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Stop alla tortura - Marocco

© Amnesty International
© Amnesty International

Il dominio del re Hassan II dal 1956 al 1999, conosciuto come il periodo degli "anni di piombo", si è caratterizzato per la repressione dell'opposizione politica, per la sparizione forzata di centinaia di persone, per la detenzione arbitraria di altre migliaia e per l'uso sistematico della tortura e altri maltrattamenti. 

Anche se la situazione dei diritti umani è migliorata significativamente dall'ascesa al trono del re Mohamed VI, Amnesty International continua a ricevere segnalazioni di atti di tortura e altri maltrattamenti da parte della polizia o gendarmeria durante gli interrogatori in detenzione preventiva (garde à vue) e, più raramente, nelle carceri o durante la detenzione in incommunicado in centri penitenziari segreti. 

Sebbene la tortura e gli altri maltrattamenti siano ora espressamente proibiti (da una legge dal 2006 e dalla Costituzione del 2011), continuano a essere praticati grazie anche alla completa impunità di fatto garantita ai responsabili. I magistrati raramente indagano sulle denunce. Il risultato è un clima di impunità che annulla il poter dissuasivo della legge antitortura del Marocco. 

Le carenze nel sistema giudiziario, come l'assenza di avvocati durante gli interrogatori della polizia, continuano a creare condizioni favorevoli al verificarsi di episodi tortura e altre forme di maltrattamento. Le confessioni estorte con la tortura durante gli interrogatori della polizia sono ancora lo strumento più usato per arrivare a sentenze di condanna, ciò a scapito delle prove materiali e delle dichiarazioni dei testimoni durante i processi.

L'attuale progetto di revisione del sistema giudiziario in Marocco costituisce un'opportunità straordinaria per il cambiamento. 

 

Le richieste di Amnesty International

  • Garantire protezione durante il periodo di detenzione, ivi compreso un rapido accesso all'assistenza legale dopo l'arresto, la presenza degli avvocati durante gli interrogatori e la videoregistrazione di questi ultimi;
  • porre fine alla detenzione segreta tramite l'istituzione di un registro centralizzato dei detenuti a cui gli avvocati e i familiari possano accedere in qualsiasi momento su richiesta e senza ritardi;
  • porre fine alla cultura dell'impunità garantendo che a tutte le denunce di tortura facciano prontamente seguito indagini imparziali e indipendenti e che, ogni qualvolta ci siano prove sufficienti e ammissibili, i sospettati responsabili siano sottoposti a processi equi; 
  • garantire l'inammissibilità in tribunale di prove ottenute con la tortura, salvo in processi contro imputati accusati di tortura; risarcire immediatamente e integralmente coloro che hanno subito tortura e le persone a loro carico.