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REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

Capo di stato e di governo: Nicolás Maduro Moros

È rimasto in vigore lo stato d’emergenza, già rinnovato più volte da gennaio 2016. È stata eletta un’assemblea costituente nazionale senza la partecipazione dell’opposizione. Il procuratore generale è stato licenziato in circostanze anomale. Le forze di sicurezza hanno continuato a fare ricorso all’uso eccessivo e non necessario della forza per disperdere le proteste. Centinaia di persone sono state arbitrariamente detenute. Sono stati segnalati molti casi di tortura e altri maltrattamenti, inclusi episodi di violenza sessuale, ai danni di manifestanti. Il sistema giudiziario è stato ancora una volta impiegato per ridurre al silenzio i dissidenti, anche tramite il ricorso alla giurisdizione militare per perseguire i civili. Difensori dei diritti umani sono stati al centro di vessazioni e intimidazioni e hanno subìto irruzioni nelle loro abitazioni. Le condizioni di vita nelle carceri sono rimaste estremamente dure. La crisi alimentare e quella sanitaria sono peggiorate, colpendo in particolar modo i bambini, le persone affette da patologie croniche e le donne in gravidanza. Un numero crescente di venezuelani ha chiesto asilo in altri paesi.

CONTESTO

L’anno è stato segnato da un aumento delle proteste pubbliche, causate da una maggiore inflazione e dalla difficoltà di reperire generi alimentari e farmaci. Lo stato d’emergenza proclamato a gennaio 2016 è rimasto in vigore, conferendo al governo poteri speciali nell’intento di affrontare la situazione economica. Nonostante l’avvio durante l’anno di un dialogo politico tra il governo e l’opposizione, non sono stati compiuti passi avanti significativi per risolvere le problematiche inerenti i diritti umani.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

L’Ufficio del Relatore speciale per la libertà d’espressione della Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr) ha espresso preoccupazione per la chiusura di 50 emittenti radiofoniche da parte della commissione nazionale per le telecomunicazioni. Anche altri organi d’informazione sono stati minacciati di chiusura, malgrado una sentenza della Corte interamericana dei diritti umani avesse sancito nel 2015 che tali provvedimenti violavano la libertà d’espressione.

Manifestanti antigovernativi e alcuni leader politici dell’opposizione sono stati accusati dal governo di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale.

Il governo ha ordinato la rimozione dai ripetitori nazionali televisivi via cavo delle frequenze di trasmissione di alcuni canali televisivi d’informazione esteri, tra cui la Cnn, l’Rcn e Caracol.

A settembre, giornalisti del portale d’informazione e ricerca Armando.Info sono stati minacciati da persone non identificate in relazione alle loro inchieste su casi di corruzione nella pubblica amministrazione.

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Tra aprile e luglio in particolare, in varie parti del paese si sono svolte proteste di massa a favore e contro il governo. Il diritto di riunione pacifica non è stato garantito. Secondo i dati forniti dalle autorità, nel contesto di queste proteste di massa sono rimaste uccise almeno 120 persone e più di 1.777 sono state ferite, tra manifestanti, membri delle forze di sicurezza e passanti.

L’ufficio del procuratore generale ha inoltre documentato vari episodi, in cui gruppi di persone armate hanno compiuto, con il supporto o l’acquiescenza del governo, azioni violente contro i manifestanti.

Secondo l’Ong locale Forum penale venezuelano, nel contesto delle proteste sono state arrestate 5.341 persone, di cui 822 sono state processate. Di queste, 726 civili sono stati giudicati sotto la giurisdizione militare e incriminati ai sensi del codice militare per avere manifestato contro il governo. A fine anno, le persone in custodia cautelare erano ancora 216.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

A gennaio, il governo ha rilanciato il suo programma in materia di pubblica sicurezza, in precedenza conosciuto come “Operazione di liberazione del popolo” (Operación liberación del pueblo), con il nuovo nome “Operazione umanista di liberazione del popolo” (Operación liberación humanista del pueblo). Sono continuate le segnalazioni di uso eccessivo della forza da parte degli agenti di sicurezza.

Nel contesto delle manifestazioni che si sono svolte tra aprile e luglio, il governo ha annunciato l’attivazione del cosiddetto “Piano Zamora”, con l’obiettivo di “neutralizzare qualsiasi minaccia alla sicurezza nazionale”, tramite la mobilitazione della popolazione civile a fianco della polizia e delle truppe dell’esercito, al fine di “preservare l’ordine interno”. Tuttavia, le autorità non hanno precisato i dettagli del piano.

