Turchia: migliorano le condizioni di detenzione di Abdullah Öcalan - Amnesty International Italia

Turchia: migliorano le condizioni di detenzione di Abdullah Öcalan

20 novembre 2009

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Turchia: migliorano le condizioni di detenzione di Abdullah Öcalan dopo 10 anni di isolamento

(20 novembre 2009)

Secondo quando riportato il 17 novembre, cinque prigionieri sono stati trasferiti presso la nuova prigione ‘tipo F’, situata sull’isola di Imralý, per essere detenuti insieme ad Abdullah Öcalan, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), dal 1999 unico prigioniero sull’isola, sottoposto a un rigido regime di isolamento con limitato accesso alla sua famiglia e al suo avvocato.

I sei prigionieri potranno incontrarsi per 10 ore a settimana, in linea con i regolamenti applicabili ai detenuti nelle carceri di alta sicurezza turche.

 L’isolamento è una grave punizione con effetti dannosi, compresi quelli alla salute fisica e mentale, che dovrebbe essere imposta solo in casi estremi e per il minor tempo possibile. Gli standard e le raccomandazioni regionali e internazionali sono sempre più a favore per la restrizione o eliminazione di questa pratica.

Ulteriori informazioni

Abdullah Öcalan è stato catturato in Kenya nel 1999 e rinviato in Turchia, dove è stato processato con l’accusa di ‘tradimento e separatismo’ ai sensi dell’articolo 125 del codice penale turco. La sentenza capitale, emessa il 29 giugno 1999 dalla Corte per la sicurezza dello stato, è stata successivamente commutata in ergastolo. Da allora, Öcalan è detenuto in isolamento sull’isola di Imralý.

All’epoca del processo, Amnesty International aveva sollevato diverse preoccupazioni, incluso il fatto che il diritto alla autodifesa, a un’udienza pubblica, alla presunzione di innocenza e il principio della ‘parità di accesso’ erano stati violati. Il 12 maggio 2005, la Grande camera della Corte europea dei diritti umani ha stabilito che gli aspetti procedurali del processo avevano violato gli obblighi della Turchia di garantire il diritto a un processo equo, sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani.