Capo di stato: Islam Karimov
Capo del governo: Shavkat Mirzioiev
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 27,5 milioni
Aspettativa di vita: 67,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 63/53‰
Alfabetizzazione adulti: 96,9%
Le autorità hanno continuato a rifiutare lo svolgimento di un'inchiesta internazionale indipendente sulle uccisioni di massa di manifestanti avvenute ad Andijan nel 2005. Difensori dei diritti umani e giornalisti hanno continuato a essere perseguitati e alcuni sono stati condannati a pene detentive dopo processi iniqui. Decine di membri di gruppi religiosi islamici di minoranza sono stati condannati a lunghe pene detentive dopo processi iniqui. La libertà di religione e di credo è stata ulteriormente limitata. Con ondate di detenzioni arbitrarie, le forze di sicurezza hanno messo fuori gioco numerose persone, e i loro parenti, sospettate di coinvolgimento con partiti islamici messi al bando e con gruppi armati accusati di attentati in tutto il paese. Migliaia di persone condannate per coinvolgimento con movimenti islamici e partiti islamisti sono rimasti in carcere in condizioni molto dure e pericolose per la loro incolumità. Sono continuate le segnalazioni di tortura o altri maltrattamenti.
Il 13 maggio 2005, ad Andijan, le forze di sicurezza uccisero centinaia di manifestanti in gran parte pacifici. Quattro anni dopo, le autorità si sono ancora rifiutate di avviare o di consentire lo svolgimento di un'inchiesta internazionale indipendente sui fatti. Il governo non ha rilasciato tutti i difensori dei diritti umani detenuti, né ha raggiunto altri parametri di riferimento sui diritti umani stabiliti dall'Eu nel 2005 quando, in seguito alle uccisioni, l'Eu aveva imposto il divieto di concessione del visto per 12 funzionari e un embargo sulle armi. Il governo ha considerato chiusa la questione, come ha comunicato durante l'Esame periodico universale delle Nazioni Unite sui diritti umani nel dicembre 2008, quando i suoi rappresentanti hanno ancora una volta negato l'uso eccessivo o sproporzionato della forza.
A ottobre, l'Eu ha incondizionatamente revocato l'embargo sulle armi all'Uzbekistan, malgrado il governo non abbia raggiunto i parametri di riferimento sui diritti umani.
Nuove ondate di detenzioni arbitrarie hanno fatto seguito a presunti attentati, avvenuti a maggio e agosto nella valle di Fergana e nella capitale Tashkent, e agli omicidi di un imam filogovernativo e di un alto funzionario di polizia a Tashkent, nel mese di luglio. Le autorità ne hanno addossato la responsabilità al Movimento islamico dell'Uzbekistan (Imu), all'Unione della Jihad islamica (Iju) e al partito islamista non riconosciuto Hizb-ut-Tahrir, messo al bando in Uzbekistan. La Iju ha rivendicato gli attentati del 26 maggio contro una stazione di polizia, un valico di frontiera e un ufficio governativo di Khanabad, nonché un attentato suicida a una stazione di polizia di Andijan dello stesso giorno. Almeno tre persone sono morte il 29 agosto a Tashkent, in una sparatoria tra uomini armati non identificati e forze di sicurezza.
Tra le decine di persone arrestate come sospetti membri o simpatizzanti dell'Imu, dell'Iju e di Hizb-ut-Tahrir, c'erano uomini e donne che frequentavano moschee non autorizzate, avevano studiato con imam indipendenti, avevano viaggiato o studiato all'estero o avevano parenti che vivevano all'estero o erano sospettati di affiliazione a gruppi islamici messi al bando. Si ritiene che molti siano stati detenuti senza accusa né processo per lunghi periodi. Vi sono state segnalazioni di torture e processi iniqui.
*A settembre, all'avvio del primo processo per gli attentati del 26 maggio a Khanabad, attivisti per i diritti umani hanno riferito che il processo veniva celebrato a porte chiuse, nonostante il procuratore generale avesse in precedenza assicurato che sarebbe stato pubblico ed equo.
*Almeno 30 uomini sono stati arrestati nel mese di ottobre a Sirdaria, perché sospettati di coinvolgimento negli omicidi di luglio a Tashkent e di appartenenza all'Hizb-ut-Tahrir. Parenti di alcuni degli arrestati hanno dichiarato che gli uomini non avevano alcun legame con l'Hizb-ut-Tahrir o con gruppi armati ma avevano solo praticato il loro culto in moschee non autorizzate. A ottobre, parenti di alcuni degli imputati hanno sostenuto che questi erano stati torturati durante la custodia cautelare, nel tentativo di costringerli a confessare di aver partecipato agli omicidi di luglio. Una madre ha riferito che suo figlio aveva la faccia gonfia e il corpo coperto di lividi, che gli avevano piantato aghi nelle piante dei piedi e applicato scosse elettriche all'ano e che faceva fatica a mangiare, a stare in piedi e a camminare.