La polizia nazionale bolivariana e la guardia nazionale bolivariana, tra le altre forze civili e militari di sicurezza schierate, hanno continuato a ricorrere all’uso eccessivo e non necessario della forza contro i manifestanti. Tra aprile e luglio, c’è stato un maggiore dispiegamento di truppe militari con lo scopo di reprimere le proteste, che ha implicato un aumento dell’uso eccessivo di forza meno letale e dell’uso indebito di forza letale, incluso il ricorso a candelotti di gas lacrimogeni ad altezza uomo, esplosioni di raffiche di munizioni, compresi proiettili di gomma, pestaggi dei manifestanti e uso di armi da fuoco, tutti interventi che hanno messo a grave rischio la vita o l’incolumità dei partecipanti alle proteste.

Secondo l’ufficio del procuratore generale, Jairo Johan Ortiz Bustamante è morto per le ferite d’arma da fuoco riportate durante una protesta, che si era svolta nello stato di Miranda il 6 aprile, mentre Juan Pablo Pernalete è rimasto ucciso a causa dell’impatto di un candelotto lacrimogeno, che lo ha colpito al torace durante una manifestazione nella capitale Caracas, il 26 aprile. Anche David Vallenilla, Neomar Lander e Rubén Darío González sono deceduti a causa delle ferite riportate durante le proteste, tra aprile e luglio.

Nell’arco di questo periodo, l’organizzazione della società civile Micondominio.com ha registrato almeno 47 irruzioni illegali in numerose comunità e abitazioni, in 11 stati del paese. Questi raid erano caratterizzati da uso illegale della forza, minacce e arresti arbitrari collettivi ed erano spesso collegati a operazioni militari e di polizia, volte a contrastare le proteste che si svolgevano nelle vicinanze delle comunità. Gli interventi compiuti dalle forze di sicurezza durante queste irruzioni erano del tutto illegali e arbitrari e hanno colpito indiscriminatamente le persone.

Gruppi d’individui armati hanno inoltre vessato e intimidito gli abitanti durante le irruzioni, con l’acquiescenza delle forze di sicurezza statali presenti sul luogo.

Ad agosto, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato un rapporto che ha messo in evidenza il sistematico e diffuso uso eccessivo della forza, durante le proteste verificatesi tra aprile e luglio, denunciando un sistema di violente irruzioni nelle abitazioni ed episodi di tortura e altri maltrattamenti ai danni di detenuti. Il rapporto inoltre ha espresso preoccupazione per le difficoltà incontrate dalle organizzazioni internazionali nell’ottenere il visto d’ingresso nel paese e per i timori delle vittime nel denunciare gli abusi.

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Amnesty International ha documentato 22 casi emblematici di persone arbitrariamente detenute per motivi politici, tramite l’applicazione di vari meccanismi illegali, a partire dal 2014. Questi meccanismi includevano tra l’altro il ricorso alla giustizia militare, gli arresti senza mandato e l’applicazione di definizioni del codice penale dalla formulazione ambigua e interpretabile in maniera discrezionale, dimostrando così un piano più ampio per tentare d’imbavagliare il dissenso*. A fine anno, a 12 di queste persone erano state accordate misure alternative alla detenzione; gli altri 10 arrestati erano ancora detenuti arbitrariamente, sebbene i tribunali avessero disposto per molti di loro il rilascio.

Tra questi casi documentati c’erano quelli del parlamentare Gilber Caro e dell’attivista Steyci Escalona, due membri del partito d’opposizione Volontà popolare (Voluntad popular) che erano stati arbitrariamente arrestati a gennaio, dopo che alcuni esponenti di rilievo del governo li avevano pubblicamente accusati di “attività terroristiche”. Sebbene per procedere nei confronti del deputato Gilber Caro fosse necessario ottenere l’autorizzazione del parlamento, egli è rimasto arbitrariamente detenuto e il suo fascicolo giudiziario è stato rinviato all’esame della magistratura militare. A novembre, Steyci Escalona ha ottenuto il rilascio con la condizionale dalla detenzione cautelare. A fine anno, nessuno dei due era stato ancora processato.

Centinaia di persone hanno riferito di essere state arbitrariamente detenute durante le proteste che si erano svolte tra aprile e luglio. A molte di loro era stato negato l’accesso alle cure mediche o a un avvocato di loro scelta e in molti casi erano state sottoposte al giudizio dei tribunali militari. Si è verificato un considerevole aumento del ricorso alla giustizia militare per processare i civili.

