Siria: rapporto di Amnesty International su attacchi brutali e illegali compiuti dalle forze governative ad al-Raqqa nel novembre 2014 - Amnesty International Italia

Siria: rapporto di Amnesty International su attacchi brutali e illegali compiuti dalle forze governative ad al-Raqqa nel novembre 2014

17 marzo 2015

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Un nuovo rapporto di Amnesty International ha fatto luce su una serie di attacchi aerei, condotti dall’aviazione siriana contro la città di al-Raqqa dall’11 al 29 novembre 2014, che hanno causato la morte di almeno 115 civili, tra cui 14 bambini. In considerazione degli obiettivi colpiti (tra cui una moschea, un mercato affollato e altri edifici privi di interesse militare), Amnesty International ha concluso che alcuni degli attacchi abbiano costituito crimini di guerra.

Il governo siriano pare del tutto indifferente di fronte alla carneficina causata dai suoi attacchi e rifiuta persino di ammettere che vi siano perdite civili. Ad al-Raqqa, l’aviazione ha lanciato ripetuti attacchi contro aree civili in cui non vi erano obiettivi militari chiaramente identificabili, violando in modo flagrante l’obbligo di distinguere tra obiettivi civili e militari‘ – ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Secondo le autorità siriane, gli attacchi avevano per obiettivo le basi e i membri del gruppo che si è denominato Stato islamico, che nel giugno 2014 ha conquistato al-Raqqa proclamandola capitale del ‘califfato islamico’, comprendente territori in Siria e in Iraq. Le prove raccolte da Amnesty International, tuttavia, hanno dimostrato che nella maggior parte dei casi non era identificabile alcun obiettivo militare nei pressi delle aree attaccate.

Durante il più sanguinoso giorno di attacchi, il 25 novembre, le forze governative hanno bombardato una serie di obiettivi civili, tra cui una moschea, un mercato, vari negozi, un edificio residenziale, un deposito e la rete di trasporti pubblici.

Un testimone ha descritto la scena subito dopo l’attacco al Mercato del museo, nei pressi del quale non vi erano basi militari né posti di blocco bensì molti edifici, 40 dei quali danneggiati: “Un disastro… Quello è il principale mercato di al-Raqqa e di giorno è sempre pieno di gente. C’erano corpi ovunque. Ne ho caricati 40 sulle automobili, sulle ambulanze e su altri mezzi diretti agli ospedali. Ho visto almeno 50 feriti, alcuni gravi‘. Un altro testimone ha descritto una situazione simile dopo un attacco nella zona della Città industriale: ‘Era pieno di corpi, alcuni erano bruciati, altri avevano ferite ai piedi e alle mani, uno penzolava da un impianto elettrico, credo a causa dell’esplosione‘.

La Città industriale è una zona densamente popolata. Secondo gli abitanti, non c’erano basi o posti di blocco dello Stato islamico anche se alcuni suoi membri usavano le officine per riparare i loro veicoli.

Nella maggior parte degli attacchi, non c’era alcun obiettivo chiaramente identificabile. In pochi casi, i testimoni hanno riferito di aver visto alcuni membri dello Stato islamico che però erano in abiti civili e dunque è del tutto improbabile che fossero l’obiettivo degli attacchi. Nel bombardamento della moschea è possibile che siano morti anche dei membri dello Stato islamico, che come altri fedeli stavano prendendo parte alla preghiera del venerdì.

Era l’ora della preghiera e la moschea era piena di gente. C’erano brandelli di corpi sul pavimento, molti morti e feriti. Non ricordo il numero esatto perché ero sotto shock‘ – ha detto un testimone. ‘La mera presenza di membri dello Stato islamico non avrebbe dovuto autorizzare bombardamenti a tappeto in cui era estremamente probabile che sarebbero morti molti civili‘ – ha commentato Luther.

Nella migliore delle ipotesi, parecchi degli attacchi dell’aviazione siriana contro al-Raqqa hanno costituito attacchi sproporzionati o indiscriminati. Alcuni di essi erano presumibilmente diretti contro la popolazione civile e obiettivi civili e, in quanto tali, dovrebbero essere indagati come crimini di guerra.

Il governo siriano mostra di replicare un modello ben collaudato in tutto il paese: punire brutalmente i civili per la presenza nella loro zona di oppositori armati.

Da quando lo Stato islamico ha assunto il controllo dell’area, la popolazione di al-Raqqa vive sotto un regime di paura ed è obbligata a seguire l’interpretazione radicale della legge islamica. Chi è sospettato di aver violato gli editti o di opporsi allo Stato islamico viene ucciso in modo sommario o sottoposto alle pene corporali dell’amputazione e della fustigazione.

La popolazione di al-Raqqa già deve sopportare di vivere sotto il brutale giogo dello Stato islamico. Punire un’intera popolazione perché la città in cui vive è ora sotto il controllo dello Stato islamico non trova alcuna giustificazione‘ – ha dichiarato Luther. ‘Il governo non può continuare a giustificare brutalità di massa col ritornello che si sta limitando a colpire i ‘terroristi’. Questa scusa è stata usata più volte per compiere bombardamenti indiscriminati che hanno causato migliaia di vittime civili‘ – ha proseguito Luther.

Quattro anni di crisi in Siria hanno imposto alla popolazione civile un prezzo devastante. Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno mancato completamente di dare seguito alla risoluzione del Consiglio di sicurezza del febbraio 2014, che aveva chiesto la fine degli attacchi indiscriminati e di quelli contro i civili, degli assedi dei centri abitati, delle detenzioni arbitrarie e della tortura e l’ingresso senza ostacoli degli aiuti umanitari.

In tutta la Siria, sia lo Stato islamico che le forze governative stanno commettendo crimini agghiaccianti contro la popolazione civile. Se il Consiglio di sicurezza non riesce a far applicare le sue risoluzioni, la sofferenza dei civili è destinata a moltiplicarsi‘ – ha aggiunto Luther. ‘Riferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale invierebbe alle parti in conflitto il messaggio che chi ha ordinato o commessi crimini di guerra sarà portato di fronte alla giustizia, mentre un embargo sulle armi contribuirebbe a fermare l’afflusso degli armamenti che vengono usati per compiere quei crimini‘ – ha concluso Luther.