Sopravvivere a stento: la vita dei rifugiati rohingya in Bangladesh - Amnesty International Italia

Sopravvivere a stento: la vita dei rifugiati rohingya in Bangladesh

14 Settembre 2020

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Perseguitati per decenni, centinaia di migliaia di rohingya fuggiti dai crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dalle forze armate di Myanmar alla fine dell’estate del 2017 sopravvivono a stento nei centri di accoglienza del Bangladesh.

Le condizioni igienico-sanitarie sono deplorevoli, la violenza sessuale e il traffico di esseri umani hanno raggiunto livelli elevati.

Tra agosto 2017 e luglio 2020, secondo l’organizzazione locale per i diritti umani “Odikhar“, vi sono stati 100 omicidi di rifugiati rohingya: ufficialmente, in scontri a fuoco con la polizia che è stata costretta a sparare per reazione. Le testimonianze raccontano però di altro: ad esempio tre rohingya sono stati prelevati nei loro alloggi e dopo un periodo di sparizione sono stati ritrovati morti.

Dei 400.000 bambini di età compresa fra tre e 18 anni, solo 10.000 quest’anno hanno potuto studiare all’interno dei campi, riprendendo il programma d’insegnamento di Myanmar.

Intanto, la pandemia da Covid-19 inizia a fare vittime. I morti alla fine di agosto erano sei e i positivi 88, ma su un numero di tamponi effettuato che ha interessato meno dell’uno per cento dei rifugiati.

A preoccupare se possibile ancora di più è il progetto del governo del Bangladesh di trasferire oltre 100.000 rifugiati rohingya a Bhashar Char, un’isola alluvionale emersa dal mare solo nel 2006 e sulla cui abitabilità le Nazioni Unite devono ancora pronunciarsi.

A Bhashar Char si trovano già più di 300 rohingya, soccorsi a maggio dalla marina militare del Bangladesh in mezzo al mare dopo che la Malaysia aveva negato un approdo sicuro.

Negli alloggi, di circa 5 metri quadrati, vivono da due a cinque persone. C’è un gabinetto ogni otto alloggi. L’unico centro sanitario sull’isola, una clinica mobile gestita dalla marina militare, è aperto quattro ore al giorno.

Impossibilitati a tornare a casa, dove l’esercito di Myanmar ha fatto letteralmente terra bruciata. Costretti a una vita di stenti in Bangladesh. Per i rifugiati rohingya il futuro si presenta tetro.