Spagna: individuare i responsabili delle morti di migranti a Ceuta - Amnesty International Italia

Spagna: individuare i responsabili delle morti di migranti a Ceuta

16 febbraio 2014

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In seguito alla conferma da parte del ministro dell’Interno spagnolo che la polizia ha sparato proiettili di gomma per fermare i migranti che cercavano di entrare nell’enclave spagnola di Ceuta – circostanza che può aver contribuito al decesso per annegamento di almeno 11 persone – Amnesty International ha chiesto un’indagine completa, efficace e indipendente. I migranti annegati facevano parte di un gruppo di circa 250 persone provenienti dall’Africa subsahariana che avevano tentato di raggiungere il territorio spagnolo il 6 febbraio, entrando a Ceuta via mare dal vicino Marocco.

La perdita di queste vite è terribile e le autorità spagnole devono dire la verità su quanto è successo, in particolare visto che la versione del ministro contraddice dichiarazioni ufficiali precedenti. È urgente che le autorità stabiliscano cosa è andato storto e chiamino a renderne conto i responsabili‘, ha dichiarato Jezerca Tigani, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

La sera di giovedì 13 febbraio, in una dichiarazione dinanzi al Congresso spagnolo, il ministro dell’Interno Jorge Fernández Díaz ha confermato che, il 6 febbraio, agenti della Guardia civil avevano impiegato attrezzature antisommossa, tra cui proiettili di gomma, per fermare i migranti che stavano raggiungendo Ceuta a nuoto. Almeno 11 migranti erano annegati e un gruppo di 23 persone giunte sulla riva era stato respinto oltre il confine con il Marocco senza alcuna procedura formale. Nel suo discorso, il ministro ha affermato che le attrezzature antisommossa erano state utilizzate in modo da garantire che le persone in mare non fossero colpite.

A prescindere dal fatto se i migranti siano stati colpiti o meno, spetterà a un’inchiesta indipendente determinare se le autorità della Guardia civil e di frontiera abbiano agito in modo appropriato. I risultati di tale indagine dovranno essere resi pubblici e chiunque sia riconosciuto responsabile di violazioni dei diritti umani dovrà essere portato dinanzi alla giustizia‘, ha aggiunto Tigani.

Il ministro degli Interni ha ammesso che la Guardia civil ha consegnato alle autorità marocchine 23 persone arrestate sulle spiagge di Ceuta. Il ministro ha affermato che ciò era legittimo, sostenendo che i migranti non fossero giunti in territorio spagnolo. ‘Indipendentemente dal luogo in cui si trovavano, le 23 persone erano chiaramente sotto la giurisdizione spagnola una volta arrestate dagli agenti della Guardia civil. Le azioni dei funzionari spagnoli possono essere descritte come un’operazione di respingimento, la pratica di rimandare indietro sommariamente un gruppo di migranti oltre il confine. Le espulsioni sommarie o i respingimenti dei migranti, senza dare loro la possibilità di contestare l’espulsione, sono una violazione diretta degli obblighi spagnoli, comunitari e internazionali, così come lo è il rigetto dei richiedenti asilo alla frontiera‘- ha ribadito Tigani.

Amnesty International e Organizzazioni non governative spagnole hanno documentato una serie di casi pregressi, in cui le autorità di Madrid sembrano avere sommariamente espulso migranti, richiedenti asilo e rifugiati dalle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, che condividono entrambe una frontiera terrestre con il Marocco. L’organizzazione non è a conoscenza di alcuna indagine in merito a questi episodi. Un accordo permanente tra Spagna e Marocco per rimandare indietro migranti che entrano in territorio spagnolo sembra essere il mezzo che facilita alcune delle espulsioni, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani.