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Nigeria

Repubblica federale della Nigeria

Capo di stato e di governo: Umaru Musa Yar'Adua
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 154,7 milioni
Aspettativa di vita: 47,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 190/184‰
Alfabetizzazione adulti: 72%

  1. Contesto
  2. Uccisioni illegali e sparizioni forzate
  3. Tortura e altri maltrattamenti
  4. Sistema giudiziario
  5. Pena di morte
  6. Violenza sulle donne
  7. Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender
  8. Libertà di espressione
  9. Delta del Niger
  10. Diritto a un alloggio adeguato - Sgomberi forzati
  11. Missioni e rapporti di Amnesty International

La polizia ha continuato a commettere impunemente un'ampia gamma di violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni illegali, tortura e altri maltrattamenti e sparizioni forzate. Alcune persone sono state prese di mira per non aver pagato tangenti. Ci sono stati diversi casi di persone torturate a morte in custodia di polizia. I prigionieri sono stati tenuti in condizioni spaventose e molti erano in attesa di processo da anni. Il governo ha sottoposto a intimidazioni e vessazioni difensori dei diritti umani e giornalisti. La violenza sulle donne è rimasta endemica e sono continuate le violazioni nei confronti di persone sospettate di relazioni omosessuali. Gli sgomberi forzati hanno colpito migliaia di persone in tutto il paese. Almeno 58 persone sono state condannate a morte, portando a oltre 870 il numero dei prigionieri nel braccio della morte. Molti sono stati condannati al termine di processi iniqui. Tuttavia, il governo ha annunciato una "moratoria autoimposta" sulle esecuzioni. Nel Delta del Niger, nella prima metà dell'anno sono proseguiti gli scontri tra gruppi armati e le forze di sicurezza, provocando molti morti, tra cui alcuni passanti. La situazione della sicurezza è migliorata dopo che ad agosto il presidente ha concesso un'amnistia per i membri di gruppi armati.

Contesto

A febbraio, la situazione dei diritti umani della Nigeria è stata presa in esame dal Gruppo di lavoro sull'Esame periodico universale (Upr) delle Nazioni Unite. A giugno, la Nigeria ha annunciato di aver accettato 30 delle 32 raccomandazioni espresse dal Gruppo di lavoro sull'Upr.

A luglio, la Nigeria ha aderito alla Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata, alla Convenzione sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio e al Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura.

A marzo, la segretaria esecutiva della Commissione nazionale sui diritti umani (Nhrc), Kehinde Ajoni, è stata congedata e quindi sostituita da Roland Ewubare. La sua rimozione è da considerarsi arbitraria. A fine anno, un progetto di legge avente come obiettivo il rafforzamento dell'efficacia della Nhrc non era stato ancora approvato. Dal novembre 2007, la Nhrc non aveva un consiglio dirigente.

A luglio, più di 800 persone, compresi 24 agenti di polizia, sono morte nel corso di una settimana di scontri tra membri del gruppo religioso Haram e le forze di sicurezza negli stati di Borno, Kano, Katsina e Yobe. Il 26 luglio, membri di Boko Haram hanno attaccato una stazione di polizia nello stato di Bauchi. Il leader di Boko Haram, Muhammad Yusuf, è stato arrestato il 30 luglio a Maiduguri, stato di Borno. In seguito la polizia ha annunciato che era stato ucciso mentre tentava di fuggire. Il 13 agosto, Michael Kaase Aondoakaa, procuratore generale federale e ministro della Giustizia, ha dichiarato che Muhammad Yusuf era stato ucciso in custodia di polizia. Il governo ha annunciato che avrebbe indagato su tutte le uccisioni ma non sono stati resi pubblici sviluppi.

A novembre, la Corte di giustizia dell'Ecowas ha sentenziato che i nigeriani avevano il diritto legale e umano all'istruzione, in seguito a una causa intentata dalla Ngo Progetto nigeriano per il riconoscimento dei diritti socioeconomici e della responsabilità.

Il presidente Umaru Musa Yar'Adua, il quale si era recato in Arabia Saudita per ricevere cure mediche a novembre, a fine anno non era ancora rientrato in Nigeria né aveva delegato i suoi poteri al vicepresidente.

A dicembre, uno scontro tra un gruppo religioso e la polizia nello stato di Bauchi ha determinato la morte di almeno 65 persone, tra cui bambini.

