Repubblica Democratica del Congo: rapporto Onu - Amnesty International Italia

Repubblica Democratica del Congo: rapporto Onu

19 ottobre 2010

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Amnesty International ha dichiarato oggi che la pubblicazione di un rapporto dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite che documenta gravi violazioni dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è un primo passo avanti significativo ma che occorrono azioni concrete per assicurare alla giustizia i responsabili.

‘Il ciclo di violenza e di abusi terminerà solo se i responsabili di crimini di diritto internazionale saranno chiamati a risponderne’ – ha dichiarato Salil Shetty, Segretario generale di Amnesty International. ‘La pubblicazione di questo rapporto dovrebbe essere solo il primo passo in questa direzione, e non l’ultimo’.

Il rapporto delle Nazioni Unite rappresenta la più completa indagine sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse nella Rdc dal marzo 1993 al giugno 2003.

‘Spetta ora al governo congolese, col sostegno dei governi regionali e dei paesi donatori, garantire che le conclusioni del rapporto si tradurranno in azioni concrete. Questo significa indagini e procedimenti giudiziari per chi ha commesso quei crimini orribili e anche riparazione in favore delle vittime’ – ha aggiunto Shetty.

Amnesty International ha sollecitato il governo di Kinshasa e le Nazioni Unite a istituire urgentemente una task force per sviluppare un piano d’azione complessivo e a lungo termine per porre fine all’impunità per i crimini commessi nel decennio cui fa riferimento il rapporto delle Nazioni Unite così come per quelli che si verificano ancora oggi su base quotidiana.

Il rapporto delle Nazioni Unite evidenzia anche l’incapacità del sistema giudiziario della Rdc di processare i responsabili di crimini di guerra, nonostante alcuni tentativi di riformarlo da parte del governo e della comunità internazionale.

A fronte di decine di migliaia di responsabili di crimini indicibili, il rapporto delle Nazioni Unite afferma che dal 1993 sono stati celebrati solo 12 processi (di fronte alle corti marziali e non ai tribunali civili) e solo due di questi hanno riguardato crimini commessi dal 1993 al giugno 2003.

Inoltre, solo quattro persone sono state citate nei mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nella Rdc. Tra queste, il generale Bosco Ntaganda, che il governo congolese non solo ha rifiutato di catturare ma anche promosso di grado all’interno delle sue forze armate.

Amnesty International sollecita il governo congolese e la comunità internazionale a destinare maggiori risorse per istituire un sistema di giustizia indipendente ed efficace.

‘A meno che i responsabili non siano chiamati a rispondere sul piano penale del loro operato e non emerga la verità sulle violazioni dei diritti umani, la pace e la stabilità nella regione dei Grandi Laghi non saranno raggiunte’ – ha messo in guardia Shetty.

‘Le recenti notizie di stupri di massa nella regione orientale di Walikale mostrano in tutta evidenza come la popolazione civile sia ancora a rischio e come la mancanza di indagini e procedimenti giudiziari si traduca nel segnale che i responsabili possono ancora agire nella completa impunità’ – ha commentato Shetty.

Amnesty International chiede al governo della Rdc e alle Nazioni Unite di prestare una più coerente e sostanziale attenzione alla professionalizzazione dell’esercito nazionale, che comprenda anche un’efficace procedura di verifica, azione che il rapporto delle Nazioni Unite considera essenziale ai fini di qualsiasi credibile iniziativa nel campo della giustizia nel paese.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                Roma, 1 ottobre 2010

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