Gaza: necessarie indagini urgenti sui trattamenti inumani e le sparizioni forzate di detenuti palestinesi

20 Dicembre 2023

Photo by MOHAMMED ABED/AFP via Getty Images

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International si è detta profondamente preoccupata, anche a causa delle denunce di sparizioni forzate di massa, per l’assenza di informazioni su palestinesi della Striscia di Gaza arrestati dalle forze israeliane.

Il 16 dicembre l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite sui diritti umani ha affermato di aver ricevuto “numerose inquietanti denunce” dal nord della Striscia di Gaza circa “arresti di massa, maltrattamenti e sparizioni forzate”, che potrebbero riguardare migliaia di palestinesi, minorenni inclusi.

Nelle fotografie e nei filmati verificati dal Crisis Evidence Lab di Amnesty International si vedono le forze israeliane sottoporre a trattamenti inumani e degradanti palestinesi arrestati a Beit Lahia, nella Striscia di Gaza settentrionale. La sorte di molti di questi detenuti rimane sconosciuta.

Altri palestinesi di Gaza, compresi lavoratori e altre persone con permesso d’ingresso in Israele, restano in sparizione forzata. Le autorità israeliane hanno confermato le morti in custodia di almeno sei palestinesi in loro custodia, a ottobre e a novembre, tra cui due lavoratori di Gaza.

Stiamo indagando sulle denunce di sparizioni forzate di massa di palestinesi arrestati dalle forze israeliane. L’esercito israeliano deve rendere immediatamente noto dove si trovi ciascuna persona arrestata a partire dal 7 ottobre, tra cui i due giornalisti di Gaza Nidal al-Qaheidi e Haitham Abdelwahed, scomparsi da oltre due mesi. Le forze israeliane devono spiegare i motivi degli arresti e fare tutto il possibile per informare le famiglie delle persone che si trovano in loro custodia, soprattutto alla luce dei blackout che hanno isolato i residenti della Striscia di Gaza gli uni dagli altri e dal resto del mondo”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Tutte le persone detenute devono essere trattate umanamente e devono vedersi garantito il diritto a un processo equo. Tutti coloro che sono detenuti arbitrariamente devono essere rimessi in libertà. Il drammatico livello d’impunità di cui godono le forze israeliane per le violazioni dei diritti umani da loro commesse sottolinea l’urgente bisogno di un’efficace indagine internazionale su tutti i decessi in custodia, sulle denunce di sparizioni forzate nonché di torture e maltrattamenti dei palestinesi di Gaza”, ha aggiunto Morayef.

Nidal al-Waheidi e Haitham Abdelwahed, due giornalisti della Striscia di Gaza occupata, sono stati arrestati dalle forze israeliane il 7 ottobre mentre documentavano gli attacchi diretti da Hamas in territorio israeliano. Sono stati visti per l’ultima volta al valico di Erez, tra la Striscia di Gaza e Israele. Da allora l’esercito, la polizia e la direzione delle carceri di Israele rifiutano di fornire informazioni su dove si trovino e sulle ragioni legali del loro arresto, il che equivale a una sparizione forzata.

Le preoccupazioni di Amnesty International per la sorte dei detenuti di Gaza sono ancora più forti alla luce delle disgustose immagini, diffuse recentemente e verificate dal Crisis Evidence Lab di Amnesty International, che mostrano uomini palestinesi costretti a stare in ginocchio sul pavimento, in mutande e con le mani legate, coi soldati israeliani sopra di loro.

Il Crisis Evidence Lab di Amnesty International ha geolocalizzato tre foto e un video pubblicati sui social media il 7 dicembre, che mostrano decine di uomini trattenuti dalle forze israeliane nelle strade di Beit Lahia, una città nel nord di Gaza. Le immagini mostrano i prigionieri in mutande, alcuni con i documenti d‘identità posati davanti a loro. In una di queste foto, i detenuti vengono trasportati con le mani legate in un’altra località, sempre senza vestiti addosso.

“Questi uomini sono stati privati della loro dignità e deumanizzati, in violazione del diritto internazionale. Nulla può giustificare il prendersi gioco o l’umiliazione deliberata delle persone in stato di detenzione. Il diritto dei detenuti a non essere torturati o trattati in modo inumano o degradante è assoluto e si applica a tutte le persone, indipendentemente dal fatto che partecipino o meno alle ostilità. La tortura, i trattamenti inumani, le sparizioni forzate e gli oltraggi alla dignità personale, commessi in situazioni di conflitto armato e occupazione, sono crimini di guerra e, quando fanno parte di un attacco sistematico o diffuso contro i civili, costituiscono crimini contro l’umanità”, ha sottolineato Morayef.

Le scene angoscianti provenienti da Gaza dovrebbero portare a una condanna internazionale e necessitano un’indagine urgente e di misure per prevenire ulteriori atti di tortura, sparizioni forzate e altri crimini di diritto internazionale. Il mondo deve assicurare che tali azioni non vengano normalizzate, bensì riconosciute come un oltraggio all’umanità.

Amnesty International ribadisce il suo appello a Hamas e ad altri gruppi armati di Gaza affinché liberino immediatamente e senza condizioni tutti gli ostaggi civili, trattino umanamente tutte le persone che hanno catturato e permettano al Comitato internazionale della Croce rossa l’accesso agli ostaggi e ai prigionieri. Il sequestro di ostaggi e il rapimento di civili sono crimini di guerra. Riprendere con le telecamere e diffondere testimonianze degli ostaggi, come nel video di tre uomini anziani ostaggi civili, pubblicato dal braccio armato di Hamas il 18 dicembre, costituiscono trattamenti inumani e degradante.

Ulteriori informazioni

I palestinesi che risultano vittime di sparizioni forzate comprendono persone arrestate sia nella Striscia di Gaza che all’interno di Israele. Un numero sconosciuto di palestinesi di Gaza con permessi per entrare in Israele, principalmente lavoratori, rimane in stato di sparizione forzata.

Il 18 dicembre il quotidiano Haaretz ha riferito che ci sono state diverse morti in custodia di detenuti di Gaza presso la base aeronautica militare di Beersheba, dove almeno tre strutture detentive, oltre a una di nuova costruzione, possono ospitare fino a 200 persone ciascuna. Secondo Haaretz i detenuti, tra cui minorenni e anziani, restano “con gli occhi bendati e le mani legate per la maggior parte della giornata”.

 

Qui i nostri approfondimenti sulla situazione: Israele-Gaza: una crisi dei diritti umani senza precedenti.