frode, nel maggio di quest’anno.

FINE DEL COMUNICATO                                                                       Roma, 2 giugno 2009
 
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