Kenya, la persecuzione delle persone Lgbtqia+ nel campo rifugiati di Kakuma

19 Maggio 2023

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Amnesty International e la Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche hanno evidenziato, in un rapporto congiunto, che i richiedenti asilo e i rifugiati Lgbtqia+, residenti in uno dei più grandi campi per rifugiati del Kenya, subiscono regolarmente crimini d’odio e violenze, compreso lo stupro, e altre gravi violazioni dei diritti umani.

Il campo di Kakuma, situato nel nord-ovest del Kenya, ospita oltre 200.000 richiedenti asilo e rifugiati, incluse centinaia di persone Lgbtqia+. Il rapporto mette in luce la grave discriminazione e la violenza subite dalle persone Lgbtqia+ a Kakuma, sia a causa del loro status di richiedenti asilo o di rifugiati, sia a causa del loro orientamento sessuale, identità di genere e/o di espressione, e caratteristiche sessuali.

“Le persone Lgbtqia+ nel campo di Kakuma subiscono violenze psicologiche e sessuali e altri gravi violazioni dei diritti umani, inclusa la violazione del loro diritto a essere liberi da torture e maltrattamenti a causa del loro orientamento sessuale, identità di genere e/o di espressione, o caratteristiche sessuali”, ha dichiarato Victor Nyamori, ricercatore e consulente sui diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International.

“Tali atti di odio sono una manifestazione criminale della discriminazione che i rifugiati e i richiedenti asilo Lgbtqia+ devono subire”.

Il rapporto, basato su una raccolta di interviste fatte tra il 2018 e febbraio 2023 a 41 richiedenti asilo e rifugiati Lgbtqia+, sottolinea come i responsabili di violenze e intimidazioni nei confronti delle persone Lgbtqia+ commettano i loro crimini nella quasi totale impunità, dovuta all’inerzia da parte delle autorità.

Irungu Houghton, direttore generale di Amnesty International Kenya, ha dichiarato: “Nonostante ci sia una costituzione che tutela la vita e la dignità di tutti, i richiedenti asilo Lgbtqia+ subiscono discriminazioni, nonché atteggiamenti omofobi e transfobici, da parte di funzionari governativi, polizia e altri fornitori di servizi. Questo si traduce spesso in ritardi nella gestione delle loro richieste, molestie, attacchi omofobi violenti, minacce e intimidazioni, e in possibilità estremamente limitate di integrarsi a livello locale o di reinserimento in un paese terzo. Il piano Marshal, proposto dal governo del Kenya per la protezione dei rifugiati, deve tener conto delle specifiche esperienze vissute dai richiedenti asilo Lgbtqia+”.

Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono illegali in 32 dei 54 paesi dell’Africa, e possono essere punite con la morte o con lunghe pene detentive. In Kenya, gli atti omosessuali sono attualmente puniti con la detenzione fino a 14 anni, in base a leggi risalenti dell’epoca coloniale.

“I crimini d’odio hanno un impatto deleterio e di lunga durata sulle vittime e sulle comunità in generale. È necessario che i decisori politici, le forze di sicurezza e il sistema di giustizia forniscano una risposta coerente ed esaustiva”, ha detto Njeri Gateru, direttore generale della Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche.

Testimonianze

Le testimonianze raccolte nel rapporto indicano un’inerzia sistematica e diffusa, da parte della polizia del campo di Kakuma, nel condurre indagini efficaci, tempestive, indipendenti e approfondite sulle accuse di crimini d’odio, segnalate dai richiedenti asilo e dai rifugiati Lgbtqia+.

Esther, una donna lesbica di 41 anni, ha raccontato di essere stata violentata due volte nel campo di Kakuma. Nel 2018 è stata aggredita da due uomini armati di coltelli mentre faceva la doccia in un’area vicina al cancello del campo. Uno dei due abusava di lei, mentre l’altro la teneva a terra. Più tardi, nello stesso anno, è stata violentata una seconda volta da quattro uomini, durante un’irruzione in casa sua, in presenza del figlio di sette anni con il quale condivideva il letto.

Winnie, una donna lesbica con un’attività nel mercato, dove le persone Lgbtqia+ erano solite acquistare, ha raccontato ai ricercatori che un giorno, nel 2019, era assente dal lavoro e aveva lasciato uno dei suoi figli ad occuparsi dell’attività. Un gruppo di persone ha distrutto la sua bancarella e ferito il bambino, affermando che i clienti Lgbtqia+ stavano danneggiando le altre attività. Quando è andata a denunciare il crimine, la polizia le ha detto di cercare gli aggressori e di portarli alla stazione di polizia per farli arrestare.

Amnesty International e la Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche sono giunti alla conclusione che il campo di Kakuma non è ancora sicuro per i rifugiati e i richiedenti asilo Lgbtqia+. Affinché la nuova legge sui rifugiati (2021) modifichi le politiche di accampamento in Kenya e renda l’integrazione locale una soluzione duratura per i rifugiati Lgbtqia+, il governo keniota, l’UNHCR e i governi dei paesi terzi, devono agire sulle raccomandazioni riportate nel rapporto.

La Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche e Amnesty International esortano il governo keniota a garantire urgentemente la sicurezza fisica e psicologica per tutti i richiedenti asilo e i rifugiati Lgbtqia+ che si trovano nel campo di Kakuma. Le autorità devono anche parlare e trovare un accordo con i diretti interessati e con tutta comunità Lgbtqia+ sulle misure da adottare per prevenire e rispondere efficacemente ai crimini d’odio e ad altre forme di discriminazione.

Per garantire ai richiedenti asilo e ai rifugiati Lgbtqia+ il giusto trattamento, le autorità devono modificare o sospendere le politiche di accampamento e prendere in considerazione il trasferimento delle persone Lgbtqia+ a Nairobi o in altre aree urbane, temporaneamente o su base permanente.

Amnesty International e la Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche si appellano inoltre ai paesi terzi affinché aumentino i loro impegni per il reinsediamento e l’istituzione o il potenziamento di percorsi alternativi flessibili per i richiedenti asilo e i rifugiati Lgbtqia+ in Kenya, che hanno bisogno di sicurezza in un paese terzo ma non soddisfano i requisiti per il reinsediamento tradizionale o altri percorsi.

Ulteriori informazioni

Il Kenya è l’unico paese nell’Africa dell’Est e nel Corno d’Africa che offre asilo alle persone che cercano protezione a causa del loro orientamento sessuale, identità di genere e/o di espressione e caratteristiche sessuali.

In tutta la regione, la criminalizzazione degli atti e delle relazioni omosessuali, le leggi per le persone Lgbtqia+ e le tradizioni culturali e religiose, continuano a costringere le persone Lgbtqia+ a fuggire.

Molti scappano in Kenya a causa della sua prossimità geografica. Tuttavia, la legislazione nazionale keniota criminalizza le relazioni tra persone dello stesso sesso e si verificano violazioni dei diritti delle persone Lgbtqia+.

Ad aprile 2023, un parlamentare ha depositato un disegno di legge sulla protezione familiare, che cerca ulteriormente di criminalizzare le relazioni omosessuali, rendere illegale per qualsiasi impresa la fornitura di servizi alle persone Lgbtqia+ e obbligare il governo a negare l’asilo o espellere i rifugiati Lgbtqia+ in base alla loro sessualità o al loro orientamento sessuale.