Uccisioni illegali e sparizioni forzate

Centinaia di persone sono morte per mano della polizia. Molte sono state uccise illegalmente prima o durante le fasi dell'arresto per strada o ai posti di blocco, o successivamente in detenzione di polizia. Altri sono stati torturati a morte in custodia di polizia. Un'ampia percentuale di queste uccisioni illegali potrebbero essersi configurate come esecuzioni extragiudiziali. Molte altre persone sono scomparse dopo l'arresto. Raramente le famiglie di queste vittime ricevono un risarcimento e spesso sono lasciate senza risposte. La maggior parte dei perpetratori restano impuniti. Sebbene la polizia possieda meccanismi per raccogliere denunce esterne, spesso queste non hanno seguito.

*Il 19 marzo, la polizia ha ferito con colpi d'arma da fuoco Christian Onuigbo mentre stava parcheggiando l'auto a Jiwa, territorio della capitale federale. Egli ha trascorso la notte alla stazione di polizia di Jiwa ed è stato trasportato in ospedale la mattina dopo. Il personale sanitario si è rifiutato di curarlo in assenza di un rapporto della polizia, che è stato alla fine presentato alle 16. Christian Onuigbo è deceduto il giorno seguente.

*Aneke Okorie, un okada (taxi in motocicletta), è stato colpito da spari dopo che si era rifiutato di pagare una tangente alla polizia al posto di blocco di Emene, provincia di Enugu, il 15 maggio. Un testimone oculare ha raccontato ad Amnesty International che l'agente di polizia aveva sparato ad Aneke Okorie allo stomaco e che poi aveva appeso la sua pistola al collo dell'uomo per far credere che l'agente era stato aggredito da un rapinatore armato. A settembre, un poliziotto è stato licenziato e perseguito; a fine anno era in attesa di processo.

*Stanley Adiele Uwakwe e Faka Tamunotonye Kalio sono stati arrestati il 10 maggio e condotti presso il centro di detenzione di Old Gra a Port Harcourt. Dopo diversi giorni, essi sono stati trasferiti in un'altra stazione di polizia ma gli agenti hanno detto ai parenti che gli uomini non erano detenuti. In via ufficiosa i familiari sono stati informati che gli uomini erano stati uccisi dalla polizia.

Tortura e altri maltrattamenti

La polizia è frequentemente ricorsa a tortura e altri maltrattamenti durante gli interrogatori di sospetti in assenza di un meccanismo standard per prevenire questo tipo di pratiche. Le confessioni estorte sotto tortura hanno continuato a essere ammesse agli atti in tribunale.

*Il 19 novembre, tre okada sono stati accusati da membri della comunità di furto e consegnati alla polizia. Gli uomini hanno affermato che le loro motociclette erano state rubate dalla comunità. Sono stati trattenuti per sette giorni dalla Squadra speciale antirapina (Sars) di Borokiri, a Port Harcourt, e percossi ogni notte con il calcio di un fucile e una cintura di ferro. Hanno inoltre affermato che era stata data loro da bere acqua miscelata a sostanze chimiche, che avevano provocato loro lesioni interne. La stessa acqua era stata versata poi sul corpo, causando dolore ed eruzioni cutanee. A seguito di una denuncia presentata da una Ngo, gli uomini sono stati rilasciati su cauzione.

Sistema giudiziario

Nonostante i ripetuti impegni assunti dal governo per affrontare le problematiche che caratterizzano il sistema di giustizia penale, i progressi ottenuti sono stati scarsi. Una revisione della legge sulla polizia (1990) avviata nel 2004 non aveva ancora prodotto un nuovo documento legislativo. La vasta maggioranza delle raccomandazioni espresse negli anni precedenti da due commissioni presidenziali, dal Relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e dal Relatore speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti non sono state attuate.

Sette reclusi su 10 erano in carcere in attesa di processo. Molti erano trattenuti da anni e attendevano di essere portati davanti alla giustizia in condizioni spaventose. Pochi potevano permettersi un avvocato e il Consiglio di difesa legale sovvenzionato dal governo disponeva di meno di 100 avvocati per l'intero paese.

Il ministero federale della Giustizia ha dichiarato di aver predisposto avvocati per seguire i casi di prigionieri privi di rappresentazione legale. Tuttavia, a fine anno gli effetti di questo piano non erano evidenti e il sovraffollamento nelle carceri non era migliorato. Il piano non affrontava le cause dei ritardi del sistema di giustizia penale.

