Venezuela: fermare la violenta repressione del dissenso

Venezuela, almeno 13 morti nelle proteste: fermare la violenta repressione del dissenso

24 gennaio 2019

© Laura Rangel

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Dall’inizio della settimana migliaia di venezuelani sono scesi in strada per protestare contro la profonda crisi istituzionale e dei diritti umani nel paese. Invece di cercare soluzioni e aprire un dialogo per venire incontro alle loro richieste, le autorità sotto il comando di Nicolás Maduro hanno dispiegato polizia ed esercito per attuare la loro politica repressiva“.

Lo ha dichiarato la direttrice di Amnesty International per le Americhe Erika Guevara-Rosas commentando la nuova ondata di repressioni in atto in Venezuela sui i manifestanti in piazza contro la crisi economica e istituzionale.

Almeno 13 persone sono morte durante gli scontri tra la polizia e i manifestanti e 218 persone sono state arrestate.

L’attuale crisi sociale e politica del Venezuela sta mettendo a dura prova i diritti umani nel Paese e la popolazione ne sta pagando il prezzo più caro. Il governo non tollera il dissenso e sta usando tutto il suo potere per mettere a tacere tutte le voci critiche.

Amnesty International ha ricevuto segnalazioni sulla presenza in strada delle famigerate Forze d’azione speciale, il reparto della Polizia nazionale bolivariana in passato accusato di violenze e uso eccessivo della forza letale e cui non spetta la gestione delle manifestazioni. Questa loro presenza pone in grave pericolo la vita e l’integrità fisica delle persone che prendono parte alle proteste. Vi sono già state gravi denunce sull’impiego di gruppi armati filo-governativi per cercare d’impedire le proteste in varie parti del paese”, ha aggiunto Erika Guevara-Rosas.

Il governo, attraverso lo schieramento delle forze di sicurezza e di intelligence, arresta dissidenti politici, spogliandoli della loro libertà di espressione e del diritto alla protesta pacifica. Il sistema giudiziario nega qualsiasi possibilità di giusto processo.

Abbiamo documentato i casi di persone (come Gilber, Venus, Yon, Steyci e Villca) in carcere e detenute arbitrariamente con la sola colpa di aver espresso la propria opinione. Ma questi sono solo alcuni dei casi, ci sono tante altre vittime dell’implacabile repressione del governo contro l’opposizione politica.

Protestare non può essere sinonimo di morte. Usare le pallottole per ridurre al silenzio chi pone legittime richieste riguardo ai diritti umani riduce ulteriormente le possibilità di una soluzione pacifica alla grave crisi internazionale e dei diritti umani che il Venezuela sta attraversando negli ultimi anni“.
In questi momenti di grande tensione e conflitto sociale in Venezuela, Nicolás Maduro e il suo governo devono porre fine alla repressione e soprattutto garantire la vita e l’integrità fisica delle persone che manifestano contro di loro“, ha concluso Erika Guevara-Rosas.