A dicembre, 44 persone detenute arbitrariamente, secondo Ong locali per accuse motivate politicamente, sono state rilasciate con misure alternative di restrizione alla loro libertà.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Sono stati segnalati numerosi nuovi casi di tortura e altri maltrattamenti. Wilmer Azuaje, deputato del consiglio legislativo dello stato di Barinas, è stato arrestato a maggio. La sua famiglia ha riferito che durante la sua detenzione era stato chiuso in una stanza che puzzava in maniera nauseabonda, ammanettato per periodi prolungati e in alcune occasioni trattenuto in incommunicado, tutte condizioni equiparabili a trattamento crudele. A luglio, la Corte suprema di giustizia ha disposto il suo trasferimento agli arresti domiciliari; tuttavia, a fine anno, Wilmer Azuaje era ancora nel centro di detenzione 26 luglio, senza che nei suoi confronti fossero state formulate imputazioni o senza che le autorità avessero provveduto a migliorare le sue condizioni di detenzione.

Nel contesto delle manifestazioni svoltesi tra aprile e luglio, è stato segnalato che gli agenti statali avevano maltrattato i manifestanti durante gli arresti, ricorrendo tra l’altro a calci, percosse e violenza sessuale.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Difensori dei diritti umani e altri cittadini che avevano cercato di ottenere giustizia per le violazioni dei diritti umani hanno continuato a essere al centro di attacchi e campagne denigratorie, nel palese tentativo di fermare il loro lavoro in difesa dei diritti umani.

A febbraio, l’avvocato transgender Samantha Seijas è stato minacciato da un poliziotto mentre, accompagnato dalla figlia, sporgeva denuncia presso un commissariato dello stato di Aragua**.

A maggio, le autorità hanno fatto irruzione nell’abitazione del difensore dei diritti umani Ehisler Vásquez, nella città di Barquisimeto, nello stato di Lara. Quando ha chiesto informazioni sui motivi dell’irruzione, l’ufficio del pubblico ministero ha minacciato di formulare nei suoi confronti un’accusa penale***. In seguito lo stesso mese, nella stessa città, un gruppo d’individui non identificati ha fatto irruzione nell’abitazione dei difensori dei diritti umani Yonaide Sánchez e Nelson Freitez****.

Difensori dei diritti umani sono stati intimiditi anche dai mezzi d’informazione di stato e da alti funzionari del governo, che hanno fatto pubblicamente i loro nomi e diffuso i loro recapiti, accusandoli di “terrorismo”

Gli avvocati che patrocinavano persone processate davanti a tribunali militari hanno denunciato di avere subìto vessazioni e intimidazioni da parte delle autorità di governo, che avevano creato un clima di forti pressioni su chi aveva accettato di difendere persone critiche nei loro confronti.

SISTEMA GIUDIZIARIO

Il sistema giudiziario ha continuato a essere soggetto alle interferenze del governo, soprattutto in relazione ai casi giudiziari che riguardavano persone critiche nei confronti dell’esecutivo o la cui azione era in qualche modo percepita come contraria agli interessi delle autorità. Il servizio bolivariano d’intelligence nazionale ha continuato a ignorare le ordinanze di tribunale che avevano disposto il trasferimento o il rilascio delle persone poste sotto la sua custodia.

Due agenti di polizia della municipalità di Chacao sono rimasti arbitrariamente detenuti sin dal loro arresto, avvenuto a giugno 2016, sebbene un’ingiunzione ne avesse disposto il rilascio ad agosto 2016. Altri 12 agenti accusati nello stesso caso penale, anche loro detenuti arbitrariamente da giugno 2016, sono stati rilasciati a dicembre. A giugno, i 14 agenti avevano iniziato uno sciopero della fame, alcuni di loro per 23 giorni, per chiedere alle autorità di essere rilasciati, in conformità con l’ordine giudiziario*****.

Ad agosto, quattro esponenti dell’opposizione, che erano stati eletti a ricoprire cariche pubbliche, sono stati arrestati e nei confronti di altri cinque è stato spiccato un mandato d’arresto. Questi mandati erano stati emessi dalla Corte suprema, nel contesto di un procedimento giudiziario che non aveva presupposti legali. Complessivamente 11 funzionari pubblici regolarmente eletti con voto popolare sono stati rimossi dalla loro carica, a seguito di procedimenti irregolari.