Sono pervenute continue segnalazioni di un diffuso ricorso a tortura o altri maltrattamenti dei detenuti, mentre le autorità nella maggior parte dei casi non hanno condotto indagini rapide e imparziali su tali denunce. Diverse migliaia di persone, condannate per coinvolgimento con movimenti islamici e partiti islamisti vietati in Uzbekistan, hanno continuato a scontare lunghe pene detentive in condizioni equiparabili a trattamento crudele, disumano e degradante.
*A gennaio, una corte d'appello di Tashkent ha confermato le pene detentive fino a 17 anni di quattro agenti di polizia condannati per tortura, nel dicembre 2008. Gli agenti erano stati condannati per l'omicidio del trentenne Muzaffar Tuichev, avvenuto nel marzo 2008 nella città di Angren. Parenti dell'uomo avevano dichiarato che lo avevano arrestato per estorcergli denaro e che fino a 15 agenti lo avevano picchiato e torturato per diverse ore.
*A novembre, sono state rese pubbliche notizie sulle condizioni di Yusuf Dzhuma, poeta e critico dell'operato del governo, condannato a cinque anni di reclusione nell'aprile 2008 con l'accusa di resistenza all'arresto e lesioni. L'uomo risultava essere emaciato, malato e appena in grado di camminare. Secondo quanto riferito, era stato tenuto in celle di punizione per periodi fino a 11 giorni e, in un'occasione, ammanettato, appeso per le mani al soffitto e picchiato ripetutamente. Egli ha raccontato alla sua famiglia che, nel corso di una visita al campo di prigionia Yaslik dei delegati dell'Icrc, era stato trasferito in un carcere di Nukus, gli erano stati negati cibo e bevande, gli avevano impedito di usare i servizi igienici ed era rimasto nudo in un ambiente molto freddo.
*Sempre a novembre, l'organizzazione indipendente per i diritti umani Ezgulik ha denunciato che due sorelle arrestate a Tashkent a maggio e accusate di "vandalismo" e rapina, erano state ripetutamente stuprate dagli agenti di polizia durante il fermo. La famiglia ha dichiarato che le accuse contro le due donne erano state inventate. Successivamente sono state condannate a sei e sette anni di carcere. A quanto sembra, una delle sorelle è rimasta incinta a causa degli stupri e ha cercato di suicidarsi. Nel mese di dicembre, la procura generale ha accettato di condurre un'inchiesta sul loro caso.
Difensori dei diritti umani e giornalisti indipendenti hanno continuato a essere perseguitati, picchiati e arrestati, anche se le autorità lo hanno ripetutamente negato.
Nonostante alcuni difensori dei diritti umani siano stati rilasciati con la condizionale nel 2008 e nel 2009, altri sono rimasti in carcere a seguito delle condanne comminate in anni precedenti.
Almeno 10 difensori dei diritti umani sono rimasti detenuti in condizioni crudeli, disumane e degradanti, scontando lunghe pene detentive inflitte dopo processi iniqui. Essi hanno avuto limitate possibilità di incontrare parenti e avvocati e, secondo le segnalazioni, sono stati torturati o maltrattati.
Nel corso dell'anno, almeno tre difensori dei diritti umani sono stati condannati a lunghe pene detentive in base ad accuse presumibilmente inventate per punirli per la loro attività, in particolare la difesa dei diritti degli agricoltori.
*Le condizioni di salute del sessantenne Norboi Kholzhigitov, un membro della Società per i diritti umani dell'Uzbekistan che sta scontando una condanna a 10 anni di carcere, inflittagli nel 2005 per calunnia e frode, sono peggiorate così tanto che la sua famiglia ha temuto per la sua vita. Secondo quanto riferito, le accuse contro di lui erano state architettate per punirlo per la sua attività di difesa dei diritti umani degli agricoltori. Gli sono state negate adeguate cure mediche per il diabete e l'ipertensione ma a dicembre è stato trasferito in un ospedale carcerario.
*A luglio, il giornalista e difensore dei diritti umani Dilmurod Saidov è stato condannato a 12 anni e sei mesi di reclusione per frode e corruzione, dopo un processo iniquo. Si ritiene che sia stato arrestato per aver difeso i diritti degli agricoltori nella regione di Samarcanda e per aver smascherato la corruzione delle autorità locali. Pare che in carcere si sia gravemente ammalato di tubercolosi. Durante il processo, tutti i testimoni dell'accusa hanno ritrattato le loro dichiarazioni, sostenendo che le autorità inquirenti li avevano costretti a testimoniare il falso. Una corte d'appello ha confermato la condanna nel mese di ottobre.
