Violenza online contro le donne: il coraggio di Silvia

9 Aprile 2018

© Getty Images

Tempo di lettura stimato: 4'

“Un pomeriggio ho litigato con il mio fidanzato per futili motivi e sono rimasta a casa da sola con il suo telefono e il suo pc sulla scrivania. Non so bene perché, ma quel pomeriggio ho fatto quello che non avevo mai pensato di fare prima: entrare nei suoi account social. Conoscevo le sue password da tempo, ma non le avevo mai usate, non ne avevo mai sentito il bisogno”.

Silvia ha deciso di affidarci la sua storia. Un racconto di sofferenza e umiliazione che tante giovani donne come lei stanno sperimentando.

La terribile scoperta

“Ho scoperto l’inverosimile. Il mio ex ragazzo e i suoi amici avevano creato un gruppo su Whatsapp in cui condividevano sistematicamente foto, video e registrazioni audio di natura erotica. Questo materiale veniva raccolto in modi diversi a seconda della disponibilità della ragazza in questione”, ci ha raccontato.

“Alcuni ragazzi esercitavano pressione psicologica sulle rispettive fidanzate – con frasi del tipo ‘se me le mandi, ti amerò di più’ oppure ‘così non ti tradirò mai’ – convincendo le ragazze a scattarsi foto o a girare dei video a sfondo erotico. In altre occasioni, i ragazzi hanno fatto ricorso a strumentazione occulta scattando foto e registrazioni vocali di nascosto durante i rapporti sessuali”.

“Oltre a questa chat, le stesse persone condividevano materiale anche in una chat sui social in cui si mandavano principalmente foto di modelle, ma anche foto di ragazze conosciute (magari in costume). Tutte queste foto, seppur vero che pubbliche, venivano commentate in maniera oscena con frasi tipo ‘questa si merita lo stupro’ e simili”, ha detto Silvia.

Non solo Silvia è stata umiliata, ma la sua storia e il suo dolore sono stati anche minimizzati da coloro i quali non hanno condannato in modo categorico atti di questo genere.

“Purtroppo quando ho visto quelle immagini sul computer sono stata assalita dal disgusto, dalla rabbia e dalla disperazione, quindi, d’impulso ho cancellato tutto il materiale dal computer del mio ex ragazzo, cancellando così le prove che avrei potuto utilizzare contro di loro”.

Il coraggio di reagire

“Dopo quasi tre mesi, presa dalla frustrazione e dalla rabbia, ho deciso di scrivere uno status su Facebook accusando pubblicamente i responsabili (senza mai nominarli, ma nominando il nome della chat che era conosciuta nella cerchia di amici) e raccontando della chat (omettendo i dettagli sul materiale che girava su di me). Ho ricevuto molto appoggio da parte dei miei conoscenti, ma non da parte della cerchia del mio ex”.

“A parte il mio ex ragazzo, nessuno dei partecipanti della chat mi ha mai risposto. Nessuna delle fidanzate mi ha mai chiesto se il materiale includesse anche loro. Gli amici e soprattutto i familiari del mio ex mi hanno accusata di scorrettezza e di esagerazione”.

L’ex compagno di Silvia, venendo meno al patto di fiducia che si instaura tra due persone, anche e soprattutto nei momenti di intimità, ha esposto questa giovane donna a ogni tipo di abuso e violenza verbale, lasciandola in uno stato di tremenda umiliazione.

Poco tempo fa ho scoperto che i responsabili continuano a burlarsi di me. La chat ora cambia nome tutti i giorni e ogni giorno viene cercata una parola che faccia rima con ‘puttane’: cubane, malsane, africane… probabilmente, le conversazioni sono esattamente le stesse di prima”.

cifre

Violenza contro le donne online: i dati

La storia di Silvia non è un caso isolato. In Italia internet può essere un luogo minaccioso e pericoloso per le donne.

A rivelarlo i dati della ricerca che abbiamo commissionato all’istituto IPSOS MORI e che ha coinvolto circa 4000 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni in ciascuno di questi otto paesi: Danimarca, Italia, Nuova Zelanda, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Stati Uniti d’America.

911 donne hanno risposto di aver subito molestie o minacce online, 688 delle quali sui social media. Per quanto riguarda l’Italia, su 501 donne intervistate, 81 hanno subito molestie o minacce online, 62 delle quali sui social media.

Oltre all’impatto psicologico negativo che ne deriva, la risposta inadeguata alla violenza online e a tali abusi può scoraggiare le denunce e provocare forme di auto-censura in rete delle proprie opinioni, fino alla decisione di cancellarsi dai social media.

Le donne hanno il diritto di vivere libere dalla discriminazione e dalla violenza, sia online che offline. Ma lasciando che le molestie nei loro confronti aumentino, i social media stanno compromettendo questo diritto.

Guarda i risultati completi della ricerca.

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La violenza sulle donne, compresa quella online, è un fenomeno ancora all’ordine del giorno. A confermarlo l’indagine “Gli italiani e le discriminazioni” realizzata da Doxa intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-70 anni).

Per 6 italiani su 10 la violenza sulle donne è aumentata in questi ultimi anni e sempre più spesso si sentono notizie in cui si parla di femminicidio. Ma, a pensarla così, sono quasi 7 donne su 10, contro il 50% degli uomini. C’è poi un restante 40% di Italiani per i quali il fenomeno è rimasto invariato, ma che credono che se ne parli di più su media e social media (anche in questo caso, a minimizzare il problema sono gli uomini, risponde così il 47% contro il 30% delle donne).

Valutazioni e sensazioni confermate dai 140 femminicidi commessi solo nel 2017, a fronte di un calo del numero totale degli omicidi commessi (355, -11% rispetto al 2016).

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