PRIGIONIERI DI COSCIENZA

Leopoldo López, leader del partito d’opposizione Volontà popolare e prigioniero di coscienza, è stato trasferito agli arresti domiciliari ad agosto. Si è appreso che, mentre era detenuto presso il centro nazionale per i processi militari di Ramo Verde, a Caracas, era stato vittima di vari abusi, tra cui tortura e mancato accesso alle visite dei familiari e del suo avvocato.

Villca Fernández, uno studente, attivista politico dello stato di Mérida e prigioniero di coscienza, è rimasto arbitrariamente detenuto dal servizio bolivariano d’intelligence nazionale, a Caracas. Gli sono state ripetutamente negate cure mediche urgenti e ha denunciato altri maltrattamenti subiti dall’inizio della sua detenzione, a gennaio 2016******.

VAGLIO INTERNAZIONALE

A maggio, il Venezuela ha annunciato il suo ritiro dall’Oas, sottraendosi di conseguenza anche dalla giurisdizione dell’Iachr, una decisione che ha ulteriormente compromesso il sistema di protezione per le vittime di violazioni dei diritti umani in Venezuela.

Le delibere e le sentenze dei meccanismi internazionali di monitoraggio sulla situazione dei diritti umani a fine anno non erano state ancora implementate, specialmente quelle che esortavano le autorità del paese a indagare e perseguire penalmente i responsabili di violazioni dei diritti umani.

A novembre, il Venezuela ha ricevuto la visita dell’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla promozione di un ordine internazionale democratico ed equo. Erano previste per il 2018 le visite del Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo e del Relatore speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sull’esercizio dei diritti umani.

SPARIZIONI FORZATE

La mattina dell’8 agosto, il detenuto ex ministro della Difesa e voce critica nei confronti del governo, Raúl Isaías Baduel, è stato inaspettatamente prelevato dalla sua cella presso il centro nazionale per i processi miliari di Ramo Verde, a Caracas; di lui non si sono avute notizie per 23 giorni. Le autorità hanno ammesso che era trattenuto presso le strutture del servizio bolivariano d’intelligence nazionale a Caracas, dove è rimasto detenuto in incommunicado, senza poter contattare per oltre un mese né i familiari né i suoi avvocati*******.

IMPUNITÀ

La maggior parte delle vittime di violazioni dei diritti umani ha continuato a non avere accesso agli strumenti per ottenere verità, giustizia e riparazione e poco è stato fatto per punire i perpetratori di questi abusi. Le vittime e i loro familiari sono stati spesso al centro d’intimidazioni.

Ad aprile, due agenti della guardia bolivariana nazionale sono stati condannati per l’uccisione di Geraldine Moreno, durante le manifestazioni nello stato di Carabobo nel 2014. Nella maggior parte dei casi, le vittime di omicidio, tortura e altre violazioni dei diritti umani compiute da agenti statali non hanno ottenuto giustizia e riparazione.

L’ufficio del procuratore generale ha annunciato l’apertura d’indagini relative alle uccisioni perpetrate nel contesto delle proteste occorse tra aprile e luglio. L’assemblea costituente nazionale, creata il 30 luglio, ha nominato una commissione di verità, incaricata d’indagare sui casi di violazioni dei diritti umani compiute durante le proteste; sono stati tuttavia espressi dubbi circa l’indipendenza e l’imparzialità di questo istituto. Sono stati segnalati episodi in cui le vittime o i loro familiari avevano subìto pressioni da parte delle autorità affinché testimoniassero e confermassero i fatti, in modo tale da sollevare gli agenti statali da qualsiasi responsabilità per queste violazioni, oltre a una serie d’impedimenti all’attività di difesa degli avvocati messi a diposizione da organizzazioni di tutela dei diritti umani.

DETENZIONE

Nonostante le riforme apportate nel 2011 al sistema penitenziario, la situazione nelle carceri è rimasta estremamente dura e ancora caratterizzata da mancanza di assistenza medica, oltre che di cibo e acqua potabile, da condizioni insalubri, sovraffollamento e violenza, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione. La dispo­nibilità di armi in mano ai detenuti è rimasta la norma, con gravi conseguenze durante gli scontri tra reclusi all’interno degli istituti di pena. Molti detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le loro condizioni carcerarie.

La Iachr ha espresso preoccupazione in merito al caso di 37 detenuti del centro di detenzione giudiziaria dell’Amazzonia morti ad agosto, nel contesto degli scontri che erano scoppiati quando la guardia nazionale bolivariana e la polizia nazionale bolivariana erano intervenute, a quanto pare, nel tentativo di perquisire i locali della struttura.

