Perù - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL PERU’

Capo di stato e di governo: Pedro Pablo Kuczynski Godard

I diritti relativi alla terra e al territorio sono stati ancora minacciati a causa dell’adozione di alcune leggi, che hanno indebolito il sistema giuridico di tutela dei diritti delle popolazioni native e pregiudicato il loro diritto a un consenso libero, anticipato e informato. Lo stato non ha saputo fornire una risposta efficace all’aumento degli episodi di violenza contro le donne e della percentuale di gravidanze tra le adolescenti.

Il perdono e la grazia presidenziali, garantiti all’ex presidente peruviano Alberto Fujimori per ragioni umanitarie, hanno fatto sorgere timori riguardo all’impunità e al rispetto delle garanzie processuali dovute.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Attori statali e non statali hanno continuato a minacciare e vessare i difensori dei diritti umani, specialmente coloro che erano impegnati in tematiche riguardanti la terra, il territorio e l’ambiente, in assenza di politiche in grado di proteggerli in modo efficace e di un riconoscimento pubblico dell’importanza del loro lavoro. I difensori dei diritti umani sono stati trattati come criminali e vessati attraverso azioni giudiziarie con pesanti sanzioni e spesso non avevano risorse economiche per ottenere un’adeguata rappresentanza legale.

A maggio, la Corte suprema ha confermato l’assoluzione di Máxima Acuña, ponendo così fine a un procedimento penale durato più di cinque anni, bastato su accuse infondate di occupazione di un terreno. Máxima Acuña e la sua famiglia hanno continuato a denunciare atti d’intimidazione, mentre l’autorità giudiziaria non si era ancora pronunciata in merito ai diritti di proprietà sui terreni dove vivevano.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

L’emanazione di una serie di normative, che hanno abbassato gli standard d’impatto ambientale e semplificato le procedure per l’acquisizione di terreni destinati alla realizzazione di progetti estrattivi o infrastrutturali, è rimasto in conflitto con il sistema giuridico di protezione dei diritti delle popolazioni native.

I popoli nativi della comunità di Cuninico, nella regione di Loreto, e delle comunità di Espinar, nella regione di Cusco, hanno continuato a subire gli effetti di un’emergenza sanitaria determinata dalla contaminazione da metalli pesanti delle loro uniche fonti d’acqua, mentre il governo non aveva ancora provveduto a intraprendere le azioni necessarie per fornire loro cure mediche specialistiche o accesso a fonti d’acqua potabile e sicura.

Non sono stati compiuti progressi significativi nel caso giudiziario riguardante i quattro leader nativi asháninka, uccisi nella regione di Ucayali nel 2014, dopo che avevano denunciato alle autorità le minacce di morte ricevute da taglialegna illegali.

IMPUNITÀ

A un anno dalla sua approvazione, il programma nazionale per la ricerca delle persone scomparse non era stato ancora implementato.

Il 24 dicembre, il presidente Kuczynski ha accordato il perdono e la grazia per ragioni umanitarie all’ex presidente Alberto Fujimori, che dal 2009 stava scontando una condanna a 25 anni di carcere per crimini contro l’umanità. La decisione è stata gravemente viziata da mancanza di trasparenza, imparzialità, rispetto delle procedure dovute e partecipazione da parte delle vittime e dei loro familiari, specialmente alla luce della gravità dei crimini di diritto internazionale commessi.

A giugno, la Corte suprema del Cile ha confermato l’estensione della richiesta di estradizione dell’ex presidente peruviano Alberto Fujimori anche all’uccisione di sei abitanti nel distretto di Pativilca, nel dipartimento di Lima, risalente al gennaio 1992. A luglio, la terza sezione penale della procura nazionale del Perù ha incriminato Alberto Fujimori per responsabilità in questo reato, commesso da suoi subordinati in complicità con altri. Ciononostante, la grazia che gli è stata garantita il 24 dicembre ha annullato ogni procedimento penale contro di lui, facendo sorgere timori sull’impunità per il caso di Pativilca.

Ad agosto, ufficiali dell’esercito sono stati condannati per la tortura, la sparizione forzata e l’esecuzione extragiudiziale di 53 persone, presso la caserma militare di Los Cabitos, ad Ayacucho, nel 1983.

A settembre è iniziato il processo nei confronti di ex membri della marina militare, accusati dell’uccisione di più di 100 persone nel contesto di una rivolta avvenuta nel penitenziario di El Frontón nel 1986, un’accusa che potrebbe configurarsi come crimine contro l’umanità.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Tra gennaio e settembre, l’ufficio del procuratore generale ha registrato 17.182 denunce di “reati contro la libertà sessuale”, che includevano stupro e altre forme di violenza sessuale. Solo 2.008 denunce (pari all’11 per cento) sono state esaminate dalla magistratura. Nel registro delle denunce non compariva il genere sessuale dei querelanti.

Nello stesso periodo, il ministero per le Donne ha documentato 94 casi di femminicidio.

Non sono stati compiuti progressi significativi sul piano normativo o legislativo nella lotta alla violenza contro donne e ragazze.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Il numero di gravidanze in età adolescenziale è rimasto elevato. Secondo dati ufficiali, tra gennaio e marzo 2017 sono stati registrati almeno 12 casi di partorienti di età uguale o inferiore agli 11 anni e 6.516 tra i 12 e i 17 anni.

L’aborto è rimasto un reato in tutte le circostanze, tranne nei casi di rischio per la salute o la vita della donna o della ragazza. Era ancora all’esame del congresso una proposta di legge per la depenalizzazione dell’aborto nei casi di stupro.

Più di 5.000 donne erano state inserite nel registro delle vittime di sterilizzazione forzata. Ciononostante, non sono stati ottenuti progressi per garantire alle vittime giustizia e riparazione.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Il Perù non si era ancora dotato di una legislazione specifica per il riconoscimento e la protezione dei diritti delle persone Lgbti, che continuavano ad affrontare discriminazione e violenza sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

A maggio, il congresso ha abrogato parte del decreto legislativo 1323, compresa la sezione che citava “l’orientamento sessuale e l’identità di genere” tra le circostanze aggravanti in determinati reati e tra gli elementi caratteristici del reato di discriminazione.

Le persone transgender continuavano a non vedere riconosciuta la loro identità di genere sul piano sociale e legale e a essere private di una serie di diritti, tra cui il diritto alla libertà di movimento, alla salute, al lavoro, all’alloggio e all’istruzione.

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