A luglio, il governatore dello stato del Lagos ha controfirmato il disegno di legge sui tribunali di primo grado; i sospettati dovevano essere condotti in tribunale entro 24 ore e soltanto magistrati con qualifica potevano procedere legalmente nei loro confronti.

Ad agosto, il nuovo ministro dell'Interno, dottor Shetima Mustapha, ha ribadito l'impegno a riformare le carceri. A fine anno, la maggior parte dei progetti di legge di riforma della giustizia erano ancora all'esame dell'Assemblea nazionale.

Pena di morte

Almeno 58 persone sono state condannate a morte. A fine anno, 860 uomini e 11 donne erano nel braccio della morte. Centinaia di essi non avevano ricevuto un equo processo.

Non sono state intraprese iniziative per dare attuazione alle raccomandazioni espresse nel 2004 dal Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte e nel 2007 dalla Commissione presidenziale sulla riforma e l'amministrazione della giustizia, per adottare una moratoria sulle esecuzioni. A febbraio, tuttavia, alla 4ª sessione dell'Upr, il ministro degli Affari esteri ha dichiarato che la Nigeria continuava a esercitare una "moratoria autoimposta" sulle esecuzioni.

A giugno, il governatore dello stato del Lagos ha graziato e rilasciato tre prigionieri nel braccio della morte. Altri 29 prigionieri dello stato del Lagos hanno visto commutata la loro condanna a morte in ergastolo e altri otto in periodi di pena variabili.

Il rapimento è stato ascritto a reato capitale in sei stati: Abia, Akwa Ibom, Anambra, Ebonyi, Enugu e Imo; un progetto di legge in questo senso era all'esame nello stato del Delta.

Violenza sulle donne

La violenza sulle donne ha continuato a essere pervasiva, compresa la violenza domestica, lo stupro e altre forme di violenza sessuale, sia da parte di funzionari statali che di privati cittadini. Le autorità hanno regolarmente disatteso il loro compito di esercitare la diligenza dovuta nell'impedire e affrontare la violenza sessuale, sia da parte di attori statali che non statali, contribuendo a creare una radicata cultura d'impunità.

Mentre alcuni stati della Nigeria hanno adottato legislazioni per tutelare le donne dalla discriminazione, la Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne non aveva ancora trovato applicazione a livello federale e statale, a quasi 25 anni dalla sua ratifica.

Diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender

Non sono cessate le violazioni dei diritti umani nei confronti di persone sospettate di relazioni omosessuali. Il codice penale della Nigeria criminalizza i rapporti omosessuali tra adulti mentre il codice islamico criminalizza la "sodomia" e in alcuni stati la rende punibile con la pena di morte.

Il progetto di legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso (di proibizione) del 2008, che introdurrebbe sanzioni penali per le cerimonie di matrimonio tra persone dello stesso sesso e per le persone che si prestano quali testimoni o che contribuiscono a formalizzare questo tipo di unioni, era al dibattito del governo ma non è stato convertito in legge.

Libertà di espressione

Difensori dei diritti umani e giornalisti che avevano criticato il governo sono incorsi in crescenti intimidazioni e vessazioni. Almeno 26 giornalisti sono stati arrestati dal servizio della sicurezza di stato o dalla polizia. Alcuni sono stati rilasciati dopo poche ore mentre altri sono stati detenuti in incommunicado anche per 12 giorni. Inoltre, alcuni uffici di organi d'informazione sono stati oggetto di irruzioni, stazioni televisive sono state chiuse e giornalisti sono stati minacciati e percossi dalla polizia e dalle forze di sicurezza.

*A settembre, Bayo Ohu, vice direttore della redazione cronaca del quotidiano The Guardian, è stato ucciso nella suaabitazione di Lagos in circostanze sospette. A parte il suo cellulare e il suo computer portatile, non è stato rubato nulla.

*A novembre, tre giornalisti sono stati arrestati a Port Harcourt dopo che avevano pubblicato un articolo riguardante un episodio di sparatoria a Bundu, Port Harcourt. Uno è stato rilasciato dopo due giorni, gli altri due dopo cinque. Sono stati accusati di pubblicazione di notizie false.

A novembre, la Commissione africana sui diritti umani e dei popoli ha sollecitato il governo federale a revocare il progetto di legge sulla professione giornalistica e sul Consiglio nigeriano della stampa del 2009 che, se approvato, avrebbe limitato la libertà di espressione.

