Rights Today: fatti e cifre del 2018 - Amnesty International Italia

Rights Today: fatti e cifre del 2018

10 dicembre 2018

Tempo di lettura stimato: 5'

Difensori dei diritti umani

In Colombia, in media ogni tre giorni viene ucciso un attivista.

In Egitto, le autorità hanno incarcerato almeno due attiviste per i diritti umani, sottoposto a divieti di viaggio almeno altre sette e disposto il congelamento dei beni nei confronti di altre due.

Almeno otto attiviste per i diritti umani arrestate in Arabia Saudita a maggio 2018 sono ancora in carcere senza accusa né processo.

Almeno 43 attiviste per i diritti umani sono state arrestate, perseguite o incarcerate per le loro attività a favore dei diritti delle donne in Iran. Tra queste c’erano donne che avevano protestato pacificamente contro l’obbligo di indossare l’hijab (velo islamico).

Nello Yemen, gli attivisti sono riusciti a ottenere il rinnovo del mandato del Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nonostante l’opposizione dei governi saudita e yemenita.

Diritti delle donne

In Irlanda, i cittadini hanno votato a grande maggioranza a favore dell’abolizione del divieto d’aborto.

Divario salariale di genere nel mondo: 23 per cento.

Le donne possiedono solo il 12,8 per cento dei terreni agricoli del mondo.

104 paesi hanno nel loro ordinamento legislativo leggi che impediscono a oltre 2,7 milioni di donne di svolgere determinate professioni.

Quasi il 60 per cento delle donne lavoratrici nel mondo (pari a circa 750 milioni di donne) non beneficia del diritto sancito dalla legge al congedo di maternità.

Solo il 17 per cento di tutti i capi di stato o di governo e il 23 per cento dei parlamentari nel mondo sono donne.

Nel mondo, il 40 per cento delle donne in età fertile vive in paesi in cui l’aborto è ancora soggetto a gravi restrizioni.

Nel mondo, 225 milioni di donne non hanno accesso a contraccettivi di ultima generazione.

Soltanto un terzo dei paesi dell’Unione europea riconosce che un rapporto sessuale senza consenso equivale a stupro.

Il 23 per cento delle donne che hanno partecipato a un sondaggio realizzato in otto paesi ha subìto abusi o molestie online.

In Cina, all’interno dei campus universitari e online è emerso un forte sostegno alla campagna contro le molestie sessuali #MeToo.

Il 24 giugno, le autorità dell’Arabia Saudita hanno revocato il divieto per le donne di guidare veicoli.

Le donne native del Canada hanno sei volte più probabilità di essere uccise rispetto alle donne non native.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Attualmente sono 71 i paesi che considerano l’omosessualità un reato.

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale/ammesso in 25 paesi, mentre in altri 28 esiste un registro delle unioni civili per le coppie omosessuali.

A maggio, il Pakistan è diventato il primo paese asiatico a riconoscere l’auto percepita identità di genere dalle persone transgender.

Rifugiati, migranti e sfollati interni

A luglio, Canada, Regno Unito, Spagna, Argentina, Irlanda e Nuova Zelanda hanno annunciato di appoggiare il concetto di sponsorizzazione comunitaria per i rifugiati.

La Nuova Zelanda ha annunciato l’impegno di aumentare da 1000 a 1500 posti la propria quota di rifugiati.

A settembre, negli Usa circa 300 minori non erano stati ancora ricongiunti ai loro genitori o tutori legali, dai quali erano stati separati forzatamente.

Tra luglio e settembre, le autorità del Marocco hanno prelevato dalle città all’incirca 5000 rifugiati, migranti e richiedenti asilo, trasportandoli in aree remote del paese e abbandonandoli senza un procedimento regolare.

L’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha denunciato un crollo del 54 per cento del numero dei reinsediamenti.

La violenta campagna di omicidi, stupri e incendi dell’esercito del Myanmar ha costretto oltre 720.000 rohingya, a fuggire dallo stato di Rakhine verso il Bangladesh. Nello stato di Rakhine, più di 125.000 persone, in maggioranza rohingya, rimangono confinate in squallidi campi per sfollati per poter ricevere assistenza umanitaria.

Conflitti armati

 Il 2018 è stato l’anno con il più alto numero di giornalisti morti in Afghanistan dall’inizio del conflitto nel 2001.

Nello Yemen, il 2018 è stato un altro anno di estenuante conflitto, con milioni di persone a rischio di carestia e quasi 17.000 civili uccisi o feriti dallo scoppio della guerra.

Il conflitto in Sud Sudan, con sette milioni di persone che necessitano disperatamente di aiuti umanitari e protezione, rimane una delle crisi più ignorate nel mondo.

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