Polonia, attivista a processo per aver aiutato ad abortire

14 Luglio 2022

© Amnesty Poland/Karolina Jackowska

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Aggiornamento del 14/07/2022 – L’udienza del processo che vede imputata l’attivista polacca Justyna Wydrzynska dei reati di “assistenza a un aborto” e di “possesso non autorizzato di medicinali allo scopo di immetterli sul mercato”, è rinviata al 14 ottobre 2022.

 


 

Si svolgerà il 14 luglio, presso un tribunale di Varsavia, la prima udienza del processo che vede imputata l’attivista polacca Justyna Wydrzynska dei reati di “assistenza a un aborto” e di “possesso non autorizzato di medicinali allo scopo di immetterli sul mercato”.

L’inizio dell’indagine risale al novembre 2021. Se condannata in quello che è il primo processo in Europa per aver fornito pillole abortive, Wydrzynska rischia fino a tre anni di carcere.

“Nessuna persona dovrebbe essere indagata, per non dire processata, per aver aiutato ad abortire in modo sicuro. Se Wydrzynska non sarà assolta, verrà stabilito un pericoloso precedente in Polonia e verrà inviato un altrettanto pericoloso messaggio ad altri governi che cercano di comprimere o sopprimere il diritto di aborto”, ha dichiarato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

In Polonia l’aborto è legale solo quando la salute o la vita della donna è a rischio o quando la gravidanza è il risultato di uno stupro o di un incesto. Abortire autonomamente o possedere pillole abortive a tale scopo non sono reati ma una persona o un medico che aiuta ad abortire per motivi non previsti dalla legge può ricevere una condanna fino a tre anni di carcere.

Justyna Wydrzynska è una doula, una figura non medica di sostegno emotivo e pratico durante la gravidanza. Ha fondato con altre attiviste l’Abortion Dream Team, un collettivo che svolge campagne contro lo stigma che circonda l’aborto in Polonia e che mette a disposizione assistenza e consulenza in tema di aborto, seguendo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità.

“Venni contattata da una persona in una situazione disperata. Mi disse che suo marito, un uomo violento, voleva impedirle di abortire. La sua storia mi commosse, perché avevo avuto un’esperienza del genere, e decisi che dovevo aiutarla. Le persone che necessitano di abortire devono ricevere informazioni corrette e prive di pregiudizi su come abortire in modo sicuro e devono avere assistenza e sostegno. Nessuna persona dovrebbe essere processata per aver mostrato compassione e aver agito solidalmente. Né io, ne nessun’altra”, ha dichiarato Wydrzynska.