Europa: garantire accesso ai servizi d’interruzione della gravidanza

Covid-19 in Europa: garantire l’accesso ai servizi d’interruzione della gravidanza

8 Aprile 2020

Tempo di lettura stimato: 9'

I governi europei garantiscano accesso sicuro e tempestivo ai servizi d’interruzione della gravidanza durante la pandemia da Codiv-19: l’appello delle organizzazioni della società civile

La pandemia da Covid-19 e la crisi della salute pubblica che ne è derivata stanno mettendo a dura prova il sistema sanitario in tutta Europa.

Mentre gli stati europei sono impegnati a contrastare la pandemia, a proteggere le loro popolazioni e a venire incontro alle richieste degli operatori sanitari e delle strutture in cui operano, è fondamentale che siano adottati provvedimenti per salvaguardare la salute, la dignità umana, l’integrità fisica e mentale e l’autonomia riproduttiva delle donne e delle ragazze. Lo hanno dichiarato oggi 100 associazioni e organizzazioni della società civile europea.

In molti stati desta particolare preoccupazione l’assenza di misure atte a garantire l’accesso sicuro e tempestivo ai servizi sanitari, ai prodotti e alle informazioni essenziali riguardanti la salute sessuale e riproduttiva.

Le donne e le ragazze incontrano notevoli limitazioni nell’accesso in condizioni di sicurezza ai fondamentali servizi di salute sessuale e riproduttiva, soprattutto per quanto riguarda la fornitura tempestiva di servizi d’interruzione di gravidanza, delle cure post-aborto e della contraccezione d’emergenza.

Queste restrizioni hanno un impatto sproporzionato su persone appartenenti a gruppi marginalizzati, come le donne che vivono in povertà, le donne con disabilità, le donne delle comunità rom, le migranti prive di documenti, le adolescenti e le donne a rischio di violenza domestica e sessuale o che sono sopravvissute a esperienze di questo genere.

Queste restrizioni, inoltre, determinano rischi evitabili di esposizione al Covid-19 per le donne e le ragazze, le loro famiglie e gli operatori sanitari.

Ostacoli particolarmente gravi si ergono davanti alle ragazze e alle donne che vivono in stati europei nei quali l’interruzione di gravidanza è illegale o fortemente limitata e che, per questo, devono viaggiare verso altri paesi per avere accesso a servizi di salute sessuale e riproduttiva legali.

Lo stesso vale per quegli stati europei dove le donne e le ragazze sono costrette a seguire procedure amministrative onerose o dannose per accedere all’interruzione di gravidanza o dove può risultare difficile trovare medici disponibili a fornire tali servizi di salute sessuale e riproduttiva.

Il nostro plauso va a quei governi che hanno rapidamente garantito l’accesso, essenziale in questo periodo, a servizi di salute sessuale e riproduttiva per i quali le tempistiche sono determinanti, in particolare attraverso la telemedicina e l’aborto medico precoce da casa. Chiediamo a tutti gli altri governi europei di seguire l’esempio, attraverso la guida e l’indirizzo dei medici e degli esperti in salute pubblica.

APPELLO AGLI STATI DOVE L’ABORTO È ILLEGALE

Chiediamo ai sei stati europei nei quali l’aborto è illegale o estremamente limitato di modificare urgentemente le leggi in materia, poiché pongono a rischio la salute e la vita delle donne soprattutto ora a seguito delle restrizioni ai viaggi e ai trasporti. Le persone che vivono in quei sei stati possono non essere più in grado di viaggiare all’estero o di ottenere via corriere medicazioni provenienti da altri stati. Di conseguenza, il rischio per la loro salute e il loro benessere è maggiore.