A fine anno, il progetto di legge sulla libertà di informazione, dapprima presentato nel 1999, era ancora all'esame presso l'Assemblea nazionale.

Delta del Niger

Nei primi sei mesi dell'anno, gruppi armati e bande hanno rapito decine di lavoratori petroliferi e loro familiari, bambini compresi, e attaccato molti pozzi. Le forze di sicurezza, militari compresi, hanno continuato a commettere violazioni dei diritti umani nel Delta del Niger, come esecuzioni extragiudiziali, tortura e altri maltrattamenti e distruzione di abitazioni. Secondo le notizie riportate, la taskforce congiunta (Jtf), che riunisce truppe dell'esercito, della marina, dell'aviazione e della polizia mobile, ha compiuto frequenti irruzioni nelle comunità. Queste sono spesso avvenute in seguito a scontri tra la Jtf e i militanti e hanno spesso causato la morte di passanti.

*A maggio, uno scontro tra la Jtf e i gruppi armati dello stato del Delta ha provocato due settimane di combattimenti tra le due parti, così come attacchi aerei e via terra da parte della Jtf sulle comunità e sui campi dei militanti nelle zone amministrative del Warri sud e Warri ovest dello stato del Delta. L'area è rimasta occupata dalla Jtf per diversi mesi e i residenti hanno potuto farvi ritorno soltanto ad agosto. La maggior parte delle case sono state distrutte. Amnesty International ha ricevuto informazione che almeno 30 passanti, bambini compresi, erano rimasti uccisi e molti altri feriti a seguito dell'intervento della Jtf.

A ottobre, la maggior parte dei leader e dei membri di gruppi armati del Delta del Niger hanno accettato un'amnistia concessa dal governo federale ad agosto. Questa riguardava i "reati associati ad attività militanti nel Delta del Niger". Mentre la situazione della sicurezza è conseguentemente migliorata, sembravano non esserci piani per affrontare le cause del conflitto.

L'inquinamento e i danni ambientali provocati dall'industria petrolifera hanno continuato ad avere un grave impatto sulla popolazione residente nel Delta del Niger. Oltre il 60 per cento degli abitanti dipendono dalle risorse naturali per i loro mezzi di sostentamento. Le comunità del Delta del Niger non hanno accesso alle informazioni di base in merito agli effetti dell'industria petrolifera sulle loro vite.

La normativa vigente a tutela dell'ambiente ha continuato a essere scarsamente applicata. Le agenzie governative preposte alla sua applicazione sono risultate inefficienti e, in alcuni casi, compromesse da conflitti d'interesse.

Il progetto di legge sull'industria petrolifera, che dovrebbe riformare la legislazione in materia, era ancora all'esame. Tuttavia, il documento non affronta l'impatto in termini sociali e di diritti umani dell'industria petrolifera.

Diritto a un alloggio adeguato - Sgomberi forzati

Sono proseguiti in tutto il paese gli sgomberi forzati. Le autorità non hanno provveduto a fornire indennizzi o un alloggio alternativo alle persone sgomberate con la forza dalle loro abitazioni. Alcune comunità erano al loro terzo sgombero forzato.

*Il 28 agosto, migliaia di persone sono state sgomberate con la forza dalla comunità di Njemanze, a Port Harcourt.

*Il 12 ottobre nella comunità di Bundu, Port Harcourt, almeno tre persone sono morte e 11 sono rimaste gravemente ferite, dopo che le truppe congiunte della Jtf e della polizia avevano impiegato armi da fuoco per disperdere una folla che manifestava contro le imminenti demolizioni e il blocco del loro ingresso nella comunità.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Nigeria tra giugno e luglio e tra novembre e dicembre.

Nigeria: A new chance to commit to human rights - Implementation of the outcome of the UniversalPeriodic Review (AFR 44/014/2009)

Nigeria: Petroleum, pollution and poverty in the Niger Delta (AFR 44/017/2009)

Nigeria: Killings by security forces in Northern Nigeria (AFR 44/028/2009)

Nigeria: Thousands facing forcible eviction (AFR 44/032/2009)

Nigeria: Promoting and protecting human rights - A ten point national agenda (AFR 44/035/2009)

Nigeria: Killing at will - Extrajudicial executions and other unlawful killings by the police in Nigeria (AFR 44/038/2009)

 

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