DIRITTO AL CIBO

Il Centro di documentazione e analisi per i lavoratori ha rilevato che, a dicembre, il paniere dei beni di consumo necessari a una famiglia media di cinque persone, utilizzato come indice di riferimento per il calcolo dei prezzi al consumo, era 60 volte il minino salariale, con un incremento del 2.123 per cento da novembre 2016. L’organizzazione umanitaria Caritas Venezuela ha rilevato che il 27,6 per cento dei bambini esaminati erano a rischio di malnutrizione e che il 15,7 di questi era affetto da un grado di malnutrizione da medio ad acuto.

Il governo non ha voluto ammettere l’aggravarsi della già difficile reperibilità di generi alimentari causata dalla crisi economico-sociale. Nel suo Rapporto globale sulla crisi alimentare 2017, la Fao ha dichiarato di non possedere dati ufficiali affidabili sul Venezuela e che l’aggravarsi della situazione economica avrebbe potuto portare a ulteriori difficoltà nel reperire sul mercato beni di consumo, come generi alimentari e farmaci.

DIRITTO ALLA SALUTE

A quasi due anni dall’ultima pubblicazione di dati ufficiali, a maggio, il ministero della Salute ha diffuso i primi bollettini epidemiologici settimanali dal 2016. I dati hanno fatto emergere che, durante il 2016, erano stati registrati 11.466 decessi di bambini di età inferiore a un anno, con un aumento del 30,1 per cento rispetto al 2015, quando il loro numero era 8.812. Le cause di mortalità infantile più comunemente riscontrate erano sepsi neonatale, polmonite e parto prematuro. Inoltre, i bollettini indicavano che nel 2016 erano stati documentati 324 casi di difterite.

DIRITTI DELLE DONNE

Secondo le cifre indicate nei bollettini diffusi dal ministero della Salute, dal 2015 al 2016 c’era stato un aumento dei casi di mortalità materna pari al 65,8 per cento, con un totale di 756 decessi registrati nel 2016, 300 in più rispetto al 2015.

La mancanza di dati ufficiali ha reso pressoché impossibile monitorare il tasso di femminicidi e altri crimini contro le donne. Tuttavia, l’Ong Istituto metropolitano delle donne ha calcolato che tra gennaio e maggio i femminicidi erano stati almeno 48.

A 10 anni dall’implementazione della legge organica sul diritto delle donne a una vita libera dalla violenza, Ong locali hanno riferito che procuratori, giudici, poliziotti e altri funzionari continuavano a non essere adeguatamente preparati a proteggere i diritti delle donne e che la violenza all’interno delle istituzioni aveva spesso l’effetto di vittimizzare ulteriormente le donne. Tra gli altri ostacoli che impedivano l’implementazione della legge c’era la mancanza di dati ufficiali per una pianificazione e programmazione delle politiche d’intervento finalizzate a prevenire e sradicare la violenza contro le donne.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

La crisi economica ha continuato a limitare l’accesso ai metodi contraccettivi. Secondo uno studio pubblicato a giugno dall’Ong locale Avesa, il 72 per cento delle donne intervistate non era stata in grado di accedere a qualche metodo contraccettivo nell’arco dei precedenti 12 mesi e il 27 per cento aveva affermato di non potersi permettere l’acquisto di contraccettivi nelle farmacie.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Durante l’anno, un numero crescente di venezuelani ha chiesto asilo in Brasile, Costa Rica, Usa, Spagna, Perù e Trinidad e Tobago. Anche altri paesi della regione, come Colombia ed Ecuador, hanno continuato ad accogliere sempre più venezuelani in cerca di protezione.

 

* Silenced by force: Politically motivated arbitrary detentions in Venezuela (AMR 53/6014/2017).

** Venezuela: Trans man and daughter threatened by police (AMR 53/5651/2017).

*** Venezuela: Human rights defender harassed − Ehisler Vásquez (AMR 53/6252/2017).

**** Venezuela: Defenders’ home invaded, safety at risk (AMR 53/6324/2017).

***** Venezuela: Arbitrary detainees on hunger strike (AMR 53/6758/2017).

****** Venezuela: Prisoner of conscience needs medical care: Villca Fernández (AMR 53/7464/2017).

******* Venezuela: Detainee held incommunicado again: Raúl Isaías Baduel (AMR 53/7051/2017).

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