APPELLO AGLI STATI DOVE L’ABORTO È LEGALE

Chiediamo a quegli stati in cui l’aborto è legale ma dove i servizi ospedalieri non sono attualmente disponibili o sono difficili da raggiungere a causa di una serie di ostacoli – tra cui procedure non necessarie che obbligano le persone a recarsi inutilmente più volte presso le strutture sanitarie o a sottoporsi a ricovero obbligatorio – a eliminarli in modo da assicurare pieno accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Dovranno essere prese misure urgenti anche per garantire che l’obiezione di coscienza dei medici non comprometta l’accesso tempestivo ai servizi di interruzione della gravidanza previsti dalla legge.

MISURE DA ADOTTARE DURANTE L’EMERGENZA COVID-19

Secondo quanto previsto dagli obblighi in materia di diritti umani e quanto raccomandato dagli esperti in medicina, le seguenti misure dovrebbero essere adottate e come minimo restare in vigore per tutta la durata della pandemia da Covid-19:

  1. Assicurare che l’aborto sia considerato tra le cure mediche essenziali e per il quale le tempistiche sono determinanti e garantirvi l’accesso in modo tempestivo.
  2. Autorizzare e rendere disponibili tempestivamente consultazioni di telemedicina a tutte le persone che richiedono l’interruzione di gravidanza o informazioni in merito. Queste consultazioni dovrebbero essere gratuite o avere costi limitati ed essere di facile accesso per i gruppi marginalizzati.
  3. Garantire accesso tempestivo all’interruzione di gravidanza in ogni giurisdizione europea e autorizzare i medici a fornire le necessarie prescrizioni attraverso consultazioni via telemedicina.
  4. Autorizzare le persone ad assumere medicinali per l’interruzione della gravidanza in casa. Le norme che, in alcuni stati europei, prevedono che la pillola vada presa di fronte a un medico o all’interno di una struttura sanitaria dovrebbero essere sospese.
  5. Eliminare le norme che prevedono un’attesa obbligatoria prima dell’aborto così come l’obbligo della consulenza a meno che non possa essere svolta attraverso telemedicina.
  6. Autorizzare i medici di base e le ostetriche a fornire servizi di aborto precoce.
  7. Adottare salvaguardie per garantire l’accesso alle strutture sanitarie nei casi in cui un tempestivo aborto non sia possibile o sia controindicato, alle persone che hanno bisogno di servizi di aborto in fase di gravidanza più avanzata, che abbiano bisogno di assistenza successivamente o che possano avere necessità di una visita per altre ragioni. Gli spostamenti, in questi casi, dovrebbero essere considerati essenziali e permessi per motivi di necessità o salute anche in vigenza di restrizioni.
  8. Nei casi in cui servano autorizzazioni mediche, queste devono essere limitate a un dottore. Le richieste di approvazione da parte di più dottori prima di procedere a un aborto dovrebbero essere eliminate.
  9. Garantire accesso tempestivo ai test prenatali e al sostegno psicosociale laddove richiesto.
  10. Garantire un adeguato numero di medici disponibili e disposto a praticare l’aborto in tutto il territorio nazionale e diffondere su larga scala informazioni su come le donne possono entrare in contatto con tali medici. Assicurare urgentemente che l’obiezione di coscienza non comprometta l’accesso all’aborto in un periodo di crisi come quello attuale.
  11. Diffondere su larga scala informazioni sui cambiamenti apportati alle politiche sui diritti sessuali e riproduttivi e sui servizi di salute sessuale e riproduttiva introdotti nel contesto della risposta alla pandemia da Covid-19.
  12. Assicurare l’accesso alla contraccezione, compresa quella di emergenza, anche prevedendo consultazioni di telemedicina e forniture di contraccettivi di emergenza come medicinali da banco senza obbligo di ricetta.

Infine, chiediamo a tutti i decisori politici degli stati europei di respingere quelle proposte che intendono limitare l’accesso a servizi sicuri di aborto durante la pandemia da Covid-19. Queste proposte, avanzate in malafede, servono solo ad esasperare l’attuale crisi di salute pubblica e hanno effetti negativi sulla salute, sulle vite e sul benessere delle donne e delle ragazze.