Tunisia: un anno dopo la fine dell'era Ben Ali, ancora si attendono riforme profonde - Amnesty International Italia

Tunisia: un anno dopo la fine dell’era Ben Ali, ancora si attendono riforme profonde

13 gennaio 2012

Tempo di lettura stimato: 9'

Il governo ad interim della Tunisia deve ancora realizzare quelle riforme profonde nel campo dei diritti umani che le persone scese in piazza un anno fa avevano chiesto. È questa la valutazione che Amnesty International ha fatto, 12 mesi dopo la fuga dal paese dell’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali.

Secondo Amnesty International, le autorità tunisine hanno inizialmente assunto provvedimenti positivi, quali la firma di importanti trattati internazionali e il riconoscimento di maggiore libertà ai mezzi d’informazione e alle organizzazioni per i diritti umani. Tuttavia, le forze di sicurezza continuano in larga misura a non essere chiamate a rispondere del loro operato e le vittime delle violazioni dei diritti umani attendono ancora giustizia.

Il governo ad interim ha dato alcuni segnali incoraggianti in direzione delle riforme nel campo dei diritti umani, ma per molti tunisini il passo del cambiamento è troppo lento‘ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice per l’Africa del Nord e il Medio Oriente di Amnesty International.

Fino a quando non vedremo approvata una Costituzione che garantirà i diritti fondamentali, l’accertamento delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani e il consolidamento dello stato di diritto, ogni giudizio sulla reale volontà politica di cambiare le cose nel campo dei diritti umani sarà prematuro‘ – ha aggiunto Sahraoui.

Le questioni urgenti

Una priorità urgente del 2012, per le autorità tunisine, dovrà essere la radicale ristrutturazione delle forze di sicurezza. Nel marzo scorso è stato sciolto il temuto dipartimento per la Sicurezza dello stato, responsabile di anni di violazioni dei diritti umani nell’era Ben Ali. Tuttavia, si teme che i suoi appartenenti siano stati semplicemente integrati in altri corpi di sicurezza, che agiscono in modo non trasparente senza essere chiamati a rispondere del loro operato.

Amnesty International ha documentato una serie di casi, dalla caduta di Ben Ali, in cui manifestazioni e sit-in sono stati dispersi con la forza e i partecipanti sono stati picchiati.

L’organizzazione per i diritti umani ha pertanto chiesto al governo tunisino di emanare istruzioni chiare sull’uso della forza e istituire un organismo indipendente di supervisione sull’operato delle forze di sicurezza.

Amnesty International ha inoltre sottolineato che il governo non ha dato risposte adeguate alle richieste di giustizia per le violazioni dei diritti umani verificatesi in passato, sia durante la recente rivolta che nel corso della repressione dei 23 anni precedenti.

Secondo dati ufficiali, tra dicembre 2010 e gennaio 2011 sono morte almeno 300 persone e i feriti sono stati 700.

Mentre nel giugno scorso Ben Ali e i suoi familiari sono stati processati (in alcuni casi, in contumacia) per corruzione e altri capi d’accusa, i tunisini hanno dovuto attendere il mese di novembre per vedere l’apertura del processo nei confronti di Ben Ali (sempre in contumacia) e di una quarantina di alti funzionari pubblici per l’uccisione dei manifestanti. Ben Ali rimane al riparo dalla giustizia in Arabia Saudita, nonostante i tentativi delle autorità di Tunisi di ottenere la sua estradizione.

Una commissione d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste deve ancora presentare le sue conclusioni e pochi responsabili sono stati sottoposti a processo.

Alcuni funzionari di alto livello delle forze di sicurezza all’inizio hanno semplicemente rifiutato di essere interrogati. Sebbene in qualche caso i tribunali civili abbiano avviato indagini, alcuni giudici non hanno voluto o non sono stati in grado di svolgere indagini approfondite e indipendenti.

Le famiglie delle persone uccise o ferite dalle forze governative hanno detto ad Amnesty International che molti dei presunti responsabili sono ancora liberi e che alcuni di questi hanno persino ricevuto una promozione.

Se il governo vuole seriamente promuovere i diritti umani e consolidare lo stato di diritto, non può evitare di dare verità e giustizia alle famiglie delle persone uccise e ferite e di chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni‘ – ha commentato Sahraoui.

Le azioni positive

Amnesty International ha apprezzato la decisione da parte delle autorità tunisine di firmare una serie di importanti trattati internazionali sui diritti umani. L’anno scorso, la Tunisia ha aderito alla Corte penale internazionale e ha ritirato le riserve alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne.

Tuttavia, molte donne hanno lamentato di essere state messe ai margini, durante il periodo di transizione, dai partiti politici che hanno riservato prevalentemente agli uomini il ruolo di candidati di punta alle elezioni.

Altri sviluppi positivi sono stati il rilascio dei prigionieri politici e dei prigionieri di coscienza che erano in carcere prima della rivolta e la fine delle sistematiche intimidazioni e minacce delle forze di sicurezza nei confronti degli ex prigionieri politici. Peraltro, non è stato ancora posto in essere un meccanismo complessivo per garantire loro riparazione e riabilitazione.

Dopo la rivolta, le organizzazioni per i diritti umani hanno potuto per la prima volta riunirsi liberamente. La Lega tunisina per i diritti umani ha tenuto a settembre, dopo oltre un decennio, il suo primo congresso annuale, cui ha preso parte anche il primo ministro ad interim.

Dopo le elezioni di ottobre, è stato formato un governo di coalizione e Moncef Marzouki, attivista per i diritti umani ed ex prigioniero di coscienza di Amnesty International, è stato nominato presidente ad interim della Tunisia.

In un incontro con la società civile tunisina, Moncef Marzouki ha firmato il ‘Manifesto per il cambiamento‘ di Amnesty International, impegnandosi in questo modo a favore di 10 misure fondamentali in materia di diritti umani.

La nuova Costituzione
 
La stesura della nuova Costituzione è, a giudizio di Amnesty International, un’opportunità fondamentale per inserire i diritti umani all’interno delle istituzioni del paese. L’organizzazione ha pertanto chiesto che il nuovo documento valorizzi i principi di non discriminazione e dell’indipendenza del potere giudiziario.

L’Assemblea costituente nazionale ha ora la grande responsabilità di rompere con le violazioni dei diritti umani del passato e di assicurare che i diritti umani siano inclusi nella Costituzione. La stesura della Costituzione è un’opportunità da cogliere per garantire la protezione dei diritti umani e l’uguaglianza di fronte alla legge. Le tunisine e i tunisini non saranno soddisfatti da riforme di facciata. Un test fondamentale sarà se le autorità saranno in grado di garantire i diritti economici e sociali, con tutte le sfide che ciò rappresenta‘ – ha concluso Sahraoui.

Trattati internazionali

Nel 2011 il governo ad interim della Tunisia ha ratificato una serie di importanti trattati in materia di diritti umani, tra i quali:

il Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici;
il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumane e degradanti;
la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate.

Le autorità tunisine hanno inoltre ritirato le riserve alla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne.

Infine, nel luglio 2011 la Tunisia è diventato il 116mo stato parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Firma l’appello ‘Garantire i diritti umani nella nuova Costituzione tunisina!’

FINE DEL COMUNICATO                                                                          Roma, 13 gennaio 2012

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