Somalia: rilasciare il giornalista catturato da gruppo armato - Amnesty International Italia

Somalia: rilasciare il giornalista catturato da gruppo armato

24 febbraio 2010

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(24 febbraio 2010)

Amnesty International chiede il rilascio immediato  di Ali Yusuf Adan, giornalista radiofonico somalo rapito dal gruppo armato al-Shabab; il rapimento sarebbe seguito alla messa in onda di un servizio sull’uccisione di un uomo nel distretto di Wanleweyn per mano del gruppo armato. 
 
Amnesty International teme per l’incolumità di Adan, considerate le numerose violazioni dei diritti umani commesse da al-Shabab contro i civili; l’organizzazione per i diritti umani chiede il rilascio immediato del giornalista e sollecita il gruppo armato a porre fine alle minacce nei confronti dei giornalisti e a rispettare il diritto di tutti i somali alla libertà di espressione.
 
Ali Yusuf Adan, 47 anni, corrispondente della radio Somaliweyn,  è stato rapito il 21 febbraio a Wanleweyn, città a nord-ovest della capitale Mogadiscio, controllata dai gruppi armati. Adesso è trattenuto nella città portuale di Merka , nel sud della Somalia. Secondo quanto dichiarato da al-Shabab, il giornalista è stato rapito perché aveva commesso un ‘errore’.
 
Nei mesi scorsi il gruppo ha imposto drastiche restrizioni ai giornalisti nel tentativo di soffocare l’informazione nelle zone sotto il suo controllo. Ha chiuso stazioni radiofoniche, vietato la messa in onda di servizi che menzionano il governo somalo e fatto dichiarazioni intimidatorie contro i giornalisti. Molti giornalisti fuggiti dalla Somalia hanno riferito ad Amnesty International di avere lasciato il paese perché minacciati di morte da persone che avevano dichiarato di appartenere ad al-Shabab.  
 
Nove giornalisti sono stati uccisi nel 2009 in Somalia, di cui almeno tre deliberatamente. Due direttori di emittenti radiofoniche, Said Tahlil Ahmed e Mukhtar Hirabe sono stati uccisi lo scorso anno nel mercato di Bakara, un’area controllata dalla milizia al-Shabab.
 
Sebbene al-Shabab abbia negato il coinvolgimento in queste uccisioni, i leader del gruppo non hanno pubblicamente condannato gli attacchi contro gli organi di stampa né ordinato alle loro forze di non colpire i giornalisti.