Rifugiati: negli Usa superato il limite dei ricollocamenti - Amnesty International Italia

Rifugiati: negli Usa superato il limite dei ricollocamenti

13 luglio 2017

© Marie-Anne Ventoura/Amnesty UK

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Il limite di 50.000 rifugiati ricollocati, stabilito dall’ordine esecutivo del presidente Trump, è stato raggiunto il 12 luglio. Si tratta del più basso mai fissato.

Come risultato del programma crudele dell’amministrazione Trump che vieta ai rifugiati l’ingresso nel paese, migliaia di persone vulnerabili che fuggono dalla guerra e dalla violenza provenienti da tutto il mondo sono sempre più in pericolo – ha dichiarato in una nota ufficiale Naureen Shah, direttrice delle campagne di Amnesty International USA –. Molti dei 26.000 rifugiati che sono già stati sottoposti a esame delle credenziali e autorizzati a venire a vivere negli Usa potrebbero essere abbandonati a causa di un’interpretazione restrittiva da parte dell’amministrazione della recente decisione della Corte Suprema sul bando. Gli Stati Uniti stanno voltando le spalle alle persone che fuggono da alcune delle situazioni più disperate del mondo.

La politica intollerante del Bando

Gli Usa hanno storicamente aiutato le persone a ricostruirsi una vita e, in cambio, queste hanno contribuito a rivitalizzare le città, gli affari e l’economia – ha aggiunto Naureen Shah –. Il bando dell’amministrazione Trump ha portato a nuove barriere insensate, che abbandonano nonne, cugini, zie, zii e persino bambini orfani di guerra in sicuro pericolo. Il Congresso non deve permettere che questa politica intollerante resti in vigore. Deve annullare il bando a musulmani e rifugiati una volta per tutte”.

Il tormentato percorso di entrata in vigore del “muslim ban” è iniziato a fine gennaio con il primo intervento in materia del presidente Trump. Dopo pochi giorni dalla sua entrata in vigore la corte d’appello federale del IX circuito che ha confermato la sospensione del divieto.

L’ostinazione dell’amministrazione Trump ha prodotto a marzo una versione rivista e corretta del decreto che la Corte degli appelli del IV Circuito ha nuovamente bloccato.

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