Nuove armi imbarcate nel porto di Cagliari? Chiediamo verifiche

Nuove armi imbarcate nel porto di Cagliari? Chiediamo verifiche

31 maggio 2019

@ Kevin McElvaney

Tempo di lettura stimato: 4'

Come avevamo annunciato pochi giorni fa, la minaccia di nuove navi saudite in transito dalle coste italiane, pronte a fare il carico di bombe destinate allo Yemen, continua ad essere concreta.

La mattina del 31 maggio, attorno alle 7.30, sono stati scortati nel porto Canale di Cagliari alcuni container che sono stati poi caricati sul cargo saudita Bahri Tabuk.

Si potrebbe trattare di un nuovo carico di bombe prodotte a Domusnovas dalla Rwm per rifornire la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita in guerra contro lo Yemen, nel conflitto che ha già prodotto migliaia di morti tra civili, tra cui moltissimi bambini.

Ad aumentare i sospetti è il ricorso, nel trasporto, ad aziende private di sicurezza e a percorsi e procedure al di fuori delle normali regole e del porto (di fatto by-passando il controllo dei lavoratori portuali).

La Rete Disarmo ha documentato fotograficamente (grazie alle immagini scattate da Kevin McElvaney) la sequenza degli eventi.

Intorno alle 8.30, appunto, la nave Bahri Tabuk avrebbe caricato almeno 4 container da trenta tonnellate (alcune fonti riportano che i container potrebbero essere anche di più).

Sui container, sempre secondo le fonti della Rete Disarmo, non erano presenti evidenti segni di riconoscimento di materiale esplosivo, ma viste le tempistiche delle operazioni di carico e lo spiegamento di strutture di sicurezza è alto il sospetto che si sia trattato di un carico di nuovi ordigni prodotti in Sardegna e diretti in Arabia Saudita.

Pochi giorni fa eravamo riusciti a fermare a Genova la Bahri Yanbu, la nave da carico battente bandiera saudita; anche in quel caso si trattava di materiali militari destinati all’Arabia Saudita.

La Bahri è la più grande della flotta della monarchia saudita che è composta da sei navi- cargo che percorrono la medesima rotta dai porti canadesi e statunitensi a quelli britannici e nel Mediterraneo: più o meno ogni due settimane giungono ad un porto sulla medesima rotta.

In Italia sono prossimamente previsti gli arrivi della Bahri Jazan (21 giugno), Bahri Jeddah (13 luglio), Bahri Abha (3 agosto) e Bahri Hofuf (23 agosto).

Tutte toccheranno i grandi terminal militari degli Stati Uniti e del Canada dove imbarcheranno sistemi militari e armamenti.

Anche questa volta, chiediamo di mantenere alta l’attenzione nei porti italiani ma non solo: bisogna monitorare tutti i porti e gli aeroporti.

Cosa chiediamo al Governo italiano

Chiediamo al governo italiano di sospendere l’invio di ogni tipo di materiali d’armamento alla coalizione miliare capeggiata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che da più di quattro anni è intervenuta nel conflitto in Yemen utilizzando anche bombe aeree di fabbricazione italiana per effettuare bombardamenti indiscriminati che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito come “crimini di guerra”. Queste esportazioni sono in totale contrasto con la legge 185/1990 e col Trattato internazionale sul commercio delle armi(ATT) ratificato dal nostro Paese.