*A ottobre, Farkhad Mukhtarov, appartenente da molto tempo all'Alleanza per i diritti umani dell'Uzbekistan, dopo un processo presumibilmente iniquo è stato condannato a cinque anni di reclusione per corruzione e frode immobiliare. Si ritiene che le accuse siano state motivate politicamente come punizione per la sua attività in favore dei diritti umani. Una corte d'appello ha confermato la condanna.
Attivisti per i diritti umani e giornalisti sono stati convocati per interrogatori della polizia, posti agli arresti domiciliari o costantemente pedinati da agenti in uniforme o in borghese. Altri hanno riferito di essere stati picchiati dalla polizia o da persone sospettate di lavorare per le forze di sicurezza. Anche i parenti hanno affermato di essere stati minacciati e molestati.
*Ad aprile, Elena Urlaeva, un'esponente di spicco dell'Alleanza per i diritti umani, è stata aggredita da due uomini non identificati mentre, la mattina presto, stava uscendo di casa con il figlio di cinque anni. Ha raccontato che l'hanno minacciata con un coltello, picchiata e le hanno chiesto perché era ancora nel paese. Nella stessa settimana il figlio ha subito un trauma cranico e contusioni dopo essere stato picchiato da un giovane non identificato in un parco giochi. Elena Urlaeva ha fatto parte di un gruppo di difensori dei diritti umani a cui la polizia aveva impedito di commemorare pubblicamente il quarto anniversario degli omicidi di Andijan, arrestandoli mentre uscivano di casa la mattina del 13 maggio. Sette sono stati trattenuti in stazioni di polizia per più di sette ore, mentre altri sono rimasti agli arresti domiciliari.
*A novembre, Bakhtior Khamroev e Mamir Azimov, appartenenti alla Società per i diritti umani dell'Uzbekistan, sono stati fermati per un breve periodo a Dzhizzakh, per impedire loro di incontrare Bakhodir Choriev, un esiliato tornato di recente nel paese e capo del movimento politico di opposizione non autorizzato Birdamlik. Secondo le testimonianze, Bakhtior Khamroev è stato colpito con un pugno al volto da un agente di polizia in borghese e trascinato fuori dall'auto in cui era seduto con Bakhodir Choriev, anch'egli aggredito dopo essere uscito dalla vettura. Lo stesso giorno, Mamir Azimov è stato portato in una stazione distrettuale di polizia per essere interrogato sull'incontro previsto. Egli ha raccontato che gli agenti lo hanno colpito con pugni ai reni e schiaffeggiato, lo hanno costretto a stare in piedi con le gambe divaricate tenendo una sedia sopra la testa per più di un'ora e lo hanno minacciato di fratturargli gambe e braccia se avesse cercato assistenza medica dopo il rilascio o denunciato i maltrattamenti. Bakhodir Choriev è stato costretto a lasciare il paese a dicembre.
*A dicembre una ricercatrice delle Ngo internazionale Human Rights Watch è stata aggredita nella città di Karshi da una donna non identificata, quindi arrestata dalla polizia ed espulsa dall'Uzbekistan. Almeno tre attivisti per i diritti umani che ella intendeva incontrare a Karshi e a Margilan sono stati fermati per un breve periodo.
Le comunità religiose sono rimaste sotto lo stretto controllo del governo, che ha limitato il loro diritto alla libertà di culto. I più colpiti sono stati i membri di gruppi non registrati, come le congregazioni evangeliche cristiane e i musulmani che pregavano in moschee non autorizzate.
*Presunti seguaci del teologo turco musulmano Said Nursi sono stati condannati in una serie di processi. Le accuse nei loro confronti comprendevano l'adesione o la creazione di un'organizzazione illegale religiosa estremista e la pubblicazione o la distribuzione di materiale che minacciava l'ordine sociale. Secondo esperti religiosi indipendenti, Said Nursi rappresenta un'interpretazione moderata e non violenta dell'Islam. Fino a ottobre, almeno 68 uomini erano stati condannati a pene detentive comprese tra sei e 12 anni, dopo sette processi iniqui. I ricorsi contro le sentenze sono stati respinti.
A fine anno altri processi rimanevano pendenti ma non si è saputo quante altre persone erano state arrestate. Secondo quanto riferito, alcuni verdetti erano basati su confessioni ottenute sotto tortura durante la custodia cautelare; testimoni ed esperti della difesa non sono stati chiamati a testimoniare; in alcuni casi è stato impedito l'accesso ai dibattimenti, mentre altri processi sono stati celebrati a porte chiuse. Prima dell'inizio dei processi, la televisione nazionale aveva definito gli imputati "estremisti" e una "minaccia per la stabilità del paese", compromettendo il loro diritto alla presunzione d'innocenza prima del processo.
Uzbekistan: Submission to the Human Rights Committee, 96th session (EUR 62/002/2009)
Uzbekistan: Health condition of POC deteriorating, Norboi Kholzhigitov (EUR 62/003/2009)
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