Capo di stato: Lech Kaczyński
Capo del governo: Donald Tusk
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 38,1 milioni
Aspettativa di vita: 75,5 anni
Mortalita infantile sotto i 5 anni (m/f): 9/7‰
Alfabetizzazione adulti: 99,3%
Non sono stati resi pubblici i risultati di un'inchiesta parlamentare sul presunto coinvolgimento della Polonia nel programma di rendition (trasferimento illegale tra paesi di sospettati di terrorismo) e detenzione segreta gestito dagli Stati Uniti d'America. La Polonia è stata deferita alla Corte di giustizia europea per non aver recepito nel diritto interno la legislazione comunitaria che vieta la discriminazione di genere. Organismi internazionali hanno evidenziato gli ostacoli che le donne hanno incontrato nell'accesso a determinati servizi di salute riproduttiva, incluso l'aborto, anche quando le loro vite erano a rischio. La Polonia è stata criticata per l'uso delle norme sul reato di diffamazione.
La procura nazionale ha continuato a indagare sulle accuse secondo cui, negli anni 2002 e 2003, la Polonia ospitò sul proprio territorio una struttura segreta di detenzione in cui "detenuti di alto profilo" furono interrogati dall'Agenzia centrale d'intelligence statunitense (Cia). Nel mese di aprile, Roman Giertych, ex capo di una commissione parlamentare d'inchiesta, ha dichiarato che nel 2006 aveva presentato al governo prove documentali di potenziali atti criminali. Le conclusioni della Commissione sono rimaste segrete. Ex funzionari, tra cui l'ex presidente Aleksander Kwasniewski, hanno negato le accuse ma hanno ammesso la cooperazione in corso tra la Cia e i servizi segreti polacchi.
Sempre ad aprile, la stazione televisiva Tvp e il giornale Rzeczpospolita hanno pubblicato nuove prove del coinvolgimento della Polonia, tra cui un registro dei voli dell'aeroporto di Szymany, da cui provenivano le segnalazioni di atterraggi regolari di jet americani nel 2002 e 2003.
A luglio, la Procura nazionale ha comunicato ad Amnesty International di aver avviato, nel marzo 2008, un'indagine su eventuali abusi di potere da parte di funzionari pubblici, in connessione con le operazioni segrete della Cia in Europa. Tuttavia, l'ambito e la metodologia dell'indagine non sarebbero stati resi pubblici, poiché erano informazioni riservate.
A maggio, la Polonia è stata deferita alla Corte di giustizia europea dalla Commissione europea per non aver recepito nel diritto interno la normativa comunitaria che vieta la discriminazione di genere nell'accesso e nella fornitura di beni e servizi. A fine dicembre, la legislazione antidiscriminazione non era ancora stata adottata. Tuttavia, il governo ha preparato un progetto di legge per rafforzare i poteri del Commissario per la tutela dei diritti civili, al fine di consentirgli di agire come organismo per la parità.
Le donne hanno incontrato difficoltà per accedere all'aborto all'interno del sistema sanitario nelle modalità previste dalla legge, anche in casi in cui rischiavano la vita. Personale medico e strutture sanitarie non sono stati chiamati a rispondere per aver negato l'accesso ai servizi sanitari legittimi o per le conseguenze di tale diniego sulla salute e la vita delle donne. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha criticato la Polonia per non aver garantito i servizi essenziali di salute sessuale e riproduttiva come la contraccezione e la pianificazione familiare.
Il parlamento ha approvato la legge sui diritti del malato e sul difensore civico del malato, che permette a qualunque paziente di depositare un'obiezione contro il parere o la pronuncia di un medico. L'emanazione di tale legge è derivata da una sentenza del 2007 della Corte europea dei diritti umani, sul caso Tysiąc vs. Polonia, che aveva stabilito che la Polonia aveva violato il diritto al rispetto della vita privata perché non aveva fornito alle donne mezzi tempestivi ed efficaci per ricorrere contro le decisioni dei medici che avevano negato loro l'accesso all'aborto. Tuttavia, la nuova legge ha previsto che la Commissione medica si pronunci su un reclamo entro 30 giorni dalla presentazione, un tempo che potrebbe essere troppo lungo per alcune procedure mediche e quindi costituire una violazione del diritto alla salute. Inoltre, la Commissione medica è stata autorizzata a non rispondere all'esposto di un paziente, quando questi non fosse stato in grado di citare i fondamenti giuridici dei diritti e degli obblighi che stava reclamando. La necessità di assumere un avvocato è stata di fatto un grave disincentivo per i pazienti di reddito basso o medio.
*A giugno la Corte europea dei diritti umani ha chiesto al governo di chiarire le circostanze della morte, avvenuta nel settembre 2004, di Z., una donna incinta di 25 anni. Nei mesi precedenti il decesso le furono diagnosticati la colite ulcerosa e un ascesso che avrebbe dovuto asportare con tre interventi. Z. fu ricoverata in vari ospedali ma, nonostante le richieste della famiglia, nessuno volle eseguire un'endoscopia completa e altri esami diagnostici per timore di compromettere la vita del feto. Z. abortì il 5 settembre 2004 al quinto mese di gravidanza e morì per shock settico il 29 settembre 2004.
La Corte europea dei diritti umani ha emesso alcuni verdetti sulla detenzione preventiva e sul sovraffollamento delle carceri.
*A febbraio, nel caso Kauczor vs. Polonia, la Corte ha concluso che i numerosi casi di detenzione preventiva eccessivamente lunga rivelavano un "malfunzionamento del sistema giudiziario penale polacco" che aveva danneggiato un gran numero di persone.
*Nel caso Jamrozy vs. Polonia, a settembre la Corte ha stabilito che la durata estesa della custodia cautelare, fino a più di due anni, violava il diritto a un processo entro un termine ragionevole o al rilascio in attesa del processo.
*Nel mese di ottobre, la Corte ha sentenziato che la Polonia aveva violato il divieto di tortura o di trattamenti degradanti. Krzysztof Orchowski aveva trascorso la maggior parte della sua reclusione in una cella con uno spazio inferiore a tre metri quadrati e, talvolta, a due. Il governo ha riconosciuto che il sovraffollamento delle carceri era sistemico.
La criminalizzazione della diffamazione, un reato punibile con la reclusione fino a due anni per i giornalisti (art. 212 del codice penale), ha avuto, in almeno un caso, conseguenze negative sul rispetto della libertà di espressione.
*Nel mese di febbraio, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Polonia aveva violato il diritto alla libertà di espressione nel caso del giornalista Jacek Długolęcki che, nel 2000, fu condannato e multato ai sensi dell'art. 212 per aver insultato un politico. La sentenza ha stabilito che la sanzione inflittagli si configurava come censura e che la condanna avrebbe avuto l'effetto di dissuadere i giornalisti dal contribuire al dibattito pubblico o dallo svolgere il loro compito di osservatori.
Rifugiati e richiedenti asilo hanno continuato a incontrare difficoltà nell'accesso ai servizi sanitari e al mercato del lavoro. A dicembre circa 200 richiedenti asilo, in gran parte persone provenienti da Georgia e Cecenia, si sono recati a Strasburgo senza biglietti di viaggio o documenti di identità, per protestare contro le condizioni dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Polonia.
Poland: Briefing to the UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights (EUR 37/002/2009)
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