Storia di Andrei Zavalei: attivista Lgbti in Bielorussia | Amnesty Italia

“Volevo vivere una storia d’amore liberamente”

14 febbraio 2019

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Negli ultimi anni l’ostilità nei confronti delle persone Lgbti nei Paesi dell’ex Urss è aumentata a causa della retorica e delle prassi repressive della Russia.

I governi di Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan – i più stretti alleati della Russia nello spazio ex sovietico – hanno represso i diritti delle persone Lgbti. In tutti e quattro i paesi sono stati fatti tentativi per introdurre leggi omofobe simili a quella in vigore in Russia.

In questo contesto di repressione e ostilità, l’attivista bielorusso Andrei Zavalei porta avanti la sua battaglia per i diritti delle persone Lgbti.

Andrei vive in uno Stato dove il governo continua a rifiutarsi di accettare il mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Bielorussia.

Ci ha raccontato la sua storia, come è nata la voglia di diventare attivista e cosa significa lottare per i diritti della comunità Lgbti in Bielorussia.

Nel 2013 ho sentito l’esigenza di informarmi, anche a livello legale, sulla situazione Lgbti in Bielorussia, ho sentito l’esigenza di cambiare qualcosa, di interagire con la comunità. Volevo capire quali fossero le discriminazioni, come identificarle, cosa fare per aiutare gli altri e come comunicare la propria situazione alle famiglie. Così sono diventato un attivista, anche per me è stato un processo di conoscenza, di crescita e di condivisione. Ho cominciato a scrivere per una rivista Lgbti“.

Quali sono i momenti che hanno maggiormente inciso sulla tua scelta di diventare attivista?

Ci sono tante piccole situazioni in cui ho affrontato sistematiche discriminazioni: ricordo quando ero a scuola e la mia insegnante mi disse che non dovevo più ascoltare Freddie Mercury perché aveva scoperto che era gay. Ricordo anche tutte le frasi che mi sono state rivolte e che erano tese a distruggere la fiducia in me stesso,  ci sono tante e tante di queste piccole situazioni che mi hanno portato ad avere paura di essere una persona Lgbti“.

Ma c’è stato un momento preciso in cui è scattato qualcosa in te che ti ha spinto verso l’attivismo? 

Sicuramente il modo in cui dovevo vivere le mie relazioni: ogni giorno hai paura di essere catturato, violentato e abusato da altre persone. Per me non era possibile avere una relazione, amare qualcuno e nascondersi. Questo mi ha fatto scattare qualcosa.

Fin da piccolo mi è stato insegnato a non mentire, i miei genitori mi volevano una persona migliore e questo non era possibile“.

Qual è la situazione in Bielorussia oggi per le persone Lgbti?

La comunità vive nascosta, sono davvero poche le persone che parlano apertamente del tema Lgbti: qualche presentatore, qualche speaker radiofonico, qualche cantante, così come sono molto pochi gli attivisti che possono parlare pubblicamente.

Lo Stato preferisce ignorare ogni istanza che la comunità presenta, preferiscono fare come se non esistessimo.

Nonostante ciò, io credo che nella nostra storia, nella nostra società, c’è il seme di una tolleranza potenziale, siamo un Paese multiculturale e multireligioso“.

Sappiamo che, ad esempio, nella capitale Minsk esiste un solo club che ospita eventi Lgbti.

C’è solo un club e alcuni piccoli posti che organizzano qualcosa una volta al mese, ma questi locali non si promuovono come luoghi Lgbti e se non sei del luogo, se sei uno straniero, non saprai mai della loro esistenza, sono nascosti“.

Cosa pensi dell’Italia?

La sensazione è che ci sia una generale pigrizia e che i giovani abbiano la tendenza a dare per scontati i diritti